Amarcord, Alfonso Morini pilota e costruttore super, “talent scout” di Agostini

Alfonso Morini pilota e costruttore super. La storia, nel ricordo del suo compleanno, di come su il “talent scout” di un certo Giacomo Agostini

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Amarcord - Ancora una volta ci agganciamo alla data di un compleanno per ricordare un grande personaggio del motociclismo italiano, Alfonso Morini, pilota e costruttore di fama internazionale. Bolognese purosangue, Alfonso nacque 119 anni fa – il 22 gennaio 1898 – (morirà improvvisamente nella sua città il 30 agosto 1969 a 71 anni) lasciando una traccia indelebile sia come pilota “scavezzacollo” prima della Grande Guerra e poi fra la prima e la seconda guerra, e precisamente sin dal 1924, come imprenditore, fondatore con Mario Mazzetti della superba MM e dal 1937 “padrone” della mitica Moto Morini.

Stavolta non ricordiamo la carriera di Alfonso pilota (vittorioso a man bassa negli anni ’20, fu anche recordman mondiale con 6 primati a Monza insuperati per 20 anni!) e neppure quella di costruttore della Morini impegnata nelle corse, che nel 1949 con Umberto Masetti e nel 1953 con Emilio Mendogni dominò il “tricolore” 125 e nel 1959, nella 250, con Mendogni e Gianpiero Zubani mise tutti in fila al GP d’Italia a Monza. Vogliamo ricordare il Morini che, tecnico sopraffino, si superava nel fiutare i piloti, non solo quelli già grandi come Tarquinio Provini comunque diventato “issimo” proprio in sella alla quarto di litro della Casa bolognese, ma quelli ancora... in erba, come Giacomo Agostini che proprio alla Morini deve il lancio nel firmamento del motociclismo.

alfonso-morini-giacomo-agostini-dante-lambertini.jpg Siamo nel 1963, con la Morini 250 monocilindrica bialbero incontrastata con Provini in Italia e nelle gare internazionali, in accesissima lotta per il titolo mondiale. Che centra Agostini? Agostini aveva partecipato alla sua prima corsa (da spettatore...) a Cesenatico nel 1960 e si innamorò delle gesta dei vari Ubbiali, Provini, Surtees, Hocking, Grassetti, Venturi, Mendogni ecc. Convinse il padre a comprargli un Morini 175 “Rebello” col quale debuttò a 19 anni nella corsa in salita Trento-Bondone. Due anni dopo, appunto nel 1963, vinse i suoi due primi caschi tricolori, dominando con la Morini 175 il campionato della montagna (otto vittorie e due secondi posti) e quello della velocità juniores (seconda categoria). Nell’agosto 1963 la svolta.

Tornando con il furgone della Morini Casa dopo l’ennesima corsa juniores vittoriosa, Giacomo si fece coraggio e chiese al fido meccanico Walter Scagliarini (con Dante Lambertini punta di diamante del reparto corse della Casa bolognese) se poteva “provare” la 250 bialbero, la monocilindrica più veloce del mondo, che era in testa al mondiale con Tarquinio Provini, mondiale che a metà settembre avrebbe fatto tappa a Monza, prima dell’ultimo round nella tana del lupo a Suzuka. Giunti nottetempo in fabbrica, Scagliarini girò la richiesta del giovane bergamasco al commendator Alfonso Morini, ancora presente di domenica notte in azienda. Più taciturno del solito, il commendatore fece finta di non sentire. Ma pochi giorni dopo, avuto l’ok del riluttante Provini, Giacomo si trovò a Monza per il primo test. Fu subito un exploit.

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La rossa monocilindrica, telaio a doppia culla, con carenatura a “vitino di vespa” striata di bianco, sembrava fatta apposta per il centauro di Lovere. Motore bialbero con cascata di ingranaggi, 37-38 CV a 11.500 giri, velocità oltre 230 kmh, freni a tamburo, peso della moto sui 105 kg: un gioiello che ha marcato la storia del motociclismo di tutti i tempi mancando quel mondiale solo per sfortuna. Il 15 settembre 1963 Arriva il gran giorno: è il debutto mondiale dello sconosciuto Agostini davanti a 90 mila spettatori e di fronte ai più grandi piloti dell’epoca (oltre Provini, Redman, Read , Shepherd, Degner, Duff, Taveri, Grassetti, Spaggiari, Mendogni, Minter, Ito, Robb ecc.). Allora si partiva a spinta con il motore spento e lo start veniva dato con la bandiera a scacchi. Agostini sgattaiolava come un fulmine e sfrecciava davanti a tutti ( 52 concorrenti!) al curvone, a Lesmo, alla Ascari, alla Parabolica.

Il giovane portacolori della Morini , alla fine del primo giro, ha 50 metri di vantaggio davanti a Redman e a Provini, 100 metri davanti a Grassetti, Minter e poi il gruppone. Il bergamasco allunga ancora. Il distacco aumenta nella seconda tornata. La folla esplode. Alla fine del secondo passaggio, a metà curva parabolica, Agostini piega… esageratamente strisciando sull’asfalto il tubo di scarico, la cui ghiera si allenta. E’ costretto a fermarsi ai box. E’ lui l’uomo nuovo del motociclismo. E’ l’inizio della leggenda di Ago. Vince Provini abbracciato dal Commendator Morini che, con gli occhi, sorride al ragazzino di Lovere offrendogli il... futuro. Il resto è noto. Chi scrive queste note ha conosciuto il Comm. Morini sui circuiti lo ricorda come un “gran signore”, pacato, mai troppo esultante per l’ennesimo trionfo, mai cupo dopo una delle rare sconfitte.

“Sono le idee semplici e la cura di ogni particolare che fanno vincere”, ripeteva in dialetto bolognese e a bassa voce, gesticolando. Poi: “Meno pezzi ci sono in un motore, meno pezzi si rompono”. Da lì il capolavoro della sua duemmezzo, la monociclindrica più veloce del mondo. Alfonso, un personaggio d’altri tempi cui anche oggi, nel ricordarlo, è doveroso levarsi il cappello.

Nella foto: Autodromo di Modena 19 marzo 1964 Prima gara vittoriosa del debuttante Giacomo Agostini sulla Morini 250 ufficiale. Alfonso Morini, coppa in mano, ha l’occhio lungo. Dietro, i due pilastri del reparto corse della Casa bolognese Dante Lambertini e Walter Scagliarini. Inequivocabile il cartello: “Cambiano i piloti ma la Moto Morini continua nelle sue strabilianti affermazioni”.

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