MotoGP, magico Marquez incoronato “Re”. Ma onore a Dovi-Ducati!

Marquez vola anche a terra ma la "corona" è sua

Sul cielo terso di Valencia volano alte le note dell’inno di Spagna con le bandiere al vento. E’ per la splendida vittoria di Dani Pedrosa, oggi capace di coniugare il ruolo di “gregario di lusso” con quello di sapiente regista. Ma è soprattutto per il trionfo iridato, annunciato ma non per questo meno eclatante, di Marc Marquez – terzo in gara dopo una strisciata sull’asfalto appena superato Zarco al comando - campione del Mondo MotoGP 2017!

Fra i due raggianti spagnoli, gran secondo, appunto, il crescente talentoso francese Zarco, ancora salvatore della Yamaha in grande difficoltà con le due moto ufficiali di Rossi e Vinales, capace di guidare l’indiavolata compagnia per oltre metà corsa e di indurre all’errore Marquez, mandando in tilt gli… scommettitori in tutto il mondo e mettendo a rischio le coronarie degli oltre 100 mila presenti sugli spalti e dei milioni di telespettatori collegati ovunque.

Marquez, però fa un altro sport, volteggia in pista come sul trapezio, va ripetutamente a terra (anche oggi due volte) ma da terra si rialza senza neppure spegnere il suo bolide, beffandosi anche dei propri errori.

Dea bendata oltre ogni disponibilità? Jolly consumati al limite della sfrontatezza? Capacità di dominare ogni situazione? Chissà! Quel che conta sono i fatti, qui i risultati, con Marc 4 volte iridato della classe regina, in totale 6 volte campione del Mondo, a 24 anni!

Di fronte a un fuoriclasse di tale portata, capace di rendere vincente una Honda altrimenti difficilmente sul podio quest’anno, c’è solo da togliersi il cappello e spellarsi le mani in applausi. Bene hanno fatto, con grande sportività e signorilità Dovizioso e tutto il box Ducati con in testa l’Ing. Dall’Igna, a unirsi a fine gara ai complimenti e all’applauso generale nei confronti di Marquez e della Honda.

Nel motociclismo, si sa, vince sempre e solo uno. Ma, stavolta come già altre volte in passato, sul gradino più alto del podio, con Marquez dovrebbe trovar posto in un ideale e grande abbraccio, anche il Dovi capace di dare più valore – per le battaglie intraprese – allo stesso titolo di Marquez.

E’ vero, l’avventura di Dovizioso e della Ducati finisce oggi nell’ultimo round emblematicamente nel ghiaione – dopo che la stessa disavventura era appena capitata a Jorge Lorenzo nel ruolo di locomotiva del compagno di squadra delle Rosse – ma non nel segno della sconfitta bensì con tutti gli onori dovuti alla sfida fra Davide e Golia che tante soddisfazioni ha dato quest’anno al magnifico binomio italiano dando lustro a una MotoGP da incorniciare, pur nell’altalena di una traballante identità.

In questo quadro, poco contano le pur esaltanti vicende della cronaca. Marquez ne aveva di più e si è lasciato presto passare da Zarco, con Pedrosa nel ruolo di coprispalla davanti alle Ducati di Lorenzo e Dovizioso, nel ruolo difensivo, incapaci di un attacco risolutivo. Tutti gli altri, a parte qualche iniziale sfuriata di Iannone&C, sono stati solo comprimari, Rossi compreso, per non parlare di Vinales.

Le uscite di strada, i lunghi, le carenate sono parte dello show ma non cambiano la sostanza che è quella dell’ordine d’arrivo rispetto alla gara e soprattutto è quella della classifica iridata con Marquez ancora sugli altari, number one.

  • shares
  • Mail