Angel Nieto, 12+1 mondiali. I 70 anni del cabron

Ha compiuto 70 anni nei giorni scorsi Angel Nieto, El Cabron spagnolo, 12+1 volte campione del mondo

Motomondiale - Ha appena compiuto 70 anni Angel Nieto Roldàn, nato a Zamora il 25 gennaio 1947, il “re” delle piccole cilindrate, il pilota più titolato dopo Giacomo Agostini, con 13 titoli mondiali, 6 nella classe 50 e 7 nella 125. Scaramanticamente, Angel insiste anche oggi nel ribadire che i suoi titoli sono: “Doce màs uno”, ovvero “12+1”, come se i tanti titoli vinti meritatamente gli pesassero anche troppo essendo “El Cabron” il primo pilota spagnolo a tingersi dell’iride, dopo i grandi “maestri” Ramon Torras e Santiago Herrero, grandi talenti senza corona, periti anzitempo in corsa.

BRNO, CZECH REPUBLIC - AUGUST 20:  Angel Nieto of Spain  speaks with journalists at the end of the qualifying practice during the MotoGp of Czech Republic - Qualifying at Brno Circuit on August 20, 2016 in Brno, Czech Republic.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Con Nieto il motociclismo spagnolo esce dalla sua fase “pionieristica” imprimendo una svolta al motomondiale, con i suoi campioni assoluti protagonisti fino ad oggi, in tutte le cilindrate, anche in MotoGP. Nieto, fisicamente un fantino tagliato su misura per le moto di piccola cilindrata – tecnicamente sensibilissimo, impetuoso quanto pulito nelle traiettorie e stilista superbo, inimitabile nei microbolidi – era di sangue caliente, aggressivo e “cattivo” in pista al limite della … scorrettezza quanto mansueto e cordiale fuori. Ad ogni partenza fissava i suoi principali avversari con occhi di fuoco e dalle narici pareva lanciare frecce roventi. Un torello pronto alla carica!

Dice di lui un altro pluri iridato, il pesarese Eugenio Lazzarini: “Angel in pista era davvero un avversario straordinario capace di ogni prodezza e di ogni … sgarbo. Se non gli ricambiavi subito con altrettanta brutalità la “cortesia” che avevi ricevuto nella curva precedente potevi dire addio alla vittoria!”. Nell’ultima gara del Motomondiale del 1969 – la stagione in cui nelle piccole cilindrate le grandi Case giapponesi avevano dato forfait – sull’infido circuito di Abbazia il 22enne Angel Nieto bissò nella classe 50 gli exploit di Imola e del Sachsenring conquistando sulla sibilante rossa Derbi monocilindrica 2 tempi di 15,5CV a 14.500 giri che a Spa superò i 164Kmh di media (l’acronimo di “Derivacion Bicicletta”), il titolo iridato, il primo di un pilota e di una Casa iberica. In Spagna fu festa grande, in ogni strada, e Nieto diventò un eroe nazionale, con l’investitura popolare e il sigillo del “Re”.

LE MANS, FRANCE - MAY 18:  Valentino Rossi of Italy and the Fiat Yamaha Team celebrates equalling the race win record of Angel Nieto (r) at the MotoGP of France at the Le Mans Circuit on May 18, 2008 in Le Mans, France.  (Photo by Bryn Lennon/Getty Images)

Da lì iniziava quel corollario di successi che porterà Nieto sulla vetta, dietro solo – appunto – ad Agostini. A dire il vero la Derbi aveva già vinto una gara iridata con l’australiano Barry Smith nella 50 al TT del 14 giugno 1968 ma da Nieto in poi gli allori e i titoli giunsero copiosi: 17 gare vinte nella 50 e 25 nella 80, 57 nella 125, 1 nella 250, in totale 19 campionati del Mondo vinti. La Casa catalana ha avuto grandi campioni, oltre a Herrero e a Nieto, Heberts, Roca, Busquet, Miralles, Herreros, “Aspar” Martinez, Ezio Gianola, Mike Di Meglio, Youichi Ui, Alex Crivillè, Jan Huberts, Jorge Lorenzo ecc. Tornando a Nieto, “El Nino” aveva cominciato presto, all’età di 10 anni garzone d’officina nei sobborghi di Madrid e a 16 anni (con uno pseudonimo per superare il divieto del limite d’età) in sella come corridore tutto “fuoco e fiamme” e... ruzzoloni.

SCARPERIA, ITALY - JULY 12: Angel Nieto of Spain rides the scooter in paddock during the MotoGp of Italy at Mugello Circuit on July 12, 2012 in Scarperia, Italy.  (Photo by Mirco Lazzari gp/Getty Images)

Da Madrid a Barcellona per correre prima con una Bultaco poi con una Ducati 125 ma tornando ancora alla Derbi, dove viene assunto come collaudatore, tecnico, tuttofare e soprattutto pilota “ufficiale” conquistando il primo “vero” risultato, il quarto posto nella 50cc. al GP di Spagna del Montjuich del 10 maggio 1964. In seguito, sempre il primo dei battuti, cioè solo piazzamenti alle spalle dei vari Read, Ivy, Taveri, Redman, Bryans, Degner, Hanscheidt, Ito ecc. in sella alle inarrivabili Yamaha, Honda, Suzuki (poi arriveranno Andersson, Braun, Sheene, Toersen, Lodewjikx e i nostri Otello Buscherini, Gilberto Parlotti, Eugenio Lazzarini, Pier Paolo Bianchi, Francesco Pileri ecc.). Dal 1969, la svolta con il titolo e l’abbuffata fino al 12+1.

Spanish motorcycle champion Angel Nieto wins the 125cc German Grand Prix on a Minarelli, May 1979. (Photo by Don Morley/Getty Images)

Nieto aveva anche il fiuto di salire sulla moto vincente, per cogliere sempre nuove vittorie e anche… ingaggi adeguati. Oltre che con la Derbi, conquistò titoli mondiali nella 50 con la Kreidler (1975) e con la Bultaco (1976 e 1977) e nella 125, oltre che con la stessa Derbi nel 1971 e ’72, con la Minarelli nel 1979 e 1981 e con la Garelli nel 1982, ’83, ’84. Fu anche pilota ufficiale Morbidelli nel 1973 sulla bicilindrica 125 e sulla sperimentale 350 4 cilindri, ma con poca fortuna e poca... convinzione. Era e rimase sempre il “re” delle piccole cilindrate e quando si ritirò nel 1986, aveva lasciato traccia indelebile nel firmamento del motociclismo con 90 gran premi vinti e, appunto, ben 13 titoli mondiali.

Angel è rimasto nel “giro” con i Nieto al pari di una dinastia composta da figli, nipoti, parenti vari impegnati a vario titolo nel Circus e dintorni: piloti, manager, organizzatori, tecnici ecc. Aver visto Angel Nieto dal vivo sulla sua sibilante rossa Derbi bicilindrica 2 tempi – come è accaduto molte volte a chi scrive queste note – in lotta sui circuiti velocissimi dei vecchi Spa, Monza, Nurburgring, Salzburgring dove la 125 girava sopra i 190 Kmh di media ecc. significa avere davvero nel cuore quello che è stato l’indimenticabile e irripetibile motociclismo de: “I giorni del coraggio”. Grazie, Angel!

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