Sbk, Assen: round decisivo? Rea cerca la fuga. Ducati al contrattacco

Avanti la prossima, adesso tocca ad Assen, attesissimo quarto round di un mondiale SBK in crisi di identità.

aragon-2018-sbk-kawasaki-50.jpg
Avanti la prossima, adesso tocca ad Assen, attesissimo quarto round di un mondiale SBK in crisi di identità ma non senza sprazzi avvincenti in pista. La carta dei regolamenti giocata da Dorna per ravvivare lo show-porta audience tv quindi porta-business divide fra chi la considera un toccasana seppur rabberciato per uscire dal guado e chi pensa invece che sia – oltre che un bluff e un imbroglio tecnico e agonistico – una pezza peggiore del buco, una aspirina che non affronta il male alla radice, prolungandone solo l’agonia.

Comunque, nel prossimo week end sul mitico tracciato della piana olandese e poi il 12 e 13 maggio sull’altrettanto mitico saliscendi del Santerno di Imola, si gioca il mondiale delle derivate 2018. Già Assen potrebbe - se non chiudere la contesa essendoci ancora davanti altri 9 round – mettere un’ipoteca pesante come un pietrone sullo stato dell’arte. Se Jonathan Rea (Kawasaki) – leader in classifica con 12 punti di vantaggio su Chaz Davies (Ducati) uscisse dal GP dei tulipani con il bottino pieno, alla Ducati per rimanere in corsa per il titolo rimarrebbe solamente – di fatto – il doppio round imolese.

Niente è scontato, si sa. Ma ad Assen Rea sa dove spinge il vento, ha già fatto sei centri su sei, un pieno che parla da solo. Se vince prende il volo portandolo poi a Imola con una “carica” speciale. La sua Kawasaki, fortemente penalizzata a tavolino con il tetto dei 14.100 giri (tolti 1.100 giri!), resta pur sempre un gran bolide, specie su tracciati come quello olandese – da percorrenza, curvoni e gran staccata finale - dove soprattutto è il manico del pilota a fare la differenza. E quando si parla di manico si parla di Rea, indubbiamente il più forte, completo, motivato pilota della SBK delle ultime stagioni.
aragon-2018-sbk-kawasaki-49.jpg

Il compagno di squadra Sykes ha l’occasione di uscire dal suo stato annebbiato. Solo Davies in giornata di grazia e anche un Melandri risvegliato dal sole di primavera, possono ribaltare un pronostico sfavorevole alle Rosse, se pur sul filo di lana. Il gallese sente l’odore del … “sangue”, gran spinta in grado di fargli ripetere precedenti exploit, ultimo quello di Gara 2 ad Aragon. Il ravennate, da parte sua, ha bisogno come il pane di rispolverare la trasferta trionfale di Phillip Island non facendosi intimorire dai serpeggiamenti della sua bicilindrica sul dritto che – non si capisce perché – pare avvengano solo quando Marco arranca dietro e mai quando è davanti.

Tant’è. C’è poi l’incognita di Fores-rivelazione (si fa per dire…) che con la super Ducati satellite dell’italico special Team Barni è pronto al gran colpaccio. Si tratta di evitare inciampi come la caduta di domenica scorsa ad Aragon quando viaggiava davanti all’indiavolata compagnia e sopra tutto di capire se Fores-Ducati può essere per le due Rosse ufficiali di Davies e di Melandri un valore aggiunto o un duro bastone fra le ruote se non un insuperabile muro. E gli altri? Fra gap tecnici e sfighe varie, Yamaha, Honda, Aprilia, Mv Agusta e Bmw hanno le loro gatte da pelare per uscir fuori da una situazione che – pur in modo assai diverso fra loro – le costringe a rimanere nel ruolo delle ultime stagioni: quello di comprimari, se pur di lusso.

Alla faccia dei regolamenti pensati per portare davanti quelli dietro. Adesso Assen chiama e bisogna rispondere, sugli spalti e davanti alla tv. La pista merita. L’esame è di quelli tosti. Il passaggio è fra quelli decisivi. Gare da non perdere.

aragon-2018-sbk-kawasaki-47.jpg

  • shares
  • Mail