Giugliano, test SBK "decisivo". Quando Kel Carruthers provò la Benelli e vinse il mondiale

L'asso capitolino gioca l'ultima carta per rientrare nel mondiale Superbike

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In questi giorni di bonaccia fa notizia il test di due giorni al Lausitzring di Davide Giugliano sulla Red Bull Honda SBK già dello scomparso Nicky Hayden. Per il pilota italiano ex Ducati ed ex Bmw il test con Ten Kate è una opportunità importante per verificare le reali condizioni fisiche dopo le note disavventure delle ultime stagioni e il livello di feeling con una moto fin qui tutt’altro che competitiva. Insomma, il pilota romano, dopo l’esperienza non proprio proficua in Ducati e l’ultima l’avventura altalenante nel British Superbike gioca l’ultima carta per rientrare nel giro mondiale.

Il 28enne pilota capitolino ha subito numerosi incidenti, specie quello dei test a Phillip Island di 3 anni fa quando fu costretto a dare forfait alle prime quattro gare di stagione ma recuperando poi alla grande nel rientro di Imola con l’exploit della Superpole e lo splendido podio in Gara1, una dimostrazione di grande temperamento, grande grinta e straordinarie doti di recupero, gran pelo sullo stomaco.

Ribadiamo quanto già scritto in precedenza: “Davide è un pilota particolarmente aggressivo, molto generoso. Ma la domanda s’impone: il pilota capitolino è spesso costretto a … “strafare” per sopperire all’inferiorità del suo mezzo meccanico o perché manca della necessaria “freddezza” nella gestione della gara, quella dote che fa la differenza fra un campione e un fuoriclasse?”.

Il test di questi due giorni non scioglierà il nodo ma in caso di flop lo sbocco per Davide è quello di appendere il casco al chiodo. Ovviamente c’è da auspicare che tutto vada per il meglio e che la Sbk iridata possa ritrovare uno dei suoi più discussi ma anche interessanti protagonisti. Altri piloti in altre epoche hanno avuto, proprio grazie a test “estemporanei”, la carta vincente per spiccare il volo. Fra questi, come non ricordare l’australiano Kel Carruthers nel mondiale 1969?

Quell’anno, la Benelli si prepara con grande impegno e fiducia all’attacco nella 350 contro le Mv Agusta di Agostini e nella 250 contro le Marche giapponesi, spagnole, tedesche. Anche perché la Casa pesarese esce trionfalmente con Renzo Pasolini dalla Mototemporada primaverile, un vero e proprio precampionato iridato. Ma l’avvio iridato è disastroso.

Nell’ouverture di Jarama, Pasolini incappa in due cadute nella 250. L’occhialuto riminese si ripete (con frattura della clavicola) ad Hockenheim. Per cui la Benelli a Le Mans ricorre a Walter Villa e a Eugenio Lazzarini non tirando fuori il classico ragno dal buco. In piena crisi, la Casa pesarese chiama l’australiano Kelvin Carruthers per una seduta di prove sul circuito di Modena.

Il test è confortante. Tanto da convincere la Casa del “ leoncino” a tentare l’avventura del celeberrimo e durissimo Tourist Trophy. Addirittura affida un’altra “quattro cilindri” all’inglese Phil Read. E fu l’apoteosi. Sfortunato Read, costretto a cedere il secondo posto sul finale per un banale guasto elettrico al bolide grigio-verde. Invece l’australiano trionfa. Parte subito a razzo e tiene la testa per l’intera corsa tagliando il traguardo (nuovo record 250 del TT) con un vantaggio di ... 3’24” (sì avete letto bene, 3 minuti e 24 secondi su una corsa di oltre 200 km!) sul canadese Frank Perris (Yamaha) e quasi 5’ (5 minuti!) sulla rivelazione spagnola Santiago Herrero, leader della classifica iridata con la rivoluzionaria monocilindrica iberica a due tempi Hossa.

Un vero e proprio exploit che concede il tris alla Benelli (già trionfatrice all’isola di Man nel 1939 con l’inglese Mellors e nel 1950 con Dario Ambrosini) e apre la strada per il titolo di campione del Mondo della quarto di litro 1969 che giungerà a fine stagione nell’ultima gara jugoslava di Abbazia. Nel 1969 un “tester” d’eccezione diventò campione del Mondo. Ma non fu sempre così. Ma queste sono altre storie … In bocca al lupo a Davide Giugliano!

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