Andrea Migno resta in VR46

La possibilità di mandare via Migno per far posto a Dennis Foggia ha scatenato una serie di polemiche sul web.

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La possibile defenestrazione del giovane Andrea Migno da parte del Sky Racing Team VR46 in favore dell’arrivo del dominatore del CEV Dennis Foggia, ha, tanto per cambiare, scatenato un vespaio digitale. Online si sono succeduti commenti al vetriolo contro il team di talenti di Valentino Rossi e la sua gestione, tutti in cattedra, con le loro Lauree ad Honorem dispensate da un rediviva Scuola Radio Elettra dell’etere.

Ora, le cose non sembrano più stare a questo modo. In Moto3 arriverà sì Dennis Foggia, ma in coppia con Andrea Migno, insieme alla riconferma di Bulega, decisione che dovrebbe portare la scuderia a schierare tre moto per la stagione 2018.

Inutili e sterili polemiche, da camping se vogliamo, ringalluzzite dalla 10^ tappa del Motomondiale di Brno. Non serviva certo “il caso” Fenati per dimostrare che si può essere forti anche fuori dall’Academy, ma resta comunque la certezza che alcuni ragazzi, pochi in verità, hanno avuto l'opportunità di crescere. Alcuni di loro hanno avuto anche la possibilità di correre senza necessariamente avere grandi sponsor o bravi manager alle spalle. Non si tratta di difendere a spada tratta la “struttura” dell’Academy e le sue decisioni, siamo pur sempre in presenza di “uomini” con pregi, difetti, debolezze e limiti, ma ce ne fossero di esempi simili.

Non dimentichiamo un aspetto importante per correre occorrono molti soldi, molti...
E il pilota è un prodotto che in cambio di soldi “regala” visibilità. E’ logico che le aziende che investono puntano a questo, al ritorno di comunicazione e alla visibilità. Lo Sky Racing Team VR46, come tutti gli altri team del mondiale, non vive d'aria e non è al di sopra delle parti, come tutti devono stare alle regole del gioco ed essere competivi. Questo fino a quando avranno bisogno di sponsor e aziende esterne che li sostengono. Il giorno in cui i genitori dei giovani piloti decideranno di auto finanziarsi per partecipare alle gare, allora tutti saranno liberi di scegliere i rider in base alle loro preferenze personali. Oggi tutti biondi, domani tutti con gli occhi neri. Ma oggi, per tutti quelli che decidono di voler correre in questo sport oneroso, le regole sono e saranno sempre più stringenti. 

In alternativa ci sono altri sport in cui cimentarsi, più economici e alla portata di tutti. Non parliamo di 4/6.000 euro per una stagione in minimoto da privato all’età di sei anni. Se si inizia così quanto costerà quando la giovane promessa sarà più grandicella?

VR46 segue, come tutti, le regole scritte e imposte da altri, cercando di non andare in rosso a fine anno. Una volta c’erano più sponsor, più soldi facili per tutti. Responsabili marketing delle aziende di manica larga, meno presenti, meno rompiscatole verso i team, dirigenti che pretendevano meno...

Non è lo sport che è cambiato, ci sono solo meno sponsor. Anni fa era più semplice trovare uno sponsor, i team importanti erano assediati dagli sponsor, addirittura sceglievano loro i piloti. Oggi i team fanno fatica a stare in piedi e cercano “finanziamenti” anche dai piloti. Una volta lo sponsor pagava la fattura e si stampava il calendario e i poster con le foto della moto da regalare ai clienti, nel paddock non lo vedevi ne sentivi durante tutta la stagione. Se lo sponsor pretendeva troppo via, avanti un altro.

Cari tuttologi, magari, prima di criticare tutto e tutti cimentatevi nella pratica del Team Manager e nel trovare i soldi per pagare le moto, i ricambi, la benzina, le gomme, le trasferte, i meccanici, le ombrelline, i motor Home e via dicendo… 

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