SBK, i test di Jerez “bocciano” i nuovi regolamenti-bluff

Le Kawasaki volano anche con i motori "strozzati"



Se il buongiorno si vede dal mattino la nuova Sbk 2018 con i regolamenti-capestro si annuncia come un flop. Quelli di Jerez appena conclusi sono solo test ma sono indicativi dell’aria che tira.

Come noto, con i nuovi regolamenti 2018 la Dorna pensava di aver tirato fuori il coniglio “meravigliao” dal suo cappello bucato salvando una Sbk in crisi, ma già dai test appena conclusi a Jerez la mezza rivoluzione annunciata si è dimostrata un bluff.

Mettere la zavorra al cavallo più veloce per rallentarlo o legargli le gambe perché accorci il passo - in questo caso togliere d’ufficio potenza riducendo i giri al motore della Kawasaki dominatrice degli ultimi tre mondiali – non cambia il risultato finale. Il purosangue tale resta, davanti a tutti, idem per i ronzini, che restano dietro anche con i regolamenti che “castrano” la Sbk non facendole ritrovare competitività tecnico-agonistica per rilanciare l’appeal in caduta libera ma, così, facendole perdere anche la faccia.

Il limitatore imposto da Dorna per il 2018 – il motore della “verdona” passa dai 15.000 giri ai 14.100 giri – cambia la tonalità (del sound) ma non la sostanza della musica (del cronometro) con Jonathan Rea che sferra in scioltezza la sua prima legnata in proiezione 2018: 1’37.986 (contro l’1.38.721 dei test del novembre 2016 con motore a … pieni giri): un bell’andare, come dimostrano (anche) i 323 millesimi di gap dal miglior tempo della MotoGP fatto segnare l’altro ieri da Dovizioso-Ducati.

Non è questa la sede per (inutili) confronti fra Sbk e MotoGP che resta – al di là di quanto può sembrare diversamente dai tempi di questi test invernali – una spanna sopra tutti e assai più veloce nel giro secco e in gara. Non bastasse, c’è anche l’ottimo tempo di Tom Sykes con l’altra Kawa, a tre decimi da Rea.

Tornando ai regolamenti, il flop della rivoluzione annunciata – ma mancata – potrà accentuarsi in futuro dopo che Kawasaki (ma non solo) farà scendere in pista un motore più collaudato rispetto all’esigenza di modulare diversamente la curva di potenza, per la massima ottimizzazione.

In altre parole, dalla prima gara 2018 il 24 e 25 febbraio a Phillip Island, il divario fra le Kawa ufficiali e le altre moto (in primis quelle dei Team privati) invece di diminuire potrebbe addirittura aumentare perché un conto è ridurre i giri motore ridistribuendo la potenza con un lavoro impegnativo, lungo e costoso, un conto è “strozzare” il motore e basta con la conseguenza di andare meno veloci in alto e più piano in basso.

Insomma, la toppa peggiore del buco. Invece di riportare la competitività e quindi lo show si aumenta il gap fra i (soliti) dominatori e i (soliti) sconfitti. Dorna, però, ha pensato anche a questa eventualità: se nei primi tre round 2018 Kawasaki (o chiunque altro partecipante) dovesse diventare imprendibile e solitaria lepre subirebbe una nuova “stretta”, con una ulteriore riduzione (penalità) di altri 250 giri-motore.

Non è una battuta. E’ una farsa. La Dorna cura solo la MotoGP intesa come unica “gallina d’oro” del motociclismo: evidentemente, non è interessata alla rinascita della Sbk. Che dire? Povera Sbk!

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