Chrono Alps 2017: la quinta lascia il segno

Unica testata online invitata dagli organizzatori, motoblog vi racconta come è andata la quinta edizione della Chrono Alps 500.

In questi ultimi quattro anni vi abbiamo raccontato le edizioni di Chrono Alps 500. L’idea nasce dalla mente di Francesco Lonati, titolare di Harley-Davidson Brescia e sponsoring dealer del Brescia HOG Chapter, nonché collezionista di moto e auto d’epoca, con cui ha partecipato anche alla 1000 Miglia. Ispirandosi proprio a questa competizione di regolarità, nel 2013 dà vita alla prima edizione di questo evento unico nel suo genere riservato a moto made in USA.

Pur essendo una competizione di regolarità a tutti gli effetti non occorre avere una licenza di pilota, né tanto meno essere iscritti all’HOG o al Brescia Chapter. È sufficiente avere una Harley-Davidson (o una Buell) di qualsiasi modello e anno, tanta voglia di divertirsi e un pizzico di spirito competitivo.

Spirito che non è mancato neppure in questa edizione, con i favoriti di sempre Domenico Rosa e Ottorino Pellini, vincitori delle edizioni 2015 e 2016, dopo due secondi posti nel 2013 e 2014, che quest’anno si sono dovuti accontentare, si fa per dire, della terza posizione. Ma prima della classifica vediamo quale è stato il percorso di questa edizione e come è andata.

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Ogni anno, pur mantenendo la formula originaria, la Chrono cambia oltre al percorso anche alcuni aspetti e dettagli modalità, così come cambia regolarmente il motto che accompagna ciascuna edizione e che quest’anno è: la quinta lascia il segno. L’edizione 2017 è quella che ha inaugurato una tappa notturna e l’unica con la partenza fissata nella giornata di giovedì, per la cronaca il 13 luglio.

L’andamento della manifestazione è gestito dal Brescia HOG Chapter, con tutto lo staff sempre pronto a dare una mano quando serve, in particolare dal Safety Officer Oliviero Saleri e da Marina Toselli, entrambi dell’agenzia AS.U.AR. di Brescia. Quest’anno gli equipaggi iscritti sono 74, per un totale di quasi un centinaio di persone, raggiungendo così il numero chiuso di questa edizione, necessario per garantire una ottimale gestione dell’evento e una sistemazione alberghiera di tutto rispetto e soprattutto nella stessa struttura. Gli organizzatori sono riusciti a mantenere il costo dell’iscrizione entro i 300 euro, che comprendono due pernottamenti in hotel a 4 stelle, tre cene, due ristori, la T-shirt e la patch dell’evento.

Il regolamento è semplice ma rigido e segue proprio quello delle gare di regolarità motoristiche: il percorso viene indicato da un road book, del tutto simile a quello dei rally e ogni tappa giornaliera è divisa in prove speciali cronometrate; in questa edizione dovevano essere in totale 10. Mentre il tempo di percorrenza dell’intero itinerario offre ampia libertà, pur dovendo rispettare un orario di massima per presentarsi all’inizio di ogni PS prima che questa chiuda, le speciali vanno percorse avvicinandosi il più possibile al tempo imposto. Le penalità sono date dai centesimi di secondo di ritardo o anticipo rispetto al tempo stabilito. Vince ovviamente chi totalizza meno penalità.

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La partenza avviene come da tradizione presso la sede di Harley-Davidson Brescia in viale Sant’Eufemia, con lo start dato dallo stesso Lonati alle 19 in punto. L’organizzazione per il secondo anno ci assegna il numero 1, quindi siamo i primi a partire.

Il percorso è il più breve delle tre giornate, meno di 178 chilometri, ma comunque impegnativo e conta le prima due speciali. La prima è a pochissimi chilometri dallo start, in località Botticino. Qui purtroppo notiamo che il tempo di 6 minuti dato per percorrere i 4,2 km alla media di 42 km/h è decisamente troppo poco, data la presenza di numerosi semafori, e giungiamo alla fine a Rezzato con oltre due minuti di ritardo. La stessa sorte tocca a molti equipaggi, per cui l’organizzazione decide saggiamente di annullare questa prova.

E così siamo di nuovo tutti alla pari, pronti per la seconda speciale di Salò, a 33 km dalla partenza, molto breve, appena 3,4 km da percorrere in cinque minuti esatti alla media di 40 km/h. Qui abbiamo la seconda sorpresa. I cronometristi di Crono Car Service sembrano quasi sorpresi di vederci arrivare così presto. A questo si sommano alcune incomprensioni alla partenza, che prevede, così come l’arrivo, una zona delimitata di alcuni metri dove è vietato mettere i piedi a terra che sembra venire ignorata dagli addetti al cronometro.

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Il risultato è che il passaggio del nostro equipaggio a Barbarano, nei pressi di Gardone Riviera, insieme a quello di altri due equipaggi non viene conteggiato. Prontamente gli organizzatori, rimediando a un errore non loro, sistemano la faccenda e alla fine della competizione assegneranno ai nostri tre equipaggi un tempo risultante dalla media di tutte le altre prove speciali. Queste sono le regole delle competizioni di regolarità.

Dopo aver costeggiato la sponda ovest del Lago di Garda, passando anche per l’incantevole lago di Toblino, nei pressi di Arco di Trento rallentiamo un po’ il passo e iniziamo a farci superare dai primi concorrenti, tanto per non viaggiare sempre in solitaria. Inizia a fare buio e torna utile la torcia tipo minatore da fissare al casco già utilizzata in occasione della Italy 500 Miles, anche se il programma odierno prevede un percorso a “navigazione facilitata”. Peccato solo che il meteo ci metta lo zampino e poco dopo aver superato Trento inizi a piovere, ma dopo una breve sosta giungiamo a Bolzano intorno alle 22.30 dove, presso l’hotel Four Points by Sheraton, ci aspetta una bella cena a buffet.

L’indomani si parte di buon’ora per la seconda giornata; come sempre siamo i primi a partire alle 9 in punto. La destinazione finale sarà sempre Bolzano, dopo un percorso ricco di curve e di paesaggi mozzafiato, come da tradizione di questo evento. Alle porte della città notiamo subito diverse frane che, lo scopriremo più tardi, influiranno anche sulla nostra gara.

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La seconda tappa prevede ben 320 km da percorrere in 8 ore alla media di 40 km/h. Ricordiamo che il tempo indicato nel road book è puramente indicativo, mentre quello che determina la classifica finale è quello delle speciali, che devono essere effettuate cronometro alla mano e spaccando il centesimo di secondo. Ogni centesimo di ritardo o anticipo determina infatti un punto di penalità, fino a un massimo di 300.

Il percorso si snoda lungo i bellissimi passi del Trentino Alto Adige. Ci dirigiamo in direzione del lago di Carezza, passando per la Val di Fassa, Canazei, il passo Pordoi a 2.239 metri d’altitudine, con i suoi 27 tornanti, Arabba e poi il Passo Falzarego, a 2.109 metri, dove è fissato l’arrivo della prima prova speciale della seconda tappa, con partenza a Castello di Andraz, nei pressi di Livinallongo del Col di Lana. Questa volta non sfiguriamo e usciamo con soli 29 centesimi di ritardo, rispetto agli 11 minuti imposto per percorrere gli 8,7 km alla media di 47,45 km/h.

Una breve sosta per il ristoro e si riparte in direzione di Cortina d’Ampezzo, dove avviene la seconda speciale della giornata, da dove usciamo nei pressi della Chiesa di Ospitale con un +36 rispetto ai 10 minuti richiesti per percorrere i 7 km alla media di 42 km/h. Seguendo le indicazioni per Brunico e Bressanone superiamo Dobbiaco e Brunico entrando in Val Badia.

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Poco prima dell’abitato di Corvara c’è la lunga terza speciale, dove spuntiamo un meno dignitoso +122 all’arrivo, situato a Selva di Val Gardena. I 15 km, che comprendono il Passo Gardena a 2.121 metri, sono da percorrere in 30 minuti e quasi tutti gli equipaggi giungono col largo anticipo, fermandosi e attendendo il tempo rimanente prima del “punto di non ritorno” dove è sistemata la fotocellula.

Il rientro a Bolzano avviene attraverso la Val Gardena. Ci aggreghiamo a un gruppo “tecnologicamente avanzato” composto dai due equipaggi Andrea Canestri e Sonia Mighetti, con il Breakout CVO numero 20, giunti secondi nell’edizione 2016, e Carlo Canestri e Chiara Ferretti su Night Rod col numero 21, giunti decimi nell’edizione 2015. Sono loro che poco prima dell’arrivo nel capoluogo ci comunicano che l’ultima speciale tra Auna di Sopra e Sarentino è stata annullata per impraticabilità della strada dovuta a un’altra frana.

Rientrati in hotel poco dopo le 17.30 passiamo la serata in centro a Bolzano cenando alla birreria tipica Hopfen & Co Bozner Brau e l’indomani la terza e ultima tappa  di 271 km in direzione Brescia parte alle 10.30. In direzione di Merano, dopo Nalles percorriamo un tratto tutto a curve lungo la SP10 che termina nel piccolo paese di Prissiano.

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Da qui si prosegue per Castelfondo dove, dopo una cinquantina di chilometri dalla partenza, ha luogo la prima speciale di 17,4 km da percorrere in 32 minuti alla media di poco più di 32 km/h lungo le provinciali SP43, SP86, e SP6 fino a Marcena. Riusciamo a sbagliare strada ma perdiamo solo un paio di minuti e giungiamo comunque in anticipo di almeno 5 minuti. Qui totalizziamo il nostro miglior tempo, con 21 centesimi di penalità, la media tenuta lungo tutta la gara dagli equipaggi che si giocano il primo posto.

Terminata la PS si prosegue per Malè e Dimaro percorrendo la SS42 lungo il torrente Noce e da qui seguiamo le indicazioni per il Passo del Tonale, già visitato nell’edizione 2014, dove giungiamo all’ora di pranzo per una breve sosta, come sempre organizzata dal Brescia Chapter. Terminata la sosta seguiamo le indicazioni per Edolo, Brescia e Lago d’Iseo.

Le ultime tre speciali sono piuttosto ravvicinate tra loro. La seconda è in località Breno e termina a Cividate Camuno dopo 5,8 km da percorrere in 8 minuti alla media di 43,5 km/h, una media anch’essa un po’ alta, soprattutto visto che si passa per centri abitati e lungo il percorso è presente un passaggio a livello. Lo troviamo chiuso e aspettiamo insieme ad altri concorrenti; non appena la sbarra di alza sembra la partenza della MotoGP. Giungiamo con oltre due minuti di ritardo, ma anche questa prova speciale verrà “sanata” con il solito tempo medio.

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La successiva è ad appena 7 chilometri dal termine della seconda, in località Darfo Boario Terme: 11,2 km da percorrere in 16 minuti alla media di 42 km/h fino a Pian Camuno, dove giungiamo con soli 55 centesimi di anticipo. Superato il lago d’Iseo costeggiando la sponda orientale ci avviciniamo alla metà finale.

Prima però l’ultima speciale, che parte dall’interno dell’azienda Lonati di Brescia, gentilmente messa a disposizione dal dealer Francesco, e termina a pochi chilometri dall’arrivo. I 5,1 km sono da percorrere in 7 minuti alla media di oltre 43 km/h. Non bisogna sbagliare strada ma noi ci riusciamo, confusi anche dal via via di moto che vanno in tutte le direzioni, avendo alcuni concorrenti già terminato la gara. E così sbagliamo clamorosamente l’ultima prova speciale totalizzando un pessimo 300.

All’arrivo c’è tempo per riposarsi in attesa della grande grigliata offerta dagli organizzatori all’interno della sede di Harley-Davidson Brescia. Giusto due gocce d’acqua si fanno sentire ma ci regalano anche un bellissimo arcobaleno. Al termine della cena Oliviero Saleri e Francesco Lonati premiano i vincitori.

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Il podio è piuttosto combattuto. Come accennato terzo classificato è l’equipaggio Rosa/Pellini su Road King Classic con il numero 6, numero di gara che mantengono come portafortuna fin dalla prima edizione, dopo aver vinto quelle del 2015 e 2016. Si portano a casa un orologio Harley-Davidson e un buono da 500 euro spendibile presso la concessionaria H-D Brescia. Con soli due centesimi di vantaggio Carlo Alberto Capoferri su Street Glide, decimo nel 2016 dopo un secondo posto nel 2015, replica il risultato di due anni fa, vincendo il cronografo e un buono da 1.000 euro, mentre vincitore dell’edizione 2017 è Cristian Meneghelli su Softail Spinger con un totale di 77 penalità, che vince l’orologio firmato H-D e un viaggio in moto negli Stati Uniti offerto da Panorama Viaggi.

Gli altri premi in palio sono andati a Mauro Mascazzini con un Fat Boy del 1994, che vince il premio per la moto più anziana; primo equipaggio straniero è quello composto da Harry e Christiane Rohda su Ultra Limited, mentre Il tedesco Reiner Bornemann è il biker che arriva da più lontano, anche lui su Ultra Limited. Quest’anno purtroppo non assegnato il premio alla prima lady classificata, in quanto le donne, contrariamente alle altre edizioni, erano presenti solo in veste di navigatrici. Quasi scontato invece il premio al primo team classificato, che è andato come da tradizione al Brescia HOG Chapter.

Noi ci siamo classificati 43esimi, con un totale di 683 centesimi di penalità, pari a quasi 7 secondi di scarto totali. Un risultato non molto soddisfacente, dovuto soprattutto all’ultima speciale sbagliata in pieno, che ci ha penalizzati di 300 centesimi e ha oltretutto abbassato la media a 60 centesimi, utilizzata per le due speciali “mancate” per errore dei cronometristi e per il passaggio a livello. Senza quell’errore saremmo potuti giungere tra i primi 25, questo tanto per dire quanto poco ci vuole a perdere le prime posizioni.

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Arrivare tra i primi classificati non è infatti impresa facile. Non a caso il primo classificato partecipa a gare di regolarità in Vespa, come il vincitore della prima edizione Aldo Benardelli, mentre l’equipaggio Rosa/Pellini può contare sull’abilità di Ottorino che si dedica abitualmente a gare di regolarità per auto storiche come la 1000 Miglia o la Coppa d’oro delle Dolomiti su una Triumph TR2 Sport del 1954.

Considerando che l’ultimo classificato ha totalizzato una penalità di 2.343 centesimi non possiamo lamentarci troppo. L’anno prossimo torneremo, le date della prossima edizione non sono ancora state comunicate ma sicuramente la prossima Chrono Alps aggiungerà un altro nuovo ingrediente a questa ricetta di sicuro successo. Per informazioni potete visitare il sito ufficiale o la pagina Chrono Alps su facebook.

Moto utilizzata: Harley-Davidson Dyna Fat Bob 2013
Chilometri totali percorsi: 769
Tempo impiegato: 17 ore, 15 minuti
Media oraria: 44,5 km/h
Miglior tempo in prova speciale: 21 centesimi

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