SBK, test a Jerez con i "regolamenti-beffa" del 2018

Il Campionato Mondiale Superbike 2018 inizia con i Test di Jerez e con i regolamenti...

jonathan-rea_-kawasaki-world-sbk-2017-14.jpg

Alzi la mano chi sa che da ieri lunedì 20 novembre fino al prossimo venerdì si svolgono a Jerez in Spagna i primi test invernali della SBK in proiezione del Mondiale 2018. La categoria è in caduta libera per interesse tecnico e agonistico e non sarà certo la contrastata rivoluzione dei nuovi regolamenti imposti dalla Dorna a risollevarla. Inutile girarci attorno: dopo una crisi che si trascina da (troppo) tempo la SBK è entrata in un tunnel dove è davvero difficile vederne l’uscita.

La SBK è stata fatta scivolare fino a precipitare diventando il campionato di serie B delle corse iridate di velocità, una categoria surclassata dalla MotoGP, gallina d’oro per il promoter Dorna ma anche per tutto il Circus. La responsabilità principale di questa decadenza è della Dorna ma ha pesato e pesa la latitanza delle Case e dei Team convinti che il promoter avesse valorizzato la SBK al pari della MotoGP.

Non torniamo qui su quanto scritto più volte rispetto alle cause della crisi della SBK che non è certo dovuta alla superiorità del binomio Rea-Kawasaki, cui bisogna invece togliersi il cappello. La crisi di una disciplina sportiva non si supera imponendo (con regolamenti o con altri sistemi) a chi va più forte o a chi è superiore di andare più piano o di rallentare per aspettare i … ritardatari. Perché in tal modo si va allo snaturamento con conseguenze negative per la stessa sopravvivenza del “prodotto”. Se il problema della SBK fosse davvero Rea (e la sua “verdona”) Dorna avrebbe dovuto fare quel che gli organizzatori del Giro d’Italia di ciclismo fecero nel 1930 quando pagarono profumatamente (ventiduemilacinquecento lire più benefit ed extra…) il “cannibale” Alfredo Binda perché restasse a casa, senza correre.

Detta in parole povere, la Dorna si è rimangiato quanto promesso (“ nel 2018 non modificheremo il regolamento”) imponendo per la prossima stagione la sua rivoluzione composta dalle “concession parts” (i team privati possono acquistare a costi stabiliti dal promoter lo stesso materiale degli ufficiali relativamente a componenti del motore e della ciclistica) e basata sul limitatore dei giri dei propulsori “vincenti” imponendo ad esempio a Kawasaki di togliere 900 giri (da 15.000 precedente tetto, a 14.100) con il conseguente stravolgimento dell’utilizzo della potenza, così molto più in basso ecc. Insomma c’è la … mordicchia ai motori più potenti (in primis Kawasaki), togliendo d’ufficio potenza in modo da livellare in basso la competitività con la speranza di ravvivare, così, l’interesse per le gare. Non solo. Il film avrà un secondo tempo.

Se un pilota dominasse e vincesse troppo (per tre volte consecutive) verrebbe … “punito” con ulteriore tagli di giri al motore della sua moto fino a che chi è dietro possa recuperare. Ecco perché (alcune) grandi Case scalciano e invece i Team di solito comprimari godono. Quasi una corsa decisa a tavolino, comunque una corsa dove chi è più forte viene punito con l’accetta dei regolamenti. Il tutto gestito con un ambaradan tecnologicamente avanzato: limitatore con stringa software, acquisitore dati ecc. con l’aggiunta del rischio da burla: potrebbe non essere la bandiera a scacchi a definire la classifica finale della gara, perché serve l’ok definitivo di chi deve controllare sulla centralina la regolarità del tutto. Si spera che, date le tecnologie odierne, tutto possa almeno avvenire in tempo reale.

Insomma, se le corse dei purosangue non sono più appetibili perché c’è un cavallo troppo superiore, allora si passa a quelle dei … ronzini. Perché? Importante non è il livello qualitativo della gara e del campionato ma lo show in pista pro audience tv, con bagarre che possano tenere davanti alla tv il grande pubblico dello sport show-business (sulla falsariga della MotoGP) fregandosene degli appassionati che anche attraverso l’evoluzione delle corse SBK decidono di acquistare la loro Supersportiva e non solo. Esageriamo? No. Perché non è “castrando” lo sviluppo tecnico e tecnologico che si risolvono problemi strutturali legati alla mancanza di identità della SBK e alla mancanza di definizione del suo rapporto con la MotoGP. Ben che si possa dire, con queste mosse rabberciate, Dorna non sa che pesci pigliare, procede senza bussola alla giornata forse per dimostrare che la SBK può vivere solo se diventa una categoria di nicchia, un “satellite” della stella MotoGP.

  • shares
  • Mail