Moto3 "diverse" tra CEV e CIV

Quali sono le differenze delle moto in pista nella classe cadetta del CEV e CIV?

L’ultimo appuntamento del CEV del 18 e 19 novembre a Valencia ha confermato l’alto livello qualitativo del campionato e l’ottimo stato di salute del motociclismo spagnolo in tutte le sue sfaccettature. Tanti sono i motivi di interesse del CEV che meritano una attenta analisi che svilupperemo successivamente. Qui affrontiamo il tema della MOTO3 “Mondiale Junior”, il fiore all’occhiello di questo campionato iberico dove però nelle ultime tre edizioni sono stati gli italiani a svettare conquistando l’ambito titolo del “Mundialito”: Dennis Foggia nel 2017, Lorenzo Dalla Porta nel 2016, Nicolò Bulega nel 2015.

Ciò dimostra che quantitativamente sono gli spagnoli a primeggiare ma i “giovani leoni” italiani sono tutt’altro che comprimari, capaci di salire più volte sul gradino più alto del podio in gara e soprattutto di fregiarsi del titolo di number one del “Mundialito”. Ma andiamo con ordine iniziando dal numero dei piloti iscritti e dalle loro nazioni di provenienza. Nella classe cadetta a Valencia erano iscritti ben 54 piloti di 19 nazioni, di fatto il replay di quanto accadeva negli anni d’oro del Motomondiale di decenni addietro con l’aggiunta, in questo caso, di corridori di Paesi allora out dal giro del motociclismo.

Questo dato non è solo importante sul piano numerico ma è sintomatico di un motociclismo che s’allargo sulla spinta della globalizzazione e anche del valore del Cev, del suo appeal, di come richiami in Spagna piloti e Team di ogni parte del mondo. Qui si pone un primo rapporto con il CIV italiano dove i piloti iscritti in Moto3 – ritenuta fiore all’occhiello - sono circa la metà, per lo più tutti “di casa”, con l’eccezione di un paio di stranieri o poco più. Questo è un punto importante su cui riflettere (ci torneremo presto), a dimostrazione che il Civ – pur in crescita – è considerato ancora un campionato esclusivamente “nazionale”, non così qualificato, appetibile e importante come il Cev, di fatto con l’esclusività dell’aureola “internazionale”, ritenuto un passaggio “obbligato” per poter accedere al Motomondiale.

Ma, anche in questo caso, non è tutto oro quel che luccica. A differenza di un CIV forte di un programma più articolato di categorie di alto livello come ad esempio la Sbk, la SS 600, la 300 ecc., il CEV ha nella MOTO3 la propria ciliegina sulla torta abbastanza sguarnita, con una Moto2 così così e il resto in veste di gare promozionali di contorno. La stessa Moto3 impone una verifica più approfondita, almeno rispetto al “valore” dei partecipanti delle diverse nazioni. In Gara 1 (vittoria in volata di Masia su Foggia) nei primi dieci classificati, oltre a sei spagnoli e a due italiani (Nepa 9°) ci sono 3 giapponesi (Masaki 6° e Ogura 8°, Kunii 10°), quindi – oltre ad altri due spagnoli 11° e 13°- due inglesi Nesbitt 12° e Skinner 14° con un altro italiano Petrarca 15°.

In Gara 2 (vittoria in volata di Foggia su Lopez e Masia) nei primi dieci solamente un italiano, sei spagnoli (Lopez 2°, Masia 3°, Alcoba 4°, Garcia 6°, Gutierrez 7°, Garcia Josè 9°), due giapponesi (Ogura 5° e Kunii 8°, e un thailandese (Chantra 10°). Nella top 15 da aggiungere due italiani (Nepa 11° e Petrarca 15°), due inglesi (Jones 14° e Skinner 13°), uno svizzero (Dupasquier 12°). Insomma, in sintesi, nel Cev sono ancora spagnoli ed italiani a farla da padrone, con i giapponesi che si fanno vedere sempre più minacciosamente e con gli altri europei ed extra europei in viste di … outsider, impegnati per lo più a fare esperienza nel gran giro internazionale. Valencia ha anche dimostrato il positivo rapporto Cev-pubblico, con tanta gente presente alle gare e il notevole supporto mediatico con un tam-tam che in Italia, per il CIV, è impensabile.

E’ un fatto di organizzazione o di cultura? C’è molto da lavorare, nel CIV, per alzare e allargare il tiro, non limitandosi agli auto compiacimenti e a lustrare medaglie di… latta.

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