Moto3: Fenati, il ruggito del leone! Super podio per Di Giannantonio. Ok Bastianini e Bulega

L'asso ascolano torna alla vittoria dopo un anno inseguendo il titolo iridato


Altro che “cinghialino”! Ad Austin Romano Fenati è tornato al ruggito del leone conquistando l’America e tornando di forza in lizza per il titolo mondiale della Moto3.

Dire vittoria (è il suo ottavo centro iridato) è poco, un trionfo annunciato ma da troppo tempo mancato e che finalmente, proprio dopo un anno, si materializza in una corsa difficile per la lotta iniziale con Canet, poi out per un brutto highside, e per contenere gli assalitori, in primis gli italiani, ma da incorniciare per la capacità di gestione riportando il campione ascolano nel posto che merita.

Un successo frutto del talento e della determinazione di Romano ma anche di una moto (Honda) gestita magistralmente da un Team che viene da lontano capace di dare al proprio pupillo quel che si deve, non solo sul piano tecnico, ma soprattutto sul piano umano superando definitivamente le brutte vicende con il VR46 Team del 2016 Bravi!

E bravi anche gli altri (non tutti…) “azzurrini”, in forte riscatto dopo le “magre” dei primi due round stagionali in Qatar e in Argentina e tornati nel Gran Premio delle Americhe ad occupare posizioni di prestigio portando a casa punti importanti per la classifica e soprattutto una ventata di ottimismo che fa ben sperare adesso che il Motomondiale sbarca in Europa.

Se non ci fosse stato quel “diavoletto” di Martin, tiratore scelto da un colpo un centro (tre podi in tre gare) meritatamente secondo (+4.504) e secondo anche in campionato, gli italiani avrebbero potuto conquistare il podio in fila indiana e monopolizzare coi fiocchi il pacchetto “nobile” della top cinque.

Alla fine, dopo vicende ad alta tensione e rocambolesche (bandiera rossa dopo tre giri per la brutta caduta di Kaito Toba, quindi stop e ripartenza con gara ridotta a 12 giri) e assalti e contro assalti alla baionetta, comunque due italiani sul podio, oltre al number one Fenny, il terzo gradino è di Fabio Di Giannantonio, davvero superbo nelle sue rimonte e nei suoi assalti finali.

Ma tanto di cappello anche davanti alle prove maiuscole di Bastianini – finalmente nella bagarre che conta – e di Bulega – un altro cui manca solo il suggello del grande risultato per lasciare il segno che trasforma una promessa da un campione consacrato- entrambi a un amen dal podio, quarto e quinto posto, stretti nella morsa di un sestetto di indemoniati composto (davanti) dal secondo e terzo Martin e Diggia e (dietro) da Guevara, McPhee, Mir (tutt’ora saldamente in testa alla classifica generale), tutti nel fazzoletto bollente di un secondo.

Gli altri italiani raccolgono solo briciole: Migno 12°, Antonelli 14°, Bezzecchi 17°. Arbolino 20°, Pagliani 25°, Dalla Porta 26°. Una via crucis, per alcuni a causa di scarsa competitività del mezzo, per altri non è dato (per ora) sapere. Come previsto, festa Honda, con quattro monocilindriche della Casa dell’Ala dorata ai primi quattro posti. Un cappotto.

Tempi duri per Ktm, costretta a metterci una pezza. Tempi bui per Mahindra (e Peugeot) in pieno tunnel.

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