Suzuki GSX-R 1100: la bestia di Hamamatsu si rifà il look

Lanciata nel 1986, la Suzuki GSX-R 1100 è una moto rimasta nel cuore di molti smanettoni: a più di 20 anni di distanza, Kardesign ha voluto reinterpretare il look della bestia di Hamamatsu in tre differenti declinazioni

Negli anni '80, in conseguenza al vero e proprio boom delle moto giapponesi di una quindicina di anni prima, si instaurò tra le case nipponiche un'autentica guerra a colpi di tecnologia per conquistare lo scettro del maggior costruttore mondiale di motociclette.

Le due principali contendenti (un po' come ai giorni nostri, anche se sono oggi insidiate dalle outsider cinesi e indiane) erano Honda e Yamaha: gli altri, comprese le altre due sorelle Suzuki e Kawasaki, finirono per ricoprire una posizione subalterna in questa aspra battaglia di produzione.

Nel 1986, tuttavia, la casa di Hamamatsu se ne uscì con una sportiva rivoluzionaria, che diede uno scossone tremendo al nascente segmento delle hypersport come le conosciamo oggi: la GSX-R 1100, sorella maggiore della settemezzo lanciata solamente un anno prima.

Equipaggiata inizialmente con il celeberrimo quattro-in-linea con raffreddamento misto aria/olio, la gixxerona si fece conoscere fin da subito per le sue prestazioni esagerate e per le doti telaistiche al top della performance.

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Capace di una potenza semplicemente stratosferica per l'epoca (150 cv, che diventano addirittura 155 cv dopo l'introduzione del raffreddamento a liquido nel 1993) la Suzuki GSX-R 1100 divenne ben presto un'icona assoluta per tutti gli smanettoni: le sue brutali impennate di potenza hanno regalato attimi di gioia a un gran numero di aspiranti Kevin Schwantz...

A distanza di oltre 20 anni dal suo lancio sul mercato, il designer britannico Kardesign ha voluto reinterpretare il look della Bestia di Hamamatsu con alcuni concept grafici: tre differenti declinazioni, accomunate però dall'indole vintage.

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La prima è una supersportiva semicarenata, caratterizzata da una colorazione che riprende le tonalità storiche di casa Suzuki: il bianco e il blu, che ancora oggi ornano le sovrastrutture delle superbike della casa giapponese.

La seconda, anch'essa dotata di semicarena, è nelle forme identica alla prima: differisce però nella livrea rosso-nera, replica delle Suzuki Yoshimura che spopolavano nelle gare delle derivate di serie negli anni '80.

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L'ultima (anch'essa rossa con dettagli neri) è la più particolare, ma forse la meno evocativa e riuscita delle tre: si tratta di una naked retrò, priva di cupolino e dotata di una sella più ampia e di un codone più voluminoso.

Considerato che a Suzuki mancano delle vintage in gamma, e che la moda delle retrò pepate sembra stia prendendo piede, quanto sarebbe bello se ad Hamamatsu decidessero di trarre ispirazione...

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