MotoGP: Marquez, quando è il pilota a fare la differenza

Marc Marquez ha vinto il mondiale 2017 per merito della sua Honda?

Si torna spesso sulla diatriba se è nato prima l'uovo o la gallina così come nel motociclismo resta sempre da sciogliere il nodo se a vincere è il pilota o la moto. Quanto conta il pilota? Quanto conta il mezzo? Non c'è dubbio che la bilancia pende più da una parte (pilota) o più dall'altra (moto) nel contesto dell'evoluzione tecnica dei mezzi, delle caratteristiche dei circuiti, dei regolamenti e soprattutto della “filosofia” stessa delle corse che mutano sempre, condizionando questo rapporto. E' persino ovvio ribadire che per vincere occorre un ottimo pilota su una ottima moto con un ottimo pacchetto (Casa, Team, Sponsor ecc.). Questi principali (e altri secondari) elementi devono stare in equilibrio fra loro altrimenti si può essere anche (molto) competitivi ma poco vincenti.

Schematicamente e in sintesi, all'epoca dei pionieri, prima dell'avvento del Motomondiale nel 1949, il corridore era più importante del mezzo e faceva la differenza: contavano più l'irruenza e l'ardimento del centauro temerario che la raffinatezza tecnica del mezzo meccanico e l'organizzazione della squadra. Le cadute erano una costante, non l'eccezione, con conseguenze disastrose quando non tragiche. Poi, nel motociclismo de: “I giorni del coraggio”, dal dopoguerra agli inizi degli anni '70, restando assai elevati i rischi, il rapporto pilota-moto era sostanzialmente alla pari: fifty-fifty.

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Successivamente, pur se non in modo lineare e netto, il pilota non contava come nei decenni precedenti e oggi, addirittura – così come avviene nella F 1 automobilistica – grazie alle diavolerie tecnologiche (elettronica) e all'invadenza esasperata di certe componenti (pneumatici ecc.) nonché a regolamenti “restrittivi” per appiattire e livellare con l'obiettivo delle corse-show (pro audience televisivo pro business) c'è chi sostiene che a vincere è soprattutto il mezzo. E' davvero così? Prendiamo, come termine di paragone, la MotoGP odierna e, in primis, il binomio campione del mondo della MotoGP 2017 Marquez-Honda.

Il talentuoso 24enne asso spagnolo, già forte di sei titoli iridati, non ha bisogno di presentazione. Idem la Casa dell'Ala dorata, dagli inizi degli anni '60 protagonista sulle scene del Motomondiale, indubbiamente il colosso industriale più forte e vincente. Oggi nella “classe regina” c'è il fior fiore dell'industria motociclistica internazionale (Honda, Yamaha, Ducati, Suzuki, Ktm, Aprilia: fra i big mancano solo Bmw e Kawasaki) con i migliori piloti.

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Ciò detto, l'andamento del mondiale 2017 appena terminato, non è stata una passeggiata per il binomio Marquez-Honda tant'è che la lotta per il titolo si è decisa – come noto – solamente nell'ultimo round di Valencia dopo un campionato assai incerto e combattuto in ogni GP, grazie soprattutto agli exploit di Andrea Dovizioso su Ducati. Anzi, addirittura agli inizi di campionato, era il nuovo arrivato in Yamaha sostituto di Lorenzo, Maverick Vinales, a vincere dando l'impressione di poter prendere il largo, frenato poi – al pari di Valentino Rossi – da sopraggiunte difficoltà (non del tutto chiare) delle moto della Casa dei Tre diapason. Anche la Honda, nella parte iniziale del campionato, ma non solo in quella, ha avuto problemi.

La capacità di Marquez è stata proprio quella di “resistere” nei momenti difficili, non facendosi travolgere dalle difficoltà della sua moto e dal grande recupero degli avversari, a cominciare da Dovizioso e dalla Ducati. Marquez ha sopperito con grande maturità tecnica e psicologica e con le sue indiscutibili qualità di guida alle fasi più difficili della Honda, costretto anche ad … “esagerare” (specie in prova) per cercare e capire il limite del limite tanto da cadere ben 27 volte (e mezzo!) ma senza conseguenze: vuoi per le sue straordinarie capacità di … “trapezista” grazie a severi allenamenti dedicati e a tecniche raffinatissime di guida … in scivolata, vuoi anche per quel pizzico di fortuna che spesso aiuta gli audaci. Marquez non è uno svitato che in ogni curva e in ogni gara va allo sbaraglio. E' anzi il più “equilibrato” nella ricerca del punto massimo che divide il miglior tempo sul giro da una rovinosa caduta.

18 Valencia 9, 10, 11 y 12 de noviembre de 2017.  Circuito de Ricardo Tormo. Valencia. MotoGP, MGP, mgp, motogp

Nel motociclismo odierno è fondamentale scaricare a terra tutta la potenza del mezzo, o facendo meno strada possibile girando “stretti” e aprendo prima o la curva più morbida e più veloce in percorrenza. Conta il pilota capace di “domare” questi bolidi di straordinaria potenza e velocità con l'ausilio dell'elettronica ecc., il pilota capace di “interpretare” la sua moto in ogni condizione, capace di “azzeccare” l'assetto più equilibrato, capace di “gestire” anche la corsa più infuocata rimanendo di “ghiaccio”, con le qualità del sapiente regista. Poi, quando serve, bisogna tirar fuori gli artigli, sferrando il colpo vincente, con il curvone a manetta e l'ultima staccata da impiccato, per quel giro a “babbo morto”, stando in piedi e tagliando per primo il traguardo.

Questo, in sintesi, è oggi Marc Marquez, indubbiamente il più forte oggi in pista, lanciato – mai dire mai! – potenzialmente a battere ogni record. Come sempre contano i fatti. E i numeri sciolgono l'interrogativo posto all'inizio su quanto merito ha avuto il pilota e quanto la moto nel risultato finale del titolo MotoGP 2017. Honda è stata la moto “superiore”? Questi i risultati dei due piloti ufficiali della Casa giapponese: Marquez ha conquistato il titolo totalizzando 298 punti. Il suo compagno di squadra Dani Pedrosa si è classificato quarto con 210 punti. Marquez ha vinto 6 gare salendo sul podio 12 volte. Pedrosa ha al suo attivo 2 vittorie con un totale di 9 podi.

Marquez ha centrato 8 pole position contro le 3 pole di Pedrosa. Senza Marquez, la Honda avrebbe conquistato il titolo ? No! E' la dimostrazione che nel motociclismo il pilota fa ancora la differenza. Meglio così.

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