Marquez “re” del Sachsenring torna in vetta nel mondiale. Dovizioso e Rossi … scendono

Il campione del Mondo in carica torna a dettare la legge del più forte

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Dopo la settima vittoria in sette gare e le otto pole Marc Marquez non poteva mancare il suo ottavo centro consecutivo nel GP di Germania tornando di forza in testa al mondiale MotoGP.

Così, il campionato esce dal GP di Germania in modo assai diverso da come ci era entrato, rimescolando le carte forse in modo più pesante di come appare dai numeri.

Visto sul piano aritmetico il risultato di Marquez può sembrare facile, se non addirittura scontato, ma invece l’ottava suonata del campione del mondo in carica è opera mirabile, il frutto raccolto perché coltivato con grande determinazione, magistrale accortezza, superba strategia. Marc non voleva perdere l’occasione del Sachsenring, crocevia del Motomondiale 2017, e non l’ha persa lasciando agli altri, nessuno escluso, le briciole e in particolare modo ad alcuni l'amaro per aver fatto scelte tecniche azzardate, specie per le gomme.

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Il campionato ha fin qui mosso i suoi bussolotti ma già a metà giro ritrova una sua identità più definita con un griglia di competitività più realistica. Insomma, dopo la sfuriata iniziale di Vinales, uno tsunami poi ridimensionato a temporale estivo; dopo il gran ritorno in vetta di Rossi, un vento in poppa calato a brezza; dopo la prima volta del binomio tricolore Dovizioso-Ducati, una meravigliosa illusione, ecco la nuova perentoria zampata del leone che si riprende la corona del re della foresta.

Per Marc non è una fuga e per i suoi principali non è una disfatta. Ma, al di là dei numeri, lo strappo di Marquez lascia i primi veri segni pesanti, segnali importanti, se non ancora decisivi, per il proseguo di un campionato che si spera non abbia ritrovato oggi il padrone assoluto.

Dunque, ricapitoliamo: 1° Marquez (128 punti), 2° Vinales (124), 3° Dovizioso (123), 4° Rossi (119), 5° Pedrosa (103). C’è da augurarsi, lo ribadiamo per il bene del campionato, che questa sia solo la classifica pro tempore dopo i primi nove round, non la classifica… finale, non la certificazione di una superiorità assoluta nei confronti di avversari ben più distaccati di quanto questi numeri possono dimostrare.

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Tornando all’analisi della gara – il resto nella cronaca live – e alla indiscussa superiorità di Marquez, legittimo Re del Sachsenring e della… Sassonia, un doverosissimo plauso va al rookie Jonas Folger al suo primo podio nella premier class, un risultato che non solo dimostra quanto non sia vero il detto “nemo propheta in patria” ma soprattutto quanto sia vero invece che nel saliscendi infido del Sachs il manico – cioè il pelo del pilota - conti più del mezzo.

Ciò è confermato da Marquez nei confronti del passista ragionier Pedrosa (pur buon terzo ma con la stessa moto del suo compagno di squadra accusa un gap di undici secondi e mezzo!), è confermato – appunto - da Folger che infila la sua Yamaha fra le due Honda ufficiali e soprattutto davanti alle Yamaha factory di Vinales (quarto dopo una grande rimonta cui è mancata la ciliegina finale del podio) e di Rossi (quinto in difesa dopo una corsa a corrente alternata) ed è ribadito da Bautista (sesto) che mette la sua Ducati davanti alle Rosse Casa di Dovizioso (ottavo con gap di 20 secondi causa la gomma dietro morbida ma non eccelsa neppure ad inizio gara) e di Lorenzo, dopo il bagliore iniziale perduto nelle brume della Sassonia per la doppia gomma morbida, una scelta suicida per chi cerca in tutti i modi di non stare nella partita che conta. Un binomio così non può correre cercando il jolly: chi glielo permette diventa complice di un fallimento annunciato.

Iannone? Vale il consiglio di Kevin Scwantz: “Si dia al go-kart”.

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