Ducati, per Lorenzo "cartellino giallo"? Quando Agostini vinse la prima gara per ordini di scuderia...

Gli ordini di scuderia son sempre esistiti. Anche Giacomo Agostini ne beneficiò

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Ogni cosa poco “pulita” più viene girata e rigirata, più puzza. E’ così anche per la questione (o “fattaccio”?) Ducati-Lorenzo nell’ultimo round iridato MotoGP di Valencia con Jorge che ha chiuso gli occhi di fronte ai ben nove richiami (sei sul cruscotto moto e tre con la lavagna dal muretto) del suo box non dando strada al compagno di squadra Dovizioso in lotta per il titolo. Ribadiamo quanto già scritto: anche se il Dovi avesse superato Jorge il risultato finale non sarebbe cambiato, tanto meno quello del titolo mondiale andato meritatamente a Marquez (Honda).

Al di là delle dichiarazioni rassicuranti di Dovizioso nel dopo gara a “copertura” di Jorge (“Non sono stato ostacolato da lui, anzi stare dietro mi ha aiutato facendomi strada”) resta, comunque, l’atto di disobbedienza del maiorchino di fronte a una decisione (giusta o sbagliata) presa e resa pubblica dal Team della Rossa. E qui si gira e rigira la frittata… marcia alimentando la ridda di congetture e polemiche che si chiudono solo rispondendo alla domanda: quali sono i patti (scritti o non scritti) fra Ducati e Lorenzo, al di là delle ripetute dichiarazioni del pilota di essere “uomo di squadra” e a disposizione per aiutare Dovi nella corsa per i titolo?

Confermiamo quanto scritto ieri a caldo: "C’è una clausola contrattuale che impone determinate scelte o quel che dal box arriva è interpretabile dal pilota, a propria discrezione? Dal box arrivano al pilota “indicazioni” di massima o “ordini” tassativi cui obbedire?. Se sono suggerimenti Jorge ha fatto bene a fare quello che ha fatto, se invece sono ordini Jorge ha commesso un atto di insubordinazione, va richiamato e “punito” perché inaffidabile nella strategia del Team”.

Ripetiamo, a Valencia tutto sarebbe rimasto comunque (quasi) così ma non c’è dubbio che il Team ha perso, se non la faccia, molta credibilità. Più volte abbiamo ricordato che da sempre nel motociclismo ci sono stati ordini di scuderia. All’epoca delle grandi Case italiane quando in gara nel box era presente pure il proprietario dell’azienda (Giuseppe Gilera, Domenico Agusta, i fratelli Benelli, Boselli della Mondial, Alfonso Morini ecc.) un ordine dato doveva essere eseguito dai piloti, in caso contrario c’erano sanzioni pesanti, fino al licenziamento in tronco.

Un esempio (significativo) fra i tanti, importante perché riguarda il number one Giacomo Agostini che il 19 marzo 1964 vince la sua prima gara internazionale fra i big proprio grazie a un ordine di scuderia che penalizza l’allora compagno di squadra di Ago, Silvio Grassetti. Anche qui, in caso contrario, non sarebbe cambiata evidentemente la straordinaria carriera di Agostini, ma non c’è dubbio che ne risentì invece quella del pesarese Grassetti. Come andarono le cose quel lontano 19 marzo 1964?

La Moto Morini, dopo aver dominato con il mitico Tarquinio Provini per almeno tre stagioni (1961-62-63) vincendo (quasi) tutte le corse int.li e fallendo solo per un soffio il titolo iridato del 1963, affidò nel 1964 (dopo l’assaggio di fine stagione ’63 a Monza) allo “sconosciuto” bergamasco Giacomo Agostini la propria portentosa 250 bialbero, la monocilindrica più veloce del mondo. A rimetterci fu Silvio Grassetti, campione già affermato con Benelli, Bianchi e MV Agusta, sostituito da Provini alla Casa del leoncino e passato alla Casa bolognese con Mino. Alla prima gara 1964 di Modena il pesarese Grassetti dominò la 250, ma l’albo d’oro porta il nome di Agostini. Perché? Perché il battistrada Grassetti, a poche centinaia di metri dal traguardo chiuse palesemente il gas, aspettò rialzato l’arrivo di Agostini, regalandogli la vittoria. Ordini di scuderia.

Fra il pubblico (chi scrive queste note era lì a fischiare...) scoppiò la rivolta, ma il Comm. Alfonso Morini coccolandosi il raggiante “baby” Agostini, sorrideva sornione, con alle spalle un cartello che diceva tutto: “Cambiano i piloti ma la Moto Morini continua nelle sue strabilianti affermazioni”. Tradotto, qui chiunque salga vince. Capito? Basta osservare la foto! Tutto liscio? No. Silvio fu punito alla gara successiva con una moto recalcitrante che non gli permise di fare il bis di Modena giungendo ancora... secondo.

Poi al terzo round la jella: la stagione del pesarese fu infatti troncata con il brutto volo di Cervia (dopo il miglior tempo davanti a Provini e Agostini) per il bloccaggio del freno anteriore, gran botta contro una pianta, la via crucis per mesi, poi la resurrezione sempre con Morini, di nuovo in Benelli, quindi con Jawa ed Mz, ma questa è un’altra storia. Nessuno chiese mai “scusa” a Silvio, tanto meno Ago. Nessuno, neppure Silvio, disse mai una parola contro la Morini, il Team, il Commendatore Alfonso. Altri tempi? Sì. Ma (pare) che la storia si ripete. Al limite della farsa? Aspettiamo il seguito. Intanto, pare, dal box Ducati è pronto per Jorge il “cartellino giallo”. Tutto qui? Chi comanda a Borgo Panigale?

Foto: Autodromo di Modena 19 marzo 1964 la partenza della famosa 250 GP: in pole Silvio Grassetti (Morini 23), poi le due MV Agusta bicilindriche ufficiali di Emilio Mendogni (74) e di Bruno Spaggiari (54), l’altra Morini ufficiale di Giacomo Agostini (2) e la Bultaco 2 tempi ufficiale dello spagnolo Ramon Torras (8). Manca Tarquinio Provini al debutto con la nuova Benelli 4 cilindri per forfait dopo problemi in prova.

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