Pagelle MotoGP Sachsenring, Marquez “Kaiser” leader in un campionato ballerino

Marquez torna a dettar legge e spunta la nuova stella Folger

Pagelle MotoGP Sachsenring 2017 - Di seguito le nostre pagelle del Gran Premio di Germania della classe regina.

LA CORSA: voto 9+ Mai dire mai e mai illudersi resta una regola basilare del motociclismo dove si sale e si scende in meno di un amen. Nell’infido toboga del Sachsenring risparmiato da Giove pluvio “re” Marquez suona l’ottava dedicata ad Hayden e torna a dirigere di forza l’orchestra di una MotoGP aperta e con la classifica corta (in quattro dentro 10 punti!) ma in una nuova scala di valori forse ora più realistici. Al Ring brilla Jan Folger, la nuova stella 23enne che riporta in vetta un tedesco nella classe regina. Italiani in sordina: “festa” già finita o solo una pausa per il gran finale? Il rischio per tutti? Che le gomme condizionino il campionato fino a decretare vincitori e vinti: è un “nodo” reale, sempre, e vale per tutti i piloti, nessuno escluso.

MARQUEZ: voto 10+ Dopo l’ottavo trionfo consecutivo al Ring Marc merita l’appellativo di “Kaiser”. Ma per l’asso della Honda (voto 10) è più importante la riconquistata leadership in classifica con una prova di forza (una mazzata!) che parla da sola. Non sarà facile fermarlo nella corsa al suo titolo MotoGP numero 4 (il suo sesto motomondiale con quelli della 125 e della Moto2) a soli 24 anni! Resta il pilota più forte in pista, svarioni compresi.

FOLGER: voto 10 Encomiabile performance da applausi del rookie della Yamaha satellite che s’infila magistralmente nella vetta fra le due Honda ufficiali di Marquez e Pedrosa e salva l’onore della Casa dei tre diapason fuori podio con Vinales (4°) e Rossi (5°). Gran bel manico, con Zarco binomio del futuro che è già oggi. Per l’idolo di casa è la prima volta così in alto. Ma non sarà l’ultima.

PEDROSA: voto 8- Dani è un’”ombra” in pista e fa corsa a sè ma incassa un altro podio anche se nel gradino più basso privando la Honda di una mirabile doppietta, con la Yamaha di Folger-guastafeste fra le due moto dell’Ala dorata. Ai tempi della MV Agusta sarebbe stato licenziato. Ma Dani “pilota-signore” merita il suo ruolo di “gregario di lusso”. Tanto a vincere ci pensa Marc.

VINALES: voto 8+ Con l’asciutto lo spagnolo della Yamaha factory (voto 8) recupera il quasi disastro delle qualifiche con una rimonta-compressore da incorniciare, un bronzo che vale oro anche (o soprattutto’) per la “sberla” a Rossi, finito dietro. Da Brno, per Vinales sarà una seconda parte della stagione uguale ai primi trionfi 2017? Si arriva sulle “sue” piste favorevoli e se… non piove sono davvero guai per tutti.

ROSSI: voto 8- Il Dottore diventa “ragioniere”, fa buon viso a cattiva sorte raccogliendo un quinto posto da non buttar via ma subendo l’onta di arrivare dietro (anche) alla M1 2016 satellite del rookie-star Folger e a quella factory del compagno-nemico di squadra Vinales. La leadership in campionato è già un ricordo sbiadito sostituita da un quarto posto (pro tempore) che pone Valentino in coda nel “vero” poker d’assi. 10 punti di gap sono pochi sul piano numerico ma, vista l’aria del Ring, possono diventare un abisso. Il nuovo telaio evita la Waterloo, ma non basta. A Brno la riscossa?

DOVIZIOSO: voto 7- Dopo gli ultimi bagliori dei precedenti round ecco subito la battuta d’arresto per il pilota Ducati (voto 7+) che arranca finendo ottavo con 20 secondi di gap e perdendo la leadership in campionato. Segnale di rientro nei ranghi o addirittura di crisi? Il “se fossi partito con una gomma media…” è la solita solfa dei perdenti. Anche gli avversari del Dovi trionfatore al Mugello e a Montmelò possono dire altrettanto. Al lavoro e zitti!

LORENZO: voto 3 Il maiorchino illude all’inizio giocando il jolli delle gomme morbide. Solo un inutile azzardo o una somarata che somiglia a una presa per i fondelli? Jorge promette la svolta. La speranza è l’ultima a morire.

IANNONE: voto 2 L’Andrea abruzzese finisce nel ghiaione. E’ l’ennesima caduta, è l’ennesimo ko in una stagione-debacle. Manca persino l’autocritica. Dura minga!

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