MotoGP, Jerez: Marquez prende il “volo”? Dovi, dalla difesa all’attacco!

Se tre indizi fanno una prova, la classifica iridata della MotoGP dopo i primi tre round extra europei dovrebbe fornire la cartina del tornasole dei valori in campo.

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Se tre indizi fanno una prova, la classifica iridata della MotoGP dopo i primi tre round extra europei in Qatar, Argentina e Texas dovrebbe fornire la cartina del tornasole dei valori in campo. E’ così o l’attuale graduatoria inganna e va interpretata?

In testa c’è, come noto, Dovizioso (Ducati) con 46 punti davanti a Marquez (Honda) con 45, Vinales (Yamaha) con 41. Poi 4° Crutchlow (Honda) a quota 38, 5° Zarco (Yamaha) sempre a 38, 6° Iannone (Suzuki) a 31, 7° Rossi (Yamaha) a 29, 8° Miller (Ducati) a 26, 9° Rabat (Ducati) a 22, 10° Petrucci (Ducati) a 21, 11° Pedrosa (Honda) a 18, 12° Rins (Suzuki) a 16, 13° Syahrin (Yamaha) a 9, 14° P. Espargarò (Ktm) a 8, 15° A. Espargarò (Aprilia) a 6, 16° Lorenzo (Ducati) a 6, 17° Morbidelli (Honda) a 6 ecc.

Così come vince la gara chi taglia per primo il traguardo anche il titolo mondiale lo vince chi alla fine è primo in classifica. Banale? Non come può apparire. Non solo perché si sono fin qui disputati solamente 3 round su un totale di 19 ma perché va colta l’aria che tira? Qual è? La sberla di Dovizioso nella prima di Losail, pur perentoria, ha forse illuso su una superiorità del binomio italiano che poi, alla luce dei successivi due round, non ha trovato conferma. Intendiamoci, il Dovi-Desmo nel gioco che conta, c’è. Ma il binomio da battere resta Marquez-Honda, in forte ascesa e senza le note, travagliate e discusse (e discutibili) vicende, sarebbe già in fuga in classifica generale.

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In un campionato ancor più livellato dai regolamenti e caratterizzato dal peso di gomme ed elettronica, Marquez, al netto dei suoi svarioni in pista e fuori, è oggi il pilota in grado di fare la differenza, peraltro finalmente supportato da una Honda che ha recuperato il precedente gap di elettronica. Le ruote sono rotonde e nel motociclismo, si sa, tutto può sempre succedere, ma – stando a quel che si vede, soppesando pro e contro – solo un Marc “disattento” e “sciupone” può perdere il mondiale.


Va dato merito a Ducati, sin dal 2016, di aver per prima comprese le potenzialità della nova centralina unica Marelli interpretandola e gestendola al meglio con tecnici adeguati, per lo più provenienti dalla stessa Marelli. La guida “lineare” del Dovi, supportata da una strategia di gara accorta, ha prodotto competitività e quindi risultati importanti, come dimostra la classifica. Ma già da Jerez si impone un cambio di passo, urge una nuova strategia, passando dalla difesa all’attacco, uscendo dalla trincea in campo aperto, baionetta in canna. E’ possibile? O si rischia il patatrac? Jerez è circuito assai tosto, dove conta il manico e conta una moto perfettamente bilanciata, con grande trazione.

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Marquez, qui più che altrove, può tirar fuori tutte le sue fenomenali risorse, per un risultato che, se non decisivo, comunque può incidere anche sul piano psicologico. Honda – lo si vede anche sulle moto di Pedrosa e Crutchlow - ha dimostrato di non avere più handicap di elettronica (grazie anche al prezioso supporto di ingegneri italiani provenienti dalla Marelli) fornendo al suo pupillo un mezzo adeguato.

Ripetiamo: i giochi restano aperti, ma già da Jerez, solo un Marquez esagerato può consentire ai suoi avversari di continuare a … sognare. Se Marquez esce in trionfo da Jerez poi prende il volo. Si tratta di vedere, inoltre, quanto peseranno in Ducati le “beghe” interne: la irrisolta trattativa contrattuale con Dovizioso e la “zavorra” Lorenzo, sempre in attesa del “miracolo”. Anche Yamaha, tant’è ne dica Rossi, ha oramai superato i precedenti problemi di elettronica (ripetiamo: un gap che influisce fortemente sulla trazione, sulle gomme, quindi sulla competitività ecc.): a dimostrarlo sono i risultati di un ritrovato Vinales e dello stesso “Dottore”, forse troppo preso da beghe extra.

Per Vinales e Rossi Jerez rappresenta un crocevia: il primo può addirittura tornare in vetta strappando definitivamente al compagno di squadra i galloni di capitano; il secondo può dimostrare di non essere fuori gioco, quanto meno di potersi batterere per il podio e fare da terzo incomodo per la lotta al titolo (degli altri). Outsider bellicosi: Zarco prenota la vittoria, idem Crutchlow e… Iannone. Avanti, c’è posto. Marquez e Dovi permettendo.

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