Ezpeleta: "Valentino come Enzo Ferrari". Che c’azzecca?

Il CEO della Dorna paragona Valentino Rossi ad Enzo Ferrari

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Fa discutere la dichiarazione di Carmelo Ezpeleta, patron Dorna - società promoter della MotoGP, del Mondiale SBK e del CEV - che in una recente intervista a Repubblica “idolatra” Valentino Rossi, posto a essenza ed emblema del Motomondiale e lo paragona al Drake di Maranello: “Rossi non se ne andrà mai dalla MotoGP. Lui è il nostro Enzo Ferrari”. Ezpeleta ripete quanto aveva già affermato nel novembre 2016 a Valencia durante la cerimonia Dorna per i 25 anni di gestione del Motomondiale.

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Allora Carmelo disse: “Nella storia c’è uno che ha fatto come lui, anche se non da pilota, ed è stato Enzo Ferrari, che ha colorato la Formula 1 di rosso mentre Valentino è il giallo della MotoGP”. Repetita iuvant. I paragoni, anche fra due “grandi”, sono sempre antipatici e alla fin fine c’è sempre uno che ne esce sminuito, se non bruciacchiato. Ora, chi non sa che Valentino Rossi – grazie ai suoi meriti in pista e fuori e a una precisa impostazione Dorna supportata dal tam tam mediatico monocorde – è da quasi 20 anni l’identificazione del motociclismo in Italia e nel mondo? Ciò esalta il 9 volte iridato pesarese ma dimostra quanto sia “fragile” il Motomondiale le cui fortune e la stessa identità si reggono su un unico pilota-star.

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Ezpeleta, comunque, rassicura sul futuro del Motomondiale: non perché irromperanno sulla scena nuovi grandi giovani campioni ma perché: “Vale non se ne andrà mai dalla MotoGP…”. In effetti don Carmelo, nella sua lunga intervista in cui fra l’altro lancia dal 2019 il Mondiale delle moto… elettriche, parla solo di Rossi, non nominando nessun altro pilota della MotoGP. Tant’è. Senza entrare troppo nel merito (servirebbero pagine su pagine), veniamo al rapporto Rossi-Ferrari: geniale “ingegnere” il primo, geniale “dottore” il secondo. Due personaggi “unici” del motorismo mondiale, in epoche molto differenti, diversi per indole e per carattere, per formazione tecnica e culturale, forgiati in due mestieri diversi, accumunati dall’amore per le sfide, per i motori, per le corse, per il rischio, nell’esaltazione della lotta per la vittoria. Sì, entrambi piloti.

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L’emiliano sulle 4 ruote sui circuiti polverosi (debutta nel 1919 con un quarto posto nella Parma-Poggio di Berceto) dove a volte i corridori si perdevano nelle nebbie e alcuni tagliavano il traguardo dopo ore, quando la bandiera a scacchi non.. c’era più; poi “il” costruttore più geniale e più famoso di macchine da sogno, non solo in pista. Il marchigiano sulle 2 ruote, moto e circuiti iper tecnologici, corse show-business, 20 anni super vincente e avviato a un altrettanto vincente carriera da manager-imprenditore , ma non costruttore (per ora….). Le somiglianze finiscono qui. Enzo Ferrari: “Sono uno che ha sognato di essere Ferrari”. Valentino Rossi: “Pensa se non ci avessi provato!”.

ASSEN, NETHERLANDS - JUNE 26:  Carmelo Ezpeleta of Spain and  Dorna CEO   speaks during the press conference during the MotoGP Netherlands - Qualifying at TT Assen Circuit on June 26, 2015 in Assen, Netherlands.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Ma il genio di Ferrari supera lo stesso sogno del corridore che nel 1929 organizza la sua prima scuderia-corse con le Alfa vincendo con Nuvolari, Varzi, Campari, Fagioli, Chiron impegnandosi al top anche nel motociclismo con moto Norton, Rudge, Benelli, MM affidate a Sandri, Aldrighetti, Baschieri, Ghersi, Pigorini, Piero Taruffi che sarà poi l’ultimo vincitore della tragica Mille Miglia 1957 alla guida di un bolide del Cavallino. Quella Ferrari – fabbrica di auto più veloci e ammalianti dei sogni - c’è ancora, tutt’oggi, emblema di una Italia laboriosa e vincente, cui tutti, ovunque, rendono doveroso omaggio. Una storia piena di futuro basata su tre capisaldi del Drake, indelebili: “La sfortuna non esiste”, “Il secondo è il primo degli sconfitti”, “Sono io il responsabile dei miei fallimenti”. Tradotto, mai cullarsi sui trionfi acquisiti, mai cercare scuse dopo una sconfitta.

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Quale lezione (anche) per il motociclismo odierno e per i suoi protagonisti! Scrisse Enzo Biagi: “Ferrari sa che tutto ha un prezzo e quello del successo è più alto. Ma paga tutto e sempre e non presenta mai il suo conto”. Sconsolato il Drake analizzava il suo tempo: “Non mi piace più questo mondo dove la violenza ha preso il posto della ragione”. Un genio come Colin Chapman fra l’altro ideatore della Lotus F1 diceva: “Ferrari è uno dei benefattori dell’automobile. E di più”. E Agnelli: “E’ uno allenato a vincere”.

Chi scrive queste note è stato tante volte (anche) in Cina, dai primi anni ’70: ovunque, anche nei paesi rurali sapevano chi era Ferrari: in qualche sperduta abitazione di contadini c’era una foto sbiadita di una macchina da corsa del Cavallino. Nominando Ferrari seguiva sempre una esclamazione di giubilo e rispetto dei presenti. Enzo Ferrari era l’Italia ieri e la sua Ferrari è ancora oggi l’Italia nel mondo. Personaggio unico e scomodo. Di grande autorevolezza e dignità culturale, di grande autonomia di giudizio, senza guinzaglio. Impareggiabile, capace di imporsi ai venti, spesso impetuosi, delle vicende caduche della vita. Gigante anche nei suoi errori. Essere paragonati a uno così si rischia più che correre in pista a 300 Kmh. Perché, si sa, avvicinarsi troppo al sole si può finire come Icaro.

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