MotoGP, Valentino Rossi può farcela: serve il “catenaccio”

Campionato apertissimo con Marquez favorito ma Rossi può far suo il titolo numero 10

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Campionato del Mondo MotoGP 2017 - Dopo la pausa estiva, il prossimo 6 agosto, con il decimo round di Brno, per la MotoGP inizia il girone di ritorno di un campionato apertissimo e incerto come mai in passato. Con nove corse ancora da disputare è ovvio che tutto può accadere anche se non è azzardato pensare al gran colpaccio di Valentino Rossi. Il pesarese, pur se attualmente “solo” quarto in classifica generale (119 punti), davanti al quinto Pedrosa (103) e dietro al terzo Dovizioso (123), al secondo Vinales (124), al primo Marquez (129) reduce dall’ottavo trionfo del Sachsenring, proprio perché non tira la lunga volata, alla fine, meno sfiancato di altri, può vincerla.

Con l’aria che tira, con il “gioco” dei pneumatici che premiano e puniscono senza guardare in faccia nessuno, con la presenza di outsider di lusso (in primis Folger, Zarco, Petrucci e … Pedrosa), con una Ducati già due volte prima con Dovizioso e assai competitiva specie in alcuni circuiti, con tante variabili in campo, dieci punti di gap sono quasi un’inezia e la situazione può mutare da una corsa all’altra premiando la “vecchia volpa”.

JEREZ DE LA FRONTERA, SPAIN - MAY 05: Valentino Rossi of Italy and Movistar Yamaha MotoGP lloks back and heads down a straight during the MotoGp of Spain - Free Practice at Circuito de Jerez on May 5, 2017 in Jerez de la Frontera, Spain.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Chi vince in mondiale? Il titolo andrà al pilota più freddo e più paziente, a chi sbaglia di meno, al più motivato, a chi avrà in pista meno “nemici” e sarà in grado di stabilire alleanze. Schematicamente, sul piano tecnico, c’è oggi un forte livellamento (soprattutto per i regolamenti con la centralina unica ecc.) fra le varie moto, alcune più veloci in qualche tracciato ma meno su altri, alcune con più motore, altre con miglior telaio, maggior feeling ecc. Insomma, la moto conta assai ma alla fine non sarà decisiva in questo campionato.

Rossi è cambiato in pista e fuori rispetto alle ultime stagioni: è meno Rossi. Il 9 volte campione del Mondo è più “sobrio”, fa e dice meno sparate, punta alla sostanza, sacrificando al risultato anche alcune sbavature caratteriali, stando al gioco, più accorto e più furbo che mai. Insomma, il pesarese è meno cicala e più formica perché sa di giocare quest’anno l’ultimo carta per vincere la ciliegina più preziosa dopo una interminabile e inimitabile carriera: il titolo iridato numero dieci.

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Ecco perché è così motivato, non lasciando niente di intentato, né sul piano tecnico (moto, team ecc.) e né su quello personale (tiratissimo fisicamente e psicologicamente) e della stessa comunicazione e immagine, meno sparate. In Yamaha factory, con lui, ha uno tostissimo e di più come Vinales. Ma Vinales non è l’incarognito Lorenzo, cui vigeva solo la logica del muro contro muro e una sola legge: “a bandito, bandito e mezzo”. Vinales sa che il futuro (in Yamaha e non solo….) è in gran parte suo e un Rossi oggi nemico non aiuta mentre Rossi amico può essergli di grande aiuto domani quando il pesarese – presto – attaccherà il casco al chiodo.

C’è una differenza... “nazionalistica” che ala fine avrà il suo peso. In passato, pur l’un contro l’altro armati, alla fin fine Marquez e Lorenzo si ritrovavano “uniti” contro il nemico comune, Rossi lo straniero dittatore. E così fu nella famosa diatriba mai sopita, per il presunto complotto, del titolo “fregato” al Dottore dal binomio spagnolo. Tant’è.

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Nel 2016, nelle prime nove gare Rossi vinse due volte (Jerez e Catalogna) ma fece tre “zeri”. Più nervosismo? Minor lucidità? Meno feeling con moto e con team? Quest’anno Valentino ha fin qui vinto solo ad Assen ma inanellando altri tre podi e accusando solo uno zero. Nella seconda parte di stagione 2016 Rossi non ha mai vinto, facendo però ben 4 secondi posti (il primo proprio a Brno), 9 gare con vittorie di outsider (Iannone, Crutchlow e all’epoca Dovizioso e Vinales oltre a Pedrosa) e solo due primi posti di Marquez.

Marquez, il candidato numero uno al titolo, è già in testa e forse questo, insieme a una Honda mai a posto e a un’indole sempre da imbrigliare, potrebbe fregarlo, illudendolo o obbligandolo a strafare.

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Vinales cerca di bissare nella seconda parte di stagione i trionfi delle prime gare e giocherà d’attacco, contro Marquez. Ecco. La carta di Rossi è la difesa, partecipare al gioco quasi da spettatore, lasciando agli spagnoli la scena e la prima mossa. Valentino, quest’anno, ha dimostrato di saper giocare bene in... seconda fila, sapendo gestire – come al Sachsenring – situazioni di difficoltà anche tecniche. E’ così che può vincere.

Sì emulando il famoso “catenaccio” del calcio. A Gianni Brera che augurava a Nereo Rocco prima di scendere in campo: “Vinca il migliore” il mister si toccava scaramanticamente gli zebedei rispondendo: “Speriamo di no!”. Ecco. A buon intenditor....

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