Honda CX 500 Street Tracker by Kingston Custom

All'inizio degli anni '80 Honda decise di lanciarsi nella mischia del flat track americano, per provare a battere le Harley-Davidson XR 750 nel proprio habitat naturale: gli ovali di terra battuta. Questa special è un omaggio alla RS 750D, la moto che consegnò all'Ala Dorata 5 titoli AMA

All'inizio degli anni '80 la Honda America si mise in testa l'idea di andare a rompere le... uova nel paniere ad Harley-Davidson, il brand statunitense che in quegli anni dominava le corse di flat track.

Proprio per competere sugli ovali di terra battuta e infrangere lo strapotere di Milwaukee, la filiale nord-americana dell'Ala Dorata si mise al lavoro approntando un mezzo adatto contrastare le bicilindriche XR 750.

Nel 1984 l'obbiettivo venne raggiunto: Ricky Graham portà a casa la corona dell'AMA Flat Track Series in sella all'arma da sterrato di Tokyo: la Honda RS 750D, una bicilindrica da corsa il cui propulsore era derivato dal V-Twin della endurona XLV 750R.

In seconda posizione -distanziato di un solo punto- giunse il suo compagno di squadra Bubba Shobert, che nei successivi tre anni avrebbe conquistato altrettanti titoli proprio con la RS 750D ufficiale. Un dominio totale, che si interruppe a fine 1987 quando Honda annunciò il suo ritiro dalla serie: veni, vidi, vici. Shobert, tuttavia, continuò a gareggiare privatamente sulla due cilindri giapponese che riuscì a riportare al successo vincendo il Campionato 1993.

E' proprio a questa vittoriosa flat tracker nipponica che si è ispirato Dirk Oehlerking nella realizzazione di una delle sue ultime special: un cliente ha commissionato al boss di Kingstom Custom un lavoro su base Honda CX 500, con la sola clausola di mantenere un look anni '80.

La scelta, quindi, è caduta proprio sulla settemmezzo da flat track che ha regalato a Honda America ben 5 titoli nazionali: in tutto ciò c'è un qualcosa di affascinante ed evocativo, visto che la progenitrice della RS 750D, la molto meno vittoriosa NS 750, era spinta proprio dallo stesso due cilindri della CX 500 (aumentato di cilindrata e montato però in posizione trasversale, cioè con l'albero a gomiti perpendicolare all'asse maggiore del telaio).

Dirk ha fabbricato un un piccolo serbatoio da 9 litri in alluminio, e un codino dalle forme tipicamente flat track. La sella, lunga e bassa, è invece in alcantara. Per quanto riguarda la ciclistica, al retrotreno è stato adottato un mono-ammortizzattore YSS, mentre all'anteriore sono state mantenute le forcelle originali (pur modificate per adattarsi correttamente alle nuove quote).

Le ruote sono le Comstars di serie, ma sono state ridipinte in oro e vestite con delle gomme dual-sport Heidenau K60, per permettere una buona aderenza sull'asfalto senza rinunciare del tutto alla capacità di andare sullo sterrato.

Anche il propulsore, il V-Twin raffreddato a liquido da 497 cc, ha ricevuto le necessarie attenzioni: un soft-tuning che lo ha dotato di nuovi filtri dell'aria K&N e di un impianto di scarico 2-in-1, per un sound accattivante e commisurato all'aspetto corsaiolo di questa special.

A completare il tutto, la classica livrea HRC, con il bianco a fare sfondo alle fasce blu e rosse: in rosso è stato verniciato anche il telaio, mentre le tabelle portanumero laterali sono gialle. Ai lati del serbatoio sono presenti anche i loghi del reparto corse della Casa di Tokyo.

Più che una replica della RS 750D, viste le "licenze" che Dirk si è preso, si tratta di un tributo: il risultato è comunque davvero accattivante, un bell'omaggio a una moto molto vittoriosa ma troppo spesso dimenticata.

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