Bimota, quale verità?

Dalle voci sulla fine della casa italiana alle parole di Bimota Classic Parts: vi raccontiamo tutto quello che sta accadendo

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In principio ci fu la notizia: Bimota sull'orlo della chiusura? La storica casa di Rimini, legata a doppia mandata da un connubio indissolubile, fondata proprio nella città romagnola nel lontano 1973 dal trio Tamburini, Bianchi, Morri, sembrava sull'orlo della sua fine definitiva, con un articolo su Cycle World a firma dell'autorevole Bruno De Prato, che ne decretava de facto il requiem per una casa capace di creare siffatti gioielli.

In effetti, se l'apparente è visibile agli occhi, quel che veniva mostrato non era proprio quanto di più positivo: via i cartelli ed i riferimenti dalla strada, via ogni singolo materiale da via Lea Giaccaglia 38. Vuoti, completamente vuoi, con il magazzino che avrebbe giacenze e rimanenze, con l'ultimo modello prodotto, la Superbike BB3, ammassata. Dipendenti? 4 circa a quanto pareva.

Ecco la lenta agonia. La notizia circola e lo sconforto degli appassionati del marchio era ben evidente. Bimota chiude? Decidiamo di contattare direttamente l'azienda: urge e serve una risposta. Proviamo a telefonare: nessuna risposta. Mandiamo una mail in cui chiediamo ulteriori informazioni. Ci piacerebbe una smentita. Anche qui, nessuna risposta.

Nel frattempo Bimota Classic Parts si difende

Nel frattempo, il giorno seguente, Bimota Classic Parts decide di cautelarsi con un comunicato stampa, prendendo una posizione chiara e netta: "Teniamo a precisare che Bimota Classic Parts – di proprietà del dott. designer Paolo Girotti – continua nella sua normale attività".

Il comunicato stampa Bimota Classic Parts

Teniamo a precisare che il Bimota Classic Parts – di proprietà del dott. designer Paolo Girotti – continua nella sua normale attività; così come descritto nell’articolo di Bruno dePrato del 1 agosto 2017 : ( http://www.cycleworld.com/bimotas-legacy-continues-with-classic-parts).

Qualora sia stato pubblicato o sia in via di realizzazione un articolo sull’attuale stato della Bimota SA si richiede, pertanto, di inserire (ove possibile) una rettifica finalizzata a specificare quanto dichiarato sopra e per non ingenerare confusione tra i possessori di moto Bimota, gli appassionati, i collezionisti e i lettori della vostra testata.

Vogliamo vederci ancor più chiaro e decidiamo di chiamare l'ufficio stampa. Ci risponde Fosco, persona di enorme gentilezza e preparazione, ma non solo. La sua è una gentile difesa, come ad un chiedere aiuto "Abbiamo mandato quel comunicato stampa per chiarire un pochino la nostra situazione." Inizia una chiacchierata con il PR e con il proprietario Girotti che ci illumina maggiormente sulla situazione:

"Vieni a trovarci e vedi che posto è Bimota Classic Parts: abbiamo l'YB9 di Brignola, la Tesi 1D presentata al salone di Milano e via dicendo. Sai, da noi vengono persone ed appassionati anche dalla Nuova Zelanda, vogliamo far vedere cose che riscaldano il cuore!"

"Come attività forniamo i pezzi di ricambio a tutta la componentistica, dalla vite ai telai, facciamo le vernicitature certificate, certificazioni di moto, sia per le moto già presenti che per le moto che vanno all'asta, per ricostruire la storia della moto, perchè ci sono moto che hanno partecipato ad eventi e gare. Abbiamo un reparto che corrono in pista sia italiano che in Germania con le moto Vintage. Abbiamo sponsorizzato anche la BB3 al Tourist Trophy quest'anno."

Insomma, Classic Parts è una realtà viva e florida, che punta a far continuare il cammino angusto di Bimota. Anzi, si sobbarcano tanto lavoro

"Supportiamo tutti i bimotisti per ogni necessità. Dall'accessorio piuttosto che un consiglio. Magari ci chiedono persone da lontano come poter fare qualche piccolo lavoretto. Avendo tutti i manuali tecnici andiamo a dare tutte le indicazioni più particolari. In più forniamo l'assistenza ad ogni Bimota Club! Abbiamo aperto in Portogallo, stiamo riaprendo in Spagna, in Germania. In Giappone poi c'è una passione enorme per Bimota. In più abbiamo presentato noi stessi il libro "L'era d'oro", ora guarda c'è Paolo libero..".

La palla dunque passa al proprietario, al curatore di questo piccolo grande gioiello ed il discorso va anche più a fondo: "Facciamo tanti sacrifici per fare il tutto e purtroppo poi quando escono notizie del genere ci può rovinare un pochino l'immagine. Tanti appassionati ci chiamato e ci dicono 'ma anche voi siete chiusi'? Dovevamo un minimo far capire la situazione!"

E' a quel punto che cerchiamo di mettere un punto chiaro: Bimota non naviga in buone acque per usare un eufemismo, mentre di contro voi state andando bene, siete un riferimento ed è importante continuare a sottolinearlo. E' giusto?



"Fai conto che nell'ultimo anno, che Bimota è stata operativa uguale a zero, tutti gli appassionati di Bimota anche di moto moderne, si sono rivolte a noi perchè abbiamo anche i fornitori in comune. Siamo riusciti a risolvere anche situazioni difficili fuori dall'italia per moto moderne. Siamo riusciti veramente ad essere un punto di riferimento di Bimota nel mondo, ed in più siamo un riferimento per le moto dal '73 al '96.

Con Chiancianese e Longoni abbiamo diviso l'azienda, io ho preso tutta la parte storica dell'azienda, e loro quella moderna a Rimini.

Il marchio è rimasto a Chiancianese e Longoni, ma io ho un contratto di vendita della parte storica, io mi occupo di storico. Ma cosniderando che mi occupo di moto fino al 2006...tanto storico non è".

E' chiaro e preciso (oltre che cordiale) Paolo Girotti, personaggio da conoscere per chi ama le moto, considerando anche come sia stato tra i papà di moto come la DB7 "L'ho fatta io quando lavoravo in Bimota. Quella, la DB9, io ho fatto la Tesi 3D, insieme a Borghesan ed Acquaviva, lavoravo come modellista".

"A me mancano solo gli ultimi dieci anni di Bimota, come progetti e brevetti, sennò ho in uso tutto".

La situazione dunque sembra estremamente chiara. A tenere a galla Bimota sembra esserci questa realtà bella e romantica. Già...ma l'azienda?

Arriva la smentita di Bimota

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Ricordate? Avevamo provato a chiamare senza avere alcuna risposta. Al contempo avevamo mandato una mail: nulla. Sembrava tutto chiaro e pronto, ed invece, pochi giorni dopo giunge un comunicato stampa che riportiamo di seguito integralmente:

"Rimini 7 settembre 2017 – La Bimota continua ora a “creare sogni” in una nuova sede operativa, uno stabile artigianale a poche centinaia di metri dalla storica struttura di via Lea Giaccaglia a Rimini. Gli spazi sono nuovi, luminosi ed organizzati. La disposizione su un unico piano consente un flusso di produzione delle moto snello ed agevole per una fabbrica artigianale quale e’ Bimota.
Una ulteriore struttura dislocata ospita le componenti dei modelli fuori produzione.
Nel nuovo stabile sono gia’ nate le prime moto.
Nonostante gli inevitabili disguidi dovuti ad una fase di trasloco ancora non ultimata, il ritmo di produzione sta riprendendo a ritmi regolari grazie ad uno staff sempre piu’ selezionato e competente.

La disponibilita’ a fornire servizio ed assistenza ai nostri clienti in tutto il mondo e ai nostri importatori rimane l’impegno principale in questo momento fino a quando la recente rilocazione sara’ completamente portata a termine.

Il centralino al momento e’ attivo dalle 9:00 alle 17:00 con un numero di telefono temporaneo: +39 0541 391290; l’indirizzo email rimane lo stesso. Ulteriori aggiornamenti verranno pubblicati direttamente sul sito www.bimota.it.

In ultima battuta si puo’ dire che certamente la Bimota non e’ estinta.

Nelle ultime settimane l’azienda e’ stata anche oggetto di attenzione da parte di diversi gruppi interessati al marchio; ulteriore conferma del prestigio che la Bimota continua ad avere da sempre."

Qualcosa però non torna...

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Oh, finalmente una comunicazione chiara, precisa, evidente. Eppure...qualcosa non torna. Il comunicato è scritto nel corpo della mail direttamente, e fin qui non ci sarebbero problemi. Peccato però non ci siano firme in calce e sopratutto, non vi sia alcuna foto a supporto di quanto scritto.

C'è però quel numero di centralino, oltre alla mail che avevamo già usato per chiedere informazioni all'inizio della nostra storia.

Decidiamo di chiamare. A risponderci una ragazza molto cordiale che ci rassicura ma non ci può offrire spiegazioni: "Ah, mi ricordo della sua mail, avevo provveduto a girarla immediatamente. Riscriva tranquillamente, vedrà che in un paio di giorni massimo le risponderanno. E passi a trovarci quando capiterà".

A quel punto è fatta: avremo ulteriori rassicurazioni pensiamo tra di noi, speranzosi di poter rivivere moto di siffatta bellezza nel nostro intimo di giornalisti e tester. Vogliamo vederci chiaro su quel comunicato stampa. Ed allora scriviamo chiedendo lumi su tre punti:

- la produzione è stata riavviata. Quali prodotti sono stati già realizzati?
- Il ciclo produttivo è oramai avviato stabilmente? Se no per quando si stima sarà? (sempre in riferimento alla natura artigianale Bimota ovviamente)
- se vi è stabilità a livello di proprietà, considerando come si parli di richieste di attenzione di gruppi interessati al marchio. Non volendo sapere quali per ovvi motivi di privacy e di rispetto per eventuali trattative, questo denota una necessità o una scelta?

Sono passati due giorni. Nessuna risposta. Peccato, ma noi continueremo ad attendere.

La speranza? Che quanto scritto sul comunicato stampa di Bimota trovi conferma al 100% nel prossimo futuro, che qualche organo in azienda ci possa confortare ancor di più con prove di supporto, e che questo glorioso marchio possa tornare ai fasti che merita.

La paura è che, al di la di alcuni comunicati stampa di rassicurazione, come dice il detto popolare "chi vive sperando, muore penando".

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