Jonathan Rea: "Ecco la ricetta per rilanciare la Superbike"

In una lunga intervista, il Numero 1 della Superbike ha dato la sua personale ricetta per il rilancio della Superbike. E ha lanciato qualche frecciatina al compagno di squadra Tom Sykes...

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E' un Jonathan Rea senza peli sulla lingua, quello intervistato da Cycle World. Il 30enne nord-irlandese, due volte campione delle derivate di serie (e prossimo a mettersi in cassaforte anche la terza corona...), si è concesso a cuore aperto al portale americano: ha parlato del suo vincente passaggio in Kawasaki, del suo futuro e del momento in cui deciderà di appendere il casco al chiodo.

E anche dei suoi colleghi: non solo del compagno di squadra Tom Sykes, a cui è legato da un rapporto in più occasioni piuttosto burrascoso, ma anche del compianto Nicky Hayden, il collega statunitense scomparso lo scorso 22 maggio in seguito al tragico incidente di Riccione.

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Di seguito, qualche interessante stralcio dell'intervista:

Sul passaggio Honda-Kawasaki

"Quando arrivai in Honda non ero pronto a vincere il Mondiale. Sì, lottavo nella Top Five e vincevo alcune gare... ma non era abbastanza. Poi, mentre io facevo dei passi avanti, la moto non faceva altrettanto e nel tempo è diventato molto più difficile perché i nostri avversari non stavano certo ad aspettarci. Honda è stata un'ottima scuola, ho lavorato con grandissimi ingegneri, ma gli ultimi anni sono stati difficili anche se io ho cercato di dare sempre il meglio di me stesso. La prima volta che ho guidato la Kawasaki ho capito che avremmo disputato un'ottima stagione: male che ti vada, con questa moto puoi sempre chiudere a podio. Con la Honda per fare gli stessi risultati dovevano allinearsi i pianeti..."

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Sui colleghi: il team-mate Tom Sykes e il compianto Nicky Hayden

"Tom guida questa moto da anni, la conosce meglio di chiunque altro. Ma non è mai stato in grado di adattarsi del tutto, il che è strano. Ha sempre lamentato dei problemi con cui io sono in disaccordo, ma che spesso lo hanno rallentato e gli hanno impedito di essere forte fino alla fine delle gare: ad esempio, lui distrugge la gomma posteriore. Alla fine, comunque, anche lui ha capito che avrebbe dovuto cambiare il suo stile di guida. (...) Personalmente, ho dalla mia il fatto che riesco facilmente ad adattarmi, a cambiare il mio modo di guidare (...) Dopo un anno in Kawasaki, ad Akashi hanno molto apprezzato i miei commenti, e ora stanno sviluppando la moto nella giusta direzione"

"Nicky era una splendida persona. E in pista era un professionista assoluto. Era uno di quei ragazzi che ti fanno proprio capire cosa voglia dire la passione! Ha avuto una vita e una carriera splendide: ha ottenuto molto in AMA Superbike, in MotoGP, in WSBK... il motociclismo ha perso una grande persona, un grande atleta e un grande ambasciatore. Molti dei commenti sui social network non arrivavano solo dal mondo dei motori, ma anche di molti altri sport... segno di quanto Nicky fosse amato e di quanto la sua scomparsa abbia toccato tutti quanti"

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Sul suo futuro

"Sono fortunato. I miei fratelli lavorano tutto il giorno, io ho potuto viaggiare molto con il motociclismo: ok, devo fare molti sacrifici, ma ho l'opportunità di lavorare assieme a persone fantastiche e mi pagano bene per questo. Spero che continui più a lungo possibile!"

"Ovviamente mi piace pensare al futuro ma sono felice di ciò che ho ora: i risultati arrivano, sono il pilota di un grande marchio... non penso al ritiro, ma non mi ci vedo nemmeno a correre fino a 40 anni. Credo che alla metà dei 30 anni sia il momento giusto di smettere, e lasciare che il mio corpo si riposi un po'. Alle volte allenarsi è proprio una rottura di ca**o: vorresti passare la giornata sul divano e non puoi, vorresti andare in vacanza con la tua famiglia e non puoi, magari perché hai una gara il week end dopo (...). Ora, comunque, sto vivendo un sogno: ho una bella famiglia, sono in salute e le cose in pista vanno bene!"

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Infine, il due volte iridato delle derivate di serie ha dato la sua personale ricetta per il rilancio di un Mondiale SBK in crisi di ascolti: più impegno da parte delle case, una maggiore considerazione del Campionato da parte dei Costruttori e dei loro reparti corse.

"Con le nuove regole si vorrebbe avvicinare la Superbike alla Superstock... io sono un pilota, guido tutto quello che mi danno. Anche se ovviamente è più bello guidare moto esotiche, e con l'esperienza che ho non sarebbe così avvincente pilotare una Stock. Sono però d'accordo sul fatto che bisogni cambiare qualcosa, perché è vero che il Campionato è dominato da due costruttori, mentre gli altri lottano per le posizioni di rincalzo. Tuttavia penso che andare nella direzione della Superstock non aiuterebbe: anche nei campionati Stock la musica è la stessa, ci sono uno-due costruttori che dominano e gli altri che fanno da comparse. Con regole da Stock le case italiane beneficerebbero molto di concessioni sulle omologazioni, mentre i Giapponesi che producono moto in massa non avrebbero gli stessi vantaggi"

"Qualcosa va fatto per rendere il Campionato più emozionante: ora come ora credo che i migliori piloti siano sulle migliori moto, e questo fa si che la differenza si veda molto... quando BMW era qui in forma ufficiale, stavano davanti. Quando Aprilia era qui in forma ufficiale, stavano davanti... Dorna dovrebbe trovare un modo per convincere i costruttori a investire denaro nella Superbike. Sono sicuro al 100% che, se Yamaha o Honda fossero qui ufficialmente, potrebbero giocarsi la vittoria. La differenza tra loro e Ducati/Kawasaki è che queste ultime spendono molti soldi in WSBK. Ma sarebbe corretto penalizzare Ducati e Kawasaki perché prendono seriamente questo Campionato?".

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