Test MotoGP, l’effetto Stoner a Sepang

L'effetto del pilota australiano Casey Stoner sui test MotoGP di Sepang

KUALA LUMPUR, MALAYSIA - JANUARY 30:  Casey Stoner of Australia and Ducati Team speaks with mechanic in box during the MotoGP Tests In Sepang at Sepang Circuit on January 30, 2017 in Kuala Lumpur, Malaysia.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Test MotoGP Sepang 2017 - Si dirà che in questi primi test ufficiali della Classe Regina quel che conta è il Day-3. Si dirà anche che poi i test, specie con le bizze del meteo, non sono indicativi dei reali valori in campo. Si dirà questo e altro ma un fatto è certo: in MotoGP c’è una mina vagante “destabilizzatrice”, un folletto castigamatti che risponde al nome di Casey Stoner. Il 31enne due volte iridato australiano, ancora una volta, va ben oltre il proprio ruolo di test-rider ufficiale Ducati, dimostrando di non aver perso l’antico smalto e la voglia di primeggiare, anche dopo quattro stagioni di stop.

KUALA LUMPUR, MALAYSIA - JANUARY 30: Gigi Dall'Igna of Italy and Ducati Team works in the box during the MotoGP Tests In Sepang at Sepang Circuit on January 30, 2017 in Kuala Lumpur, Malaysia.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Il cronometro parla chiaro e quell’1’59.681 fatto segnare dal “Canguro” rappresenta, se non una asticella insuperabile, sicuramente un segnale, se non proprio un monito, per tutti i protagonisti della classe regina. Chi si può definire oggi fenomeno con uno come Stoner volontariamente (ma non troppo) “fuori” dai giochi? Con una delle sue battute ironiche quanto taglienti Valentino Rossi coglie il punto: “Fortuna che Casey non corre”. Già, fortuna che a Stoner il Circus iridato Made in Dorna con tutto l’ambaradan abbagliante da Luna Park, stia indigesto, gli provochi un tale rigetto da avergli fatto scegliere la via dell’addio alle corse quattro anni fa, da vincente, all’età di 27 anni, quando ancora i più cercano con non poche difficoltà la via del podio. Tant’è.

Ducati test Sepang Stoner

Non c’era certo bisogno di questi test – comunque vadano a finire domani – per dimostrare il valore di un fenomeno qual è Stoner: un manico eccelso, uno straordinario bizzarro controverso centauro, dallo sguardo mesto come il suo connazionale iridato della Honda Tom Phillis perito nel 1962 al TT dell’Isola di Man, dalle eccezionali doti di attaccante – vero e proprio uragano – che riportano a due meteore immortali quali Gary Hocking e Jarno Saarinen rapiti dalla dea bendata nel pieno della loro giovinezza e del loro massimo fulgore agonistico.

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Stoner è, con i suoi limiti caratteriali e le sue ombre psicologiche, un fuoriclasse diamantino, fra i più grandi del motociclismo di tutti i tempi, un cavallo di razza che solo la miopia della Dorna non consente oggi di averlo fra i protagonisti della MotoGP. Quella Dorna che ha fatto e fa di tutto – anche economicamente – per tenere in campo piloti e moto anche non eccelsi, non ha mosso un dito per “coccolare” a sua tempo il “Canguro” e “convincerlo” a rimanere nel Motomondiale a tempo pieno. Bisogna chiamare le cose per nome e non avere peli sulla lingua: era l’epoca che tutto ruotava e doveva ruotare (è così ancora oggi?) attorno a un’unica stella, quella di Valentino Rossi e chiunque potesse intralciarne il cammino trionfante, o solo adombrarne l’immagine, non era certo ben visto.

Alla minaccia di Stoner di andarsene, Ezpeleta & C, invece di correre ai ripari e… convincerlo a rimanere, si limitarono a prendere atto nella opportunistica logica di rispettare il volere altrui, ma più verosimilmente “contenti” di questa fuga repentina, trincerati in una arrogante e sconsolante battuta: “Ce ne faremo una ragione”. Non furono pochi, all’annuncio dell’addio di Stoner, a “fregarsi le mani” in segno di contentezza. Chi ci ha guadagnato da quel forfait? Non certo il motociclismo e neppure Rossi e gli altri big del Motomondiale. Casey, si dirà, vola nei test ma non regge lo stress di una gara e di un intero Campionato. Ma chi può dirlo davvero? Oggi ci limitiamo a prendere atto del cronometro, ammirati per quel che Casey sa fare in pista con questa Ducati, illuminati dalla luce di una stella che resta fra le più brillanti nel firmamento del motociclismo mondiale.

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