Aumentano gli incidenti mortali in città

incidente moto in cittàSembra un paradosso ma è la pura realtà, le grandi città sono diventate ormai lo scenario del maggior numero di incidenti mortali in cui sono coinvolti veicoli a due ruote.
È quanto rivela un'inchiesta pubblicata da Dueruote sul numero in edicola in questi giorni.
Infatti, quasi il 90% dei decessi avviene in ambito urbano, per colpa di un traffico sempre più caotico, del pessimo stato delle strade su tutto il territorio nazionale ed anche del trasporto pubblico totalmene inefficiente.
I dati più allarmanti sono proprio quelli che emergono dalle statistiche disponibili, in cui risulta che le vittime siano soprattutto persone fra i 20 e i 65 anni d'età, che si muovono in città fra le 7 e le 9 del mattino o fra le 16 e le 18.
E questa è forse le vera novità: non più quindi soltanto le varie stragi del week end,
ma anche il tragitto casa-ufficio diventa un momento estremamente pericoloso in cui si puo' morire anche a 40 Km/h.
Sull'indagine di Duerote parla Giordano Biserni, presidente dell’Asaps: "Dobbiamo spiegare ai mototociclisti, in particolare ai giovani, i quali hanno disponibili moto con potenze e prestazioni da gran premio, 180 cavalli e 270-300 chilometri/ora, che il posto più sicuro per non morire è la pista. Perché loro hanno in mano i mezzi ma non la sicurezza della pista. Non possiamo, però, avere le potenze da gran premio senza le regole che i gran premi impongono a chi corre, regole molto severe. Sulla strada, con potenze similari a quelle della pista, il rischio dei motociclisti è destinato ad ampliarsi. In area urbana - continua Biserni - ci sono persone di una certa età che non hanno la reattività dei giovani. In un mondo che va sempre più verso conducenti più attempati, chi ha le performances del proprio mezzo meccanico deve fare i conti con chi non ha riflessi per calcolare con estrema rapidità le varie situazioni della strada. Tuttavia il 90 per cento di Dueruote si riferisce, probabilmente, alla circolazione globale di auto e moto. Perché le strade più a rischio morte sono statali e provinciali che, con il 58 per cento dei morti, hanno un tasso più del doppio rispetto alle aree urbane".
Ciò non toglie che le nostre grandi città rimangono sempre più carenti in fatto di sicurezza stradale ed offerta alla mobilità pubblica.

via| Corriere.it

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