SBK Aragon: Gara 1, non c’è storia: Rea davanti a tre Ducati

Nella prima tappa europea sul bel circuito di Aragon l’attesa per la Ducati è andata parzialmente delusa, almeno in Gara 1.

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Nella prima tappa europea sul bel circuito di Aragon l’attesa per la Ducati è andata parzialmente delusa, almeno in Gara 1, con il binomio campione del mondo Rea-Kawasaki in cattedra con la bacchetta e le Rosse dietro, in fila: seconda, terza, quarta rispettivamente con Davies, Fores, Melandri.

Insomma, non c’è trippa per gatti, Jonathan Rea non perdona, domina Gara 1 nel terzo round stagionale agguantando il suo 56° successo iridato, consolidando la sua prima posizione in classifica generale (94 punti) con un vantaggio di 14 punti nei confronti di Melandri. Per Jonathan, una vittoria non facile, dati i valori in campo “appiattiti” dai regolamenti-bluff che hanno penalizzato particolarmente il motore Kawa (tolti d’ufficio 1100 giri!) ma non per questo meno significativa.

Una gara peraltro divisa in due manche, con Rea di forza in testa dopo il primo start fino all’esposizione della bandiera rossa al quarto giro, a seguito del brutto incidente di Camier (poi in ospedale) con Torres e Savadori coinvolti. Poco cambia dopo la ripartenza, data la “marcia in più” del campione del mondo in carica su una Kawasaki sempre assai competitiva ma ben lontana dalla superiorità delle ultime trionfali stagioni.

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Va detto senza peli sulla lingua: è sempre Rea il valore aggiunto della “verdona”, il pilota che in pista - per classe, determinazione, capacità strategica e tattica - fa la differenza. La controprova? Basta osservare la gara (le gare) del compagno di squadra Tom Sykes (oggi nel punto basso delle sue altalenanti prestazioni e solo 6° a quasi 10 secondi dalla vetta), leggere i risultati a fine corsa e in classifica generale e tirare le somme. Somme che vanno tirate, pro tempore, anche per la Ducati, moto assai competitiva ma con i suoi pur validissimi piloti ufficiali Melandri e Davies sempre con qualche sbavatura e con qual pizzico in meno che alla fine divide i vincenti dai perdenti.

Non bastasse Rea con la sua ingombrante presenza, ci si mette anche uno stratosferico Fores con la sua Ducati satellite del Team Barni, ancora a podio dopo una corsa che a definire brillante è poco, superato solo in fotofinish dal guizzo finale di un Davies in gran recupero e impiccato dopo che Melandri (splendida superpole!) proprio nel momento decisivo era incappato in un lungo con l’addio al podio, finendo quarto.

Poco, troppo poco per l’italiano che via via, dopo l’avvio trionfale del campionato con la doppietta di Phillip Island, tende a sfilarsi col passo del gambero. Peccato, specie per Ducati che vede il distacco allungarsi: detto di Melandri secondo a 80 punti, Davies è terzo (77 punti), poi Fores quarto (76).

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Al di là di qualche sprazzo in pista, tutti gli altri fanno – come nel 2017 e anche prima - un’altra corsa. Così Lowes che ci prova sempre prima di mangiar le gomme della sua Yamaha e adesso, dopo il 7° posto odierno è 5° (57 punti) con il suo compagno di squadra Van der Mark (oggi ottimo 5°, gap + 8.932) sesto (56 punti).

Fermo a 42 punti per il già citato incidente Camier (Honda), davanti a Baz (BMW) 26 punti e al 10° Razgatuoglu (25 punti). Negli abissi Aprilia con l’assente per infortunio Laverty (16 punti) sostituito oggi dal rientrante Davide Giugliano (13° senza infamia né lode) e con Savadori (sempre sfortunato e in mezzo alle cadute) 16° con 12 punticini.

La MV con Torres 13° posto (14 punti). Com’era la storiella che i regolamenti avrebbero dato a tutti le stesse chances? Una citazione particolare merita il debuttante Michael Rinaldi, già forte in Moto3 e campione europeo Stock derivate serie, un ottimo ottavo posto che gli va stretto dopo aver combattuto con i big in testa. Ragazzo da seguire. Domani domenica Gara 2, start h. 13.

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