Losail MotoGP, Desmodovi sugli altari: festa Rossa!

Si può volere di più? Sul terreno ritenuto tecnicamente favorevole, non si poteva perdere l’occasione e Dovizioso non se l’è lasciata sfuggire.

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Stavolta il capolavoro lo fa, sornione, Andrea Dovizioso. Il forlivese della Rossa assaggia il terreno nelle prove libere svettando ma tornando nei ranghi in qualifica. Meglio non ostentare il reale potenziale a disposizione. Poi la misura presa agli avversari subito in gara, i tempi che arrivano lisci lisci (si fa per dire) e la consapevolezza di aver in mano il pallino. Come un felino, il Dovi s’aggira nella foresta del gruppo dove chi sbaglia paga: uno a uno, zitto zitto, s’infila con stilettate così perfette da non farle sembrare vere. Quindi la baionetta in canna, per l’assalto in trincea, il gran duello con Marquez, entrambi superbi boxeur-finisseur.

A cinque giri Dovi va in testa e ci resta fin sotto la bandiera. Bravi. Bravo, Dovi: corsa di gran testa, grande tattica, uso felpato della manetta, gomme salvate, cuore in pista nel momento giusto, grosso risultato. Primo round, bottino pieno per il binomio italiano. Si può volere di più? Sul terreno ritenuto tecnicamente favorevole, non si poteva perdere l’occasione e Dovizioso non se l’è lasciata sfuggire facendo sua anche la ciliegina del giro veloce (1.55.242).

Se non fosse per Lorenzo che riesce a bissare il disastro di Losail 2017, la Casa di Borgo Panigale sarebbe già in … Paradiso. Tant’è. Meglio godersi e coccolarsi questo Dovi, davvero capace di farci sognare, puntando in alto, fino – perché no? – al titolo mondiale. Già, stare sempre coi piedi per terra. Una rondine non fa primavera ma questa vittoria sa di trionfo, lascia il segno, fa capire a tutti che la lepre è questa. Detto del Dovi, che trionfa, chi esce bene e chi esce male da Losail? Bene, anzi benissimo, esce Marquez, qui spesso in difficoltà, nel 2017 fuori dal podio, capace oggi di ruggire come solo lui sa fare ma anche di non commettere errori, a dimostrazione di una maturità tattica, tecnica e agonistica di gran pregio. Tanti punti nella bisaccia del campione del Mondo in carica che resta, comunque, l’uomo da battere.

Bene, benissimo anche Rossi, lucidissimo e iper deciso, gran bel podio dopo che ce l’ha messa tutta. E’ lo stesso risultato del 2017 ma stavolta senza la sberla subita dal compagno di squadra Vinales, oggi solo sesto, in buona rimonta, risultato da non buttar via, visto le tribolazioni della vigilia. Bene e di più Zarco, alla fine con evidenti guai di gomma, ma brillante come la stella del deserto, per nulla inficiata dallo svarione nei primi giri e dalla “modesta” classifica finale. Si rifarà sentire, il francese, presto. Petrucci forse ambiva a qualcosa di più e non di aver davanti in classifica Crutchlow, sempre un macigno. Pedrosa, si sa, è quello, con sprazzi e limiti noti. Idem Iannone. Peccato per Rins, caduto quand’era sesto, dopo giri d’autore. La MotoGP apre il mondiale come l’aveva chiuso nel 2017. Anzi, meglio. Vedremo.

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