SBK, l’America è di Rea. Anche il mondiale.

Mondiale chiuso, Sbk in crisi

L’America è lontana e a Laguna Seca il mondiale Sbk di fatto chiude bottega, fra il disinteresse generale, senza sapere che fare poi. Dopo 8 round su 13 non c’è più storia in una scala di valori dove sono ben delineati vincitori e vinti. Chi fin qui, o per insipienza o per miopia o per interesse al limite della complicità per questo harachiri annunciato, si era illuso su un campionato 2017 avvincente e una SBK in buona salute, si deve ricredere, prendendo atto di una realtà che ha imboccato da tempo una via senza uscita.

Questa SBK senza più identità e priva di validi motivi tecnici e agonistici - con le Case (esclusa la dominatrice Kawasaki e la Ducati che almeno ci ha provato) a fare le belle statuine di un gioco in mano alla Dorna interessata solo a coccolare la MotoGP gallina dalle uova d’oro - sta chiudendo il suo ciclo nel modo peggiore, consumandosi come una candela, cui adesso non rimane che l’ultimo moccolo per poi scomparire definitivamente.

In questa situazione da “caduta degli Dei” (si fa per dire), dove pochi giorni addietro uno “spaesato” (si fa per dire) Carmelo Ezpeleta annuncia per il 2018 (?) la rivoluzione tecnico-regolamentare senza precisarne i contenuti (di fatto una Sbk che viene cancellata, detronizzata a Superstock), il suo comandante in campo l’ex pilota Gregorio Lavilla (toh…. uno spagnolo!) non sa fare di meglio che girare sull’insidioso circuito di Monterey su una Sbk (?) Elettrica magnificandone le doti e alimentando vieppiù confusione sul futuro di questo campionato.

E le gare? Ah, la pista! La cronaca delle due gare dice del trionfo in Gara 1 del rientrante cuor di leone Chaz Davies, di nuovo ok e più che ammirevole dopo la gran botta di Misano; dice del ritorno nei ranghi di bla-bla Marco Melandri - dopo l’exploit del circuito romagnolo - abbonato al quarto posto (cioè l’ultimo dei … primi); dice quindi che la Ducati non colma il gap rispetto alle imprendibili Kawasaki, riuscendo a vincere solo quando … sua maestà Jonathan Rea si “distrae” o lo permette.

Già, Rea, sornione, ironico, distaccato, ragioniere e bastonatore a proprio uso e consumo, gran manico, in questa Sbk il più forte e il più completo, che nel toboga di Laguna Seca gioca ancora al gatto col topo e con l’ennesimo trionfo in Gara 2 (47esima vittoria in carriera!) “cancella” ancora il compagno agli ultimi fuochi Tom Sykes e le ultime residue illusioni Ducati ipotecando pesantemente il suo terzo titolo iridato consecutivo.

Non c’è storia perché da tre anni non c’è mai stata storia e le poche eccezioni confermano la regola. Cosa ha ancora da dire questo mondiale con Rea primo con 341 punti davanti a Sykes (282), a Davies (226), a Melandri (189), a Lowes (148), a Fores (148), a Van der Mark (129), a Camier (98), a Torres (94), a Laverty (89)?

E gli italiani? Dopo il Melandri da quarto posto fisso, il nulla o poco più. E, oltre la Ducati, le altre Case italiane Aprilia ed MV Agusta? I numeri parlano da soli. Così come su Yamaha e Honda non resta che calare un velo pietoso. Bmw? Fa finta di correre.

Tutto qui? Tutto qui. Con i mega stralucidi Van, le brulicanti ombrelline, gli uffici stampa affollati quanto inutili perché per trovare due righe su un giornale serve il cane da tartufo. E’ questo lo show? Fuffa, o quasi.E l'ultimo, prima di chiudere, spenga la luce.

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