MotoGP, Dovi-Ducati: dopo il trionfo del Mugello bis a Montmelò. Mondiale nel mirino!

Il binomio italiano "doma" i piloti spagnoli e le moto giapponesi

MONTMELO, SPAIN - JUNE 11:  Andrea Dovizioso of Italy and Ducati Team celebrates on the podium after winning the MotoGp of Catalunya at Circuit de Catalunya on June 11, 2017 in Montmelo, Spain.  (Photo by David Ramos/Getty Images)

Dopo il trionfo del Mugello Dovizioso e la Ducati si ripetono sette giorni dopo in Catalogna con un bis che adesso accende davvero i sogni di gloria del binomio italiano riaprendo di forza il mondiale MotoGP 2017.

Il capo classifica resta Maverick, oggi in difficoltà (come tutti i piloti Yamaha) solo decimo a 25 secondi dal vincitore, ma il vessillifero della Casa dei tre diapason ora si sente addosso l’ombra di un Dovizioso forte e scaltro che fa un gran balzo, a soli sette punti dallo spagnolo.

Così anche il settimo round iridato si tinge di “rosso” con l’inno di Mameli che sale sul cielo terso e assolato di Barcellona a dimostrazione di un motociclismo Made in Italy – pilota e moto – che torna a “dire la sua” non “per sbaglio”, ai massimi vertici, cosa che non accadeva dalla notte dei tempi.

MONTMELO, SPAIN - JUNE 11: Andrea Dovizioso of Italy and Ducati Team rides to win ahead Marc Marquez of Spain and Repsol Honda Team and Dani Pedrosa of Spain and Repsol Honda Team during the MotoGp of Catalunya at Circuit de Catalunya on June 11, 2017 in Montmelo, Spain.  (Photo by David Ramos/Getty Images)

Non è la riproposizione del motociclismo show-business da fuoriclasse-star che da 20 anni va in scena per alimentare il tifo dei fan e contro fan bensì la (ri)scoperta di uno sport che può vivere con meno clamori e con valori più sobri grazie anche a un pilota come Dovizioso e a una Casa come Ducati.

Non si vuole qui sostituire un modello con un altro modello ma solamente prendere atto che il motociclismo è, anche in questo suo proporsi e riproporsi in modo diverso non identificandosi totalmente con un solo protagonista, evoluzione anche culturale, non solo sul piano tecnico, agonistico, della immagine e della comunicazione.

Per adesso W Dovi, W la Rossa di Borgo Panigale, anche a ridosso del podio con Jorge Lorenzo quarto dopo aver guidato all’inizio la corsa, a dimostrazione che anche il maiorchino è più in sintonia con la sua Desmosedici, sta trovando il bandolo della matassa dopo il disorientamento dei primi round.

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Già dalle prove e dalle qualifiche si era capito che qui le Yamaha avrebbero giocato in difesa. Così è stato, forse anche peggio, con il solo Zarco nella top five (+13.830) davanti a Folger (+13.921) e con i due piloti ufficiali senza bussola, Rossi ottavo con sbavature (+20.821) e Vinales decimo senza mai provarci (+24.189), entrambi mai così … fuori corsa.

Colpa delle gomme, cotte dall’arsura? Forse. Anche se spesso (o sempre?) le gomme pagano per i problemi derivanti dalla … moto cui sono montate. Fatto sta che la ruota gira e questo è un bene per il motociclismo capace di far saltare ogni pronostico.

Si salvano le Honda, Pedrosa terzo e soprattutto Marquez bel secondo – bene così - dopo i quattro capitomboli di prove e qualifiche, contento del bottino intascato, 88 punti in totale dietro ai 104 del Dovi e ai 111 di Vinales e davanti agli 84 di Pedrosa e agli 83 di Rossi (Zarco 75 e Lorenzo 59) che vede spegnersi piano piano le chances del titolo numero dieci.

Petrucci è andato gambe all’aria dopo una corsa che a tratti pareva riproporre il podio del Mugello. Iannone è… andato col passo del gambero. IL resto in cronaca.
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