Pedrosa: "La MotoGP non mi 'deve' un titolo: io lo devo a me stesso"

Una carriera sfortunata, sempre nelle posizioni di testa ma senza quello slancio necessario a portare a casa il tanto agognato Titolo Mondiale in MotoGP: Dani Pedrosa si è raccontato ai microfoni di Movistar MotoGP

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Daniel Pedrosa non era presente alla conferenza stampa del GP d'Argentina, ma ha avuto comunque modo di rispondere alle domande di Movistar MotoGP. E' un Dani sereno quello che ha parlato ai microfoni del canale spagnolo, un pilota che nonostante la poca fortuna che ha avuto nella sua lunga carriera nella Classe Regina, sa di poter dare ancora molto a questo sport:

"In 11 anni di MotoGP le cose sono cambiate moltissimo, ci sono stagioni in cui certe cose ti riescono più tardi che agli altri, e anni in cui invece ti sembrano facili anche se prima non ce la facevi. Toccare con il gomito, adattarti alla gomma... Oggi abbiamo una buona mescolanza di generazioni: c'è quella di Jorge, Valentino e me, e quella di Marc e Maverick: è qui che sta la lotta!"

Gli ultimi test invernali non sono andati affatto male per Dani, che anzi afferma di sentirsi molto più a suo agio con la moto 2017: una delle novità più evidenti della nuova RC213V è il motore Big Bang, che ha soppiantato lo Screamer dello scorso anno.

"Ho fatto un buon pre-campionato, facendo progressi anche se ho un nuovo capomeccanico con cui partivo quasi da zero. L'anno scorso mi riusciva molto difficile fare tempi buoni, ora invece siamo migliorati molto in quanto a velocità. Quando arrivano le qualifiche del sabato ho più confidenza, partire dalle posizioni di testa ti dà un bel plus per la gara. Riguardo al motore, la sensazione che il Big Bang dà rispetto allo Screamer è molto differente, anche se credo che entrambe fossero buone soluzioni: era più che altro un affare per ingegneri, cioè trovare un propulsore che ci garantisse sia la potenza che l'affidabilità nel lungo periodo"

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Suo nuovo "coach" per il 2017 è Sete Gibernau: il catalano ha messo a disposizione la sua grande esperienza per aiutare Dani, che sembra apprezzare molto l'aiuto del 45enne ex pilota al suo fianco:

"Non so se possiamo chiamarlo 'coach' o altro, ma io ho sempre avuto l'appoggio di qualcuno che sa cosa vuol dire essere piloti, vivere con i meccanici, la routine... Sete mi aiuta con tutto questo, combinando la sua esperienza con la mia"

Infine, i suoi intervistatori hanno posto a Dani la domanda che tutti gli appassionati, probabilmente, vorrebbero fargli: la MotoGP "deve" un Titolo a Pedrosa? E' difficile, effettivamente, trovare un pilota più sfortunato di lui: in 11 anni di Classe Regina il fantino di Sabadell ha chiuso tre volte 4°, tre volte 3° e tre volte 2°: solo in un paio di occasioni (all'esordio e nel 2016) è finito fuori dalla top four, ma non è mai riuscito a centrare l'obbiettivo di vincere un Iride.

Eppure sembrava un predestinato: quando correva in 250 l'impressione era che il piccolo Dani avrebbe dominato la Top Class per anni e anni a venire. Non è andata così: una certa mancanza di aggressività unita ad un fisico gracile e troppo vulnerabile agli infortuni (ricordiamo quando si ritrovò incolpevolmente escluso dalla lotta al Mondiale dopo l'incidente provocato da Marco Simoncelli a Le Mans 2011) non gli hanno mai permesso di agguantare la Corona di Campione del Mondo MotoGP.

"Ci sono stati momenti in cui ho avuto grandi possibilità, ma alla fine per un motivo o per l'altro non è andata così. Se la MotoGP mi 'deve' un titolo? E' andata com'è andata, sono io che lo devo a me stesso, dando il massimo quando salgo sulla moto. E' da questo che traggo la maggior parte della motivazione"

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