Intervista a Livio Lodi, l'archeologo di Ducati

Un viaggio nella storia della casa di Borgo Panigale ai tempi del mitico Montjuic.


Lo ammetto, sono sempre stato un grande appassionato della storia, fin dagli anni delle scuole medie inferiori e superiori. Mi riusciva bene, mi incuriosiva. Una passione per l'arte, la cultura, capire cosa c'era dietro ad un fatto o ad un evento. Figuriamoci per il mondo delle moto che di aneddoti, di storia, di cultura motociclistica ha scritto libri, racconti, romanzi di vita, momenti che ogni persona che si dichiari motociclista dovrebbe conoscere, studiare, sapere. E' un arricchimento dell'animo.

Ecco, ora provate ad immaginarvi di trovarvi al cospetto di un signore di mezza età. Ha l'aria un poco burbera, diffidente. Ti scruta prima di parlare, quasi ti sfida. Come un professore, parla cadenzato, ma guai a definirlo così. Nel mio immaginario mi sembra quasi un archeologo, ma anche l'ultimo dei templari. E se ti apre il suo mondo con le parole, potresti rimanere estasiato ad ascoltarlo per ore. In realtà, abbiamo solo pochi minuti, intramezzati all'interno della storia di casa Seat, ma anche stralci di Borgo Panigale.

In realtà, non è che gli fai domande. Ti trovi al suo cospetto, con vicino una Ducati 900 in un museo dell'auto come quello di Seat. Accordo commerciale? Macchè. Storia, passione. Pura e distillata. Cosi, vicino ad una moto da gara come la 900, stai zitto e ascolti, anche perchè lui ti anticipa le domande.

La moto? Un'opera d'arte, con quel faro per il Montjuic, con il logo NCR sul serbatoio. Semimanubri chiusissimi, tabella numero 26. Si tratta della 900 che corse e vinse l'edizione del 1980 della corsa di 24 ore. Storia pura, e quindi chi meglio per capire questo mondo che un archeologo?

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"Io sono un archeologo, colui che deve mettere insieme i pezzi, e fare una storia vera. Qui, nel museo Seat, devo mostrare al meglio il rapporto tra la casa spagnola e Ducati attraverso anche questo pilota, Salvador Canellas, che ha corso il Rally di Montecarlo nel 1977 e che ha vinto anche il Montjuic. Ducati ha vinto dodici edizioni su trentadue di questa corsa, e gli avversari dell'epoca si chiamavano Honda, e Kawasaki, non solo le case spagnole. Abbiamo avuto un momento d'oro come Ducati proprio con i successi dal 1973 al 1975, poi le ultime gare fino al 1987, quando venne chiusa questa corsa. Troppo pericolosa!"

Lo ascolti, perchè Lodi parla cadenzato, ma è puro distillato di storia "Alcune case sono uscite fuori con le gare del motomondiale, noi con le gare di durata. Al Montjuic veniva gente molto veloce, ma qua sewrvivano affidabilità, efficienza, erogazione. Era un circuito che somigliava ad Imola, dove noi - tra l'altro - vincemmeno la 200 miglia del 1972 con Smart".

Certo, lo senti parlare e la passione trasuda: "la moto esposta è quella del 1980 che vinse al Montjuic. Ma ti rendi conto? Una grossa bicilindrica si permetteva il lusso di battere le giapponesi. Non era roba da poco.

Capisci perchè è importante il Montjuic per Ducati? Perchè le cilindrate 750cc e 900cc sono state sviluppate in gare di questo tipo. Il cambio generazionale arrivò con il telaio a traliccio nel 1979, ma per tanto tempo la gente si rifiutò di comprarle. Certo poi le vittorie seguenti al Montjuic, al Tourist Trophy con Hailwood. "

Si ferma l'archeologo, e tende a sottolineare alcuni punti fondamentali: "Il cuore? Frasi fatte. Io amo la storia. Paradossalmente con un certo orgoglio posso dire di non aver mai guidato una moto in vita mia. Sai perchè ho dedicato allora la mia vita a questa azienda? Ho sentito tante belle storie ed un mucchio di scemenze. Ecco perchè c'è necessità di fare l'archeologo e raccontare, fermare le idiozie e raccontare la storia".

"Ducati non è solo una moto rossa. Nel suo rapporto con Seat ci sono molte affinità in termini di storia e contatto umano più di quanto paradossalmente con Porsche. Siamo entrambi mediterranei, latini, diretti, con l'orgoglio delle proprie origini. A Barcellona poi, c'era una grande fabbrica Ducati su Licenza, si sono consumate tappe importanti con il Montjuic".

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Sul serbatoio - come detto - il logo NCR "Cosa ne sai di Nepoti e Caracchi? Loro erano ex dipendenti Ducati che decisero di aprire un'officina per conto proprio. Vennero chiamati a partire dal 1972 per fare la 200 miglia e fare i meccanici per la Ducati. Loro preparavo anche i Tomos 50, ma avevano una grande conoscenza dei 4 tempi. La loro storia iniziò quando a Ducati venne proibito di avere una squadra corse ufficiale. Dopo il 1973 pensa che il governo italiano - proprietario Ducati - aveva detto basta alle corse, costava troppo. Taglioni però non si perse d'animo e continuò a realizzare in maniera....carbonara...le moto da corsa Ducati all'insaputa del governo, poi le affidava a Nepoti e Caracchi ".

Un pezzo di storia raccontata da questo archeologo di casa Ducati. L'occasione la celebrazione del rapporto tra Ducati e Seat. E chi ha pensato fosse solo una partnership commerciale, ora può ricredersi. Un piccolo tassello di storia. Il consiglio? Se capitate dalle parti di Bologna, visitate il museo di Borgo Panigale. E se potete, scambiate quattro chiacchiere con Livio Lodi.

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