1° Maggio 1962, il trionfo di Silvio Grassetti (Benelli). Perché gara “storica”?

1° Maggio 1962 sull’assolato circuito internazionale di Cesenatico il 24enne pesarese Silvio Grassetti portò alla vittoria la debuttante verde-metalizzata Benelli 250 4 cilindri.

1° Maggio 1962, il trionfo di Silvio Grassetti (Benelli). Perché gara “storica”?


Nel motociclismo non sono poche le gare indimenticabili, da tenersi strette nel cuore e appendere nella cornice della storia. Una di queste è la 250 Grand Prix disputata il 1° Maggio 1962 a Cesenatico, circuito stradale fra i più tosti e spettacolari della Mototemporada tricolore, la “bella epoque” di un motociclismo vissuto come: “Una fede più che uno sport” (Ezio Pirazzini), di forti rischi, rivalità e passioni, proiettato oltre i propri confini, da tramutarsi in epopea.

Decine e decine di migliaia di aficionados – famiglie intere – con il vestito della festa e piadine e vino, salsicce e fritture in quantità, invadevano questi circuiti ricavati nei viali cittadini alzando bandiere e stendardi con i nomi dei propri beniamini e delle marche delle grandi Case in lizza. Fra rombi acuti e odori acri, applausi e sfottò, era festa di popolo. Non era tutto rose e fiori (anzi!) perché l’utilitaria a quattro ruote aveva sostituito la motocicletta nei sogni degli italiani e i tentacoli dell’avveduta industria del Sol Levante avevano già soffocato le Case inglesi e tedesche, decisa a fare altrettanto con quelle italiane. Che però resistevano, pur in ritardo nel comprendere l’invasione “gialla” (mal supportati dalle Istituzioni) e comunque decisi a rinverdire gli allori di un glorioso passato e vendere cara la pelle sul terreno più difficile, quello delle corse.

Le nostre Case erano in mano ai “padroni” fondatori, personalità di valore e di nobile lignaggio o comunque insigniti di luccicanti onorificenze, grandi appassionati di corse, geniali quanto inflessibili con tecnici e piloti, rispettati e (poco) pagati nella buona stella, licenziati senza neppure un saluto in caso di scarsi risultati. Piloti divisi in due gruppi: i “privati” (oltre il 90% dei partecipanti) che correvano di tasca propria con mezzi rimediati nella speranza (alcuni) di mettersi in mostra e diventare “accasati”; gli “ufficiali” (meno del 10%) che avevano guadagnato sul campo lo status di “accasati”, quindi con moto e strutture superiori, oltre agli ingaggi ecc.
1° Maggio 1962, il trionfo di Silvio Grassetti (Benelli). Perché gara “storica”?

Nei primi anni ’60 i corridori italiani ufficiali si contavano sulle dita di una mano e chi partecipava al mondiale era una “rarità”. Piloti, questi, usciti da una dura selezione, di gran valore, alcuni veri e propri fenomeni, per lo più “ragazzi-galantuomini”, dove però i conti si regolavano - anche con colpi … “bassi”- in pista, non raramente trasformata in “ring”. Già, il “corridore”, sempre pronto a giocarsi la pelle per rubare al tempo un decimo di secondo, sempre in cerca di gloria.

Fu di certo così anche quel 1° Maggio 1962 quando sull’assolato circuito internazionale di Cesenatico il 24enne pesarese Silvio Grassetti (uno dei rarissimi corridori italiani accasati) portò alla vittoria – addirittura dopo essere stato investito al primo giro in curva e finito a terra e quindi costretto a un furioso e sensazionale inseguimento - la debuttante verde-metalizzata Benelli 250 4 cilindri in una corsa al color bianco finita praticamente in volata fra due ali di folla impazzite. Battaglia fra giganti. Una vittoria definita storica. Perché? Innanzi tutto perché conquistata dal giovane temerario pilota pesarese (già noto a livello int.le anche per gli exploit con la Bianchi ufficiale nelle 350 e 500) con la nuova 4 cilindri 4 T bialbero, scesa per la prima volta in pista pochi giorni prima a Imola. Poi perché il nuovo bolide pesarese piegò le Honda ufficiali iridate (Phillis, Redman, Taveri) e le Morini ufficiali (Provini e Tassinari), oltre a Bultaco, Ducati, Aermacchi, Cz, Jawa ecc.

Infine perché la quarto di litro pesarese, lanciando Grassetti nel firmamento internazionale, s’impose come la moto europea più moderna e competitiva, in grado di contrastare i bolidi giapponesi (Honda, poi Yamaha, Suzuki, Kawasaki, Bridgestone) nella categoria allora tecnicamente e agonisticamente più combattuta.

Quella 250 “4” pesarese, dopo alterne vicende e molti rifacimenti, fu grande protagonista e vittoriosa per molte stagioni, prima con Provini poi con Renzo Pasolini e di nuovo con lo stesso Grassetti e, soprattutto, conquistò nel 1969 un sudatissimo titolo mondiale con l’australiano Kel Carruthers perso da Pasolini solo per jella. Fu anche la sorella minore di una nidiata straordinaria di mirabili bolidi nelle 350 e 500 affidati a Pasolini, Grassetti, Hailwood, Saarinen, Read, Villa, Drapal.

1° Maggio 1962, il trionfo di Silvio Grassetti (Benelli). Perché gara “storica”?

La Benelli era tornata alle corse Grand Prix nel 1958, sette anni dopo il doloroso forfait per la tragedia di Albi con la morte del “suo” campione del mondo Dario Ambrosini. Nel frattempo la Casa pesarese si era cimentata vittoriosamente tra le “sport” e nelle Gran fondo con il mitico Leoncino 125 a due tempi. Poi, appunto nel ’58, il ritorno ai gran premi, con una nuova filante monocilindrica 250 bialbero su cui saliranno grandi piloti: oltre a Silvio Grassetti, anche Mike Hailwood, Geoff Duke, Dick Dale, Bruno Spaggiari e Giuseppe Visenzi. Ma a Pesaro si guarda oltre e si prepara in gran segreto la inedita 250 quattro cilindri.

Nell’inverno 1959-1960, per molte ore, specie di notte, la città ode per la prima volta le “note” del nuovo motore che gira senza sosta sul banco prova. E’ l’inizio di un sogno collettivo. Il prototipo della “4” fu presentato ufficialmente a Pesaro nel giugno 1960. Fu il primo “evento” in cui il motociclismo divenne anche show. La moto, vista da vicino, esprimeva un senso di potenza e incuteva davvero timore. Il rombo prodotto dai quattro megafoni fatti a mano col martello da una lastra piana, era unico ed entusiasmante. Moto tecnicamente raffinata: peso 122 kg., potenza iniziale 36,5 CV a 12.500 giri, velocità oltre 220 kmh. Macchina complessa, gestazione difficile: debutto, come detto, nella primavera successiva: il 15 aprile 1962 alla Coppa d’Oro Shell di Imola (alcuni giri di Grassetti al comando, poi lo stop per un banale guasto) e il successivo primo maggio il trionfo di Silvio a Cesenatico dopo la caduta causata da un “lungo” di Provini (che a fine corsa chiederà scusa al pilota pesarese, con l’abbraccio dei due campioni davanti alla folla!) e un inseguimento da incorniciare.

Fu l’apoteosi. Con invasione di pista (chi scrive queste note era lì coi calzoni corti…), e Silvio, portato in trionfo, sotto il grattacielo. Poi ci furono gli acuti (incompiuti) dei GP di Spagna, Germania, Olanda, Belgio, Monza ecc. Quella vittoria di Cesenatico valse a Silvio una... telefonata del Conte Domenico Agusta, che poi nel 1963 lo chiamò a pilotare le mitiche MV 500 quattro cilindri (compagno di squadra di Mike Hailwood), con le quali Grassetti dominò il Campionato Italiano della classe regina.

Silvio (pilota di grande cuore e indiscutibile talento, battagliero indomito, fra i più audaci nei tracciati veloci, stilista sopraffino, eclettico su ogni tipo di moto e cilindrata) fece... l’errore di non insistere con il Conte Agusta, “accontentandosi” di pilotare le pluri frazionate 500 di Cascina Costa solo in Italia. La Benelli 250, riveduta più volte e poi completamente rifatta, fu protagonista ovunque, ma solo sette anni dopo, nel 1969 (anno in cui Grassetti è vice campione del mondo della 350 con la Jawa 2 T 4 cilindri ufficiale dietro ad Agostini MV Agusta), con l’australiano Kel Carruthers, conquistò il titolo di campione del Mondo della 250: motore a 16 valvole vicino ai 60 CV a oltre 16.000 giri, cambio a 7 marce (ci fu anche l’otto marce), velocità sopra i 250 Kmh.

Furono, da quel 1962 al 1969, anni infuocati: la 250 era la categoria top del mondiale e la quattro cilindri pesarese, (altri discorsi vanno fatti per le sorelle maggiori di 350 e 500) portata in pista da fior di piloti - in primis Silvio Grassetti (cui va l’onere e l’onore del debutto e dello sviluppo della plurifrazionata pesarese nel triennio 1961-62-63 e poi nel rientro del 1967 con Pasolini); Tarquinio Provini (il più innovatore e sfortunato con l’incidente del 25 agosto 1966 al TT inglese); Renzo Pasolini (il più vittorioso); Walter Villa, Eugenio Lazzarini, Amilcare Ballestrieri, Cristoforo Fattori, Angelo Bergamonti, Remo Venturi, Gilberto Parlotti, Derek Minter, Phil Read, Kel Carruthers e Santiago Herrero (test di Modena)- si è conquistata un posto d’onore nell’olimpo delle moto da competizione più significative di tutti i tempi: decine di pole, 148 podi, 50 vittorie. Grand’Italia.

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