E' morto Alan Kempster, esempio di tenacia e passione

Vittima di un incidente costatogli l'amputazione di una gamba e di un braccio, Alan non si era lasciato sopraffare dalla sorte avversa: tornato in sella dopo molti anni, è diventato un vero e proprio simbolo di passione e voglia di vivere

E' con enorme tristezza che vi annunciamo la morte di Alan Kempster, 56enne australiano divenuto famoso tra gli amanti delle due ruote per la sua storia eccezionale: a rendere pubblica la brutta notizia è stato il nipote, che con un post su Facebook ha parlato di decesso per cause naturali.

La storia di Alan -o meglio, quella della sua "seconda" vita- ha inizio ormai molti anni fa, quando rimane vittima di un gravissimo incidente stradale mentre è in sella alla sua moto: un automobilista ubriaco lo centra in pieno, e per salvargli la vita i medici sono costretti ad amputargli braccio e gamba destri. Una disgrazia terribile, che però non basta a piegare la tempra del coriaceo australiano.

Dopo un mese di ospedale e oltre un anno di riabilitazione, Alan non perde tempo: bisogna ritornare a vivere, subito. Inizia a praticare sci nautico con ottimi risultati, ma la dopo un po' la passione per le due ruote ricomincia a bruciargli dentro: la moto, quel mezzo che gli ha tolto così tanto, fa parte del suo essere. E inizia a sognare di rimettersi in sella, pur se gravemente menomato.

Dopo qualche anno riesce nell'impresa, mettendosi al semi-manubrio (sì, uno solo!) di una Kawasaki Ninja 400: è l'inizio di un'avventura fantastica che lo vedrà tornare in pista e diventare un vero e proprio idolo dei motociclisti australiani e non, tanto da ispirare l'autore del docu-film "Left Side Story".

Senza l'ausilio di alcuna protesi Alan torna a calcare i circuiti di mezzo Mondo: nel 2014 corre anche al Mugello in occasione della Di.Di. Bridgestone Cup, una gara organizzata da Di.Di. Diversamente Disabili, associazione nata con lo scopo di avvicinare (o ri-avvicinare!) ragazzi disabili all'universo del motociclismo.

Il sogno nel cassetto, però, è quello di correre al Tourist Trophy: Kempster partecipa ad alcune gare in salita e road races australiane, con l'obbiettivo di prendere parte, un giorno, alla mitica corsa stradale sull'Isola di Man. Il tempo, purtroppo, non gli ha dato la possibilità di realizzarlo.

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Un... "mezz'uomo" con il coraggio di un leone, che nonostante la sfortuna non ha mai perso la voglia di scherzare: il suo numero di gara? 1/2, appunto, un modo di prendere con un sorriso anche la terribile tragedia che rischiò di togliergli la vita. A chi gli chiedeva se non avesse paura a tornare a correre in moto, Alan rispondeva con quel pragmatismo tipico degli australiani: "No, ora se scivolo ho il 50% in meno di probabilità di farmi male".

Qui di seguito potete ascoltare una sua intervista realizzata da Di.Di. Diversamente Disabili, dalla cui pagina Facebook sono tratte molte delle foto che trovate nella gallery. Buon viaggio, Alan: sarai sempre un esempio per tutti quanti noi.

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