MotoGP: Hafizh Syahrin, che bella sorpresa!

Mettersi dietro sette Campioni del Mondo alla seconda gara in MotoGP non è da tutti: chi è Hafizh Syahrin, il primo (sorprendente!) pilota malese della MotoGP



Mettersi dietro sette Campioni del Mondo alla seconda gara in MotoGP non è affatto roba da tutti. Soprattutto se, in Top Class, ci sei arrivato quasi per caso: la tanta carne al fuoco (giornalisticamente parlando) che ci è stata riservata dai primi due round del Motomondiale ha fatto passare in secondo piano il sorprendente debutto di Hafizh Syahrin, il primo pilota malese della storia della 500/MotoGP.

Hafizh Syahrin Abdullah, 24 anni il prossimo 5 maggio, è approdato alla Classe Regina per una serie di fortunate coincidenze: anche tra gli addetti ai lavori non erano certo in moltissimi quelli che si ricordavano il suo nome, eppure questo ragazzo del Selangor -la regione più popolosa della Malesia- ha dimostrato di saper sfruttare molto bene la succulenta occasione che, motociclisticamente parlando, gli si è parata davanti.

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Ma andiamo per ordine. Hafizh comincia a correre sulle minimoto all'età di 9 anni, per poi passare alle piccole cilindrate dei campionati malesi: comincia a fare davvero sul serio nel 2010, quando a 16 anni sale su una quadricilindrica da 600 cc per disputare l'Asia Road Racing Supersport Championship. La prima stagione con le "moto grosse" non va per niente male: finisce 12° su 39 al termine della stagione, scalando la classifica fino al 4° posto ottenuto nel 2011.

In quello stesso anno disputa anche la sua prima wild-card nel Motomondiale, al Gran Premio di Malesia: è il triste giorno della scomparsa di Marco Simoncelli, ma quando mancano un paio d'ore dal tragico incidente al Sic Hafizh scatta dalla griglia della Moto2, in quella che è la sua prima apparizione iridata (20° al traguardo).

Nelle due stagioni successive è iscritto al CEV spagnolo, campionato in cui si toglie le sue belle soddisfazioni con due vittorie e il terzo posto finale (2013). E' tuttavia al Gran Premio di Sepang 2012 che Syahrin, da perfetto sconosciuto, stupisce il pubblico del Mondiale: alla sua seconda wild-card iridata il malese conquista uno straordinario podio in casa, grazie anche alla squalifica di Anthony West che gli era arrivato davanti. L'anno seguente è protagonista di quatto apparizioni nel Motomondiale, ma non riesce a ripetere questo exploit.

Nel 2014, però, viene ingaggiato dal team Petronas Raceline Malaysia, formazione per cui correrà fino al 2017: diventa dunque pilota titolare, presenza fissa nella Moto2 iridata. Hafizh si migliora di anno in anno, riuscendo a chiudere il 2016 in 9^ piazza finale: per intenderci, riesce a mettersi dietro gente come Simone Corsi, Mattia Pasini e Alex Marquez.

Soprannominato El Pescao in virtù della sua abilità a correre in condizioni climatiche difficili, anche nel 2017 entra nella Top Ten, facendo registrare un 2° posto al GP di San Marino e un 3° a Motegi. Ma è all'inizio di quest'anno, a gennaio 2018, che arriva l'occasione della vita: a una sola settimana dall'inizio dei test invernali Jonas Folger, pilota del team Tech3 Yamaha MotoGP, annuncia il suo temporaneo ritiro dalle corse a causa di un problema fisico, la Sindrome di Gilbert. Il tedesco, dunque, non prenderà parte al Campionato 2018: la sua moto, una Yamaha YZR-M1 in versione clienti, ha bisogno di un pilota.

Hervè Poncharal, patron della storica struttura francese, si mette alla ricerca di un sostituto. Grazie all'interesse di Yamaha Asia spunta il nome di Syahrin: è tardi, non c'è molto tempo per decidere e tutti i piloti "di grido" sono già accasati. Poncharal accetta, e Hafizh prepara la valigia: non fa in tempo a prendere parte ai test di Sepang, ma riesce a scendere in pista a Buriram.

Nessuno, probabilmente nemmeno Poncharal, si aspetta grandi miracoli da un debuttante raccattato all'ultimo momento: stiamo parlando della MotoGP, una categoria dove serve una dose eccezionale di esperienza, un talento immenso, e in cui ogni minimo dettaglio ha un peso enorme sul cronometro. Eppure alla fine della tre giorni thailandese di test l'outsider di Tech3 chiude a 1.7 secondi dal leader Pedrosa, firmando il 21° crono davanti a Jorge Lorenzo, Xavier Simeon e Karel Abraham: proprio niente male per un rookie catapultato da un giorno all'altro su un missile da 250 cv.

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Il resto è storia delle ultime settimane: al suo esordio in Qatar, in qualifica, si prende il 15° tempo, mentre in gara taglia il traguardo in 14^ posizione (su 24 partenti) a soli 20 secondi dal vincitore Dovizioso, conquistando anche 2 punti iridati.

Ancora meglio ha fatto in Argentina, in una corsa strana e caratterizzata da mille imprevisti: le polemiche del dopo-gara hanno fatto passare in sordina il fatto che un debuttante, entrato nel Circus dalla porta di servizio, avesse appena chiuso il Gran Premio al 9° posto, in Top Ten e contenendo il suo ritardo dalla testa in soli 24 secondi.

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Un risultato notevolissimo, che in un altro momento (e con altri piloti?) sarebbe stato celebrato come una vera e propria impresa. Ma risparmiamoci le polemiche, e godiamoci la bella favola di un illustre semi-sconosciuto che, arrivato nell'Olimpo del Motociclismo, a Rio Hondo si è permesso di "dare paga" a 12 tra i piloti più forti del Globo, tra cui ben sette Campioni del Mondo (cinque, se per ovvie ragioni escludiamo Marc Marquez e Valentino Rossi: nell'ordine Espargaro, Morbidelli, Lorenzo, Bautista e Lüthi).

Per carità, non vogliamo gridare al miracolo o celebrare anzitempo la nascita di un nuovo fenomeno: non siamo così avventati. Vogliamo però dare a Cesare quel che è di Cesare, e la verità è che il neo-acquisto di Poncharal è stato protagonista di un avvio di Campionato semplicemente fenomenale, quasi fiabesco per le modalità in cui è avvenuto: scarso preavviso, pochi test, e via subito nella fossa dei leoni. Eppure, come si suol dire, la fortuna aiuta gli audaci: in bocca al lupo Hafizh, noi facciamo il tifo per te!

Di Manuele Cecconi

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