Maddox Pulsejet Motorcycle: l'anello di congiuzione tra moto e missile

Una moto con il motore di un missile? Certo: l'americano Robert Maddox ha realizzato delle motociclette spinte da un propulsore pulsogetto, simile a quelli che equipaggiavano le V1 tedesche durante la Seconda Guerra Mondiale

Se vi chiediamo di pensare al mezzo su due ruote più simile ad un jet militare, la mente di chi tra di voi ha una buona memoria correrà probabilmente alla celeberrima "turbine superbike" Y2K o alla sua più recente evoluzione MadMax, recentemente distrutta durante un tentativo di record di velocità.

Effettivamente l'analogia c'è, visto che entrambe sono spinte da una turbina aeronautica Rolls-Royce Model 250 molto simile a quella adottata su elicotteri Bell e Agusta oltre che su piccoli aeroplani turboelica.

Tuttavia, a marcare la differenza tra queste particolarissime moto e gli aerei jet, è il sistema di propulsione: mentre nei secondi, come suggerisce il nome, la spinta è fornita dalla velocità del getto in uscita, nelle prime abbiamo invece una classica trasmissione che collega il particolare propulsore alla ruota posteriore.

Per quanto sia affascinante l'idea di una moto-jet a reazione, insomma, la Y2K e la sua erede non lo sono, sebbene siano frequentemente (ma erroneamente) definite tali: pur essendo un motore a turbina (come quello dei jet militari) il Rolls-Royce 250 non è un turbogetto ma un cosiddetto turboprop (o turboalbero), in cui il moto viene trasmesso meccanicamente ad un albero. In buona sostanza, per quanto riguarda il sistema di propulsione, Y2K e MadMax sono molto più simili a una moto convenzionale che non ad un aereo jet.

C'è tuttavia chi ha pensato di costruire una moto che sfruttasse davvero una propulsione a reazione (o a getto, che dir si voglia). Dove? Ovviamente negli Stati Uniti d'America, patria delle più folli creazioni artigianali su due e quattro ruote che si vedono sul web.

L'idea è nata dalla mente vulcanica di Robert "Rocketman" Maddox, che a Phoenix (Oregon) ha dato vita a Maddox Jets, una ditta che produce sistemi di propulsione a reazione da montare su moto, go-kart, e qualunque mezzo su ruote che vi venga in mente.

Quando era piccolo, durante la Guerra del Vietnam, Robert vedeva passare sulla propria casa un gran numero di rumorosissimi jet militari americani, e finì per essere profondamente affascinato da quel tipo di propulsione così tuonante e poderosa.

Da adulto è quindi riuscito a dare vita al suo sogno, produrre motori a getto e installarli su mezzi a ruote: in particolare, Maddox si dedica alla produzione di pulsogetti, la più economica e basilare tipologia di propulsori a reazione. Per la sua semplicità costruttiva e per il suo fenomenale rapporto costi-prestazioni, il pulsoreattore -altro nome con cui viene designato il pulsogetto- è infatti una scelta quasi scontata per chi vuole auto-costruirsi un motore jet casereccio.

Ovviamente, le moto a reazione di Robert non possono circolare su strada: mancando qualunque tipo di trasmissione dell'energia cinetica alla ruota posteriore, il veicolo si muove per effetto del principio di azione e reazione, grazie all'altissima velocità del flusso in uscita dall'ugello posteriore (parliamo di circa 900 Nm di spinta!).

Ciò, ovviamente, comporta che chiunque si avvicinasse troppo alla coda delle moto-jet Maddox, verrebbe praticamente... arrostito dal caldissimo flusso di aria che esce dal fiammeggiante e rumorosissimo scarico!

Il pulsogetto: la tecnica

Il pulsoreattore è il più semplice tipo di motore a reazione, cioè un motore a combustione interna che trasforma l'energia chimica del combustibile in energia cinetica dei gas combusti. Dal punto di vista propulsivo, dunque, è molto simile ai motori di cui sono equipaggiati gli aerei jet.

Il pulsogetto è caratterizzato da uno schema molto semplice e rudimentale rispetto agli altri esoreattori: è praticamente un tubo metallico dotato di un rigonfiamento (la camera di scoppio) al cui interno avviene la combustione. Può essere o meno dotato di valvole che impediscono il riflusso verso le prese d'aria.

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L'aria in ingresso dalla presa d'aria anteriore viene miscelata con il carburante nella camera di scoppio, dove avviene l'accensione della miscela. In seguito all'aumento di pressione, quindi, i gas combusti si espandono fuoriuscendo dall'ugello posteriore, provocando così la spinta. La depressione che si viene a creare in camera di scoppio "aspira" nuova aria all'interno e fa si che il ciclo si ripeta, anche 250 volte al secondo (qui e qui potete trovare un'animazione che mostra il funzionamento di un pulsogetto).

All'avvio il pulsoreattore si accende pompando aria compressa nella camera di scoppio, ove una candeletta incendia la miscela; a regime invece il sistema funziona in maniera autonoma e l'accensione viene provocata dal ritorno di fiamma della combustione precedente.

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Ciò che distingue i pulsogetti dagli altri motori a reazione -o esoreattori- è il fatto che nei primi la combustione non è un processo continuo (come nei secondi), ma avviene ad impulsi intermittenti, da cui ovviamente il nome: di fatto, si tratta di combustioni ripetute molto vicine nel tempo.

Il bassissimo costo di produzione, la semplicità costruttiva e le ottime prestazioni hanno tuttavia il loro rovescio della medaglia: il pulsogetto è un motore che non solo è caratterizzato da un'elevatissima rumorosità, ma anche un consumo di carburante esagerato e da una procedura di avviamento piuttosto complessa. Inoltre, a causa delle sue caratteristiche costruttive, non si può praticamente variare regime: funziona, insomma, sempre al massimo.

Ciò ne ha limitato enormemente l'utilizzo a favore di altri sistemi propulsivi: sino ad ora ha trovato applicazione solo in campo militare e aeromodellistico.

Il pulsogetto: un po' di storia

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Le origini dei pulsoreattori si ritrovano agli inizi del 1900, in Francia, quando Victor De Karavodine e Georges Marconnet iniziarono a condurre studi si questo tipo di motori a reazione. Tuttavia, in entrambi i casi non si andò oltre a semplici modelli da laboratorio.

Bisogna attendere la fine degli anni '30 perché ai progetti d'Oltralpe venga dato un seguito: ovviamente siamo in Germania, dove il regime nazista dà nuovo impulso alle tecnologie relative alle -come le chiamano gli americani- thrust powered machines.

Il Reichsluftfahrtministerium (il Ministero dell'Aria del III Reich) promosse studi relativi ai sistemi di propulsione a reazione, e la ditta tedesca Argus Motoren GmbH venne incaricata di sviluppare proprio il pulsogetto.

Siamo agli albori della missilistica: dopo svariati test, nel 1943 entrò in servizio la Fieseler Fi 103, divenuta tristemente nota con il nome di V1 (Vergeltungswaffen 1, "arma di rappresaglia 1").

Questa bomba volante, madre di tutti i missili da crociera come il celeberrimo cruise americano Tomahawk), poteva colpire un bersaglio a 250 km di distanza a una velocità di 640 km/h, proprio grazie al suo pulsogetto Argus As 014 da 2.7 kN di spinta.

Prodotto in oltre 30.000 esemplari, il pulsoreattore della V1 (progettato dall'ingegnere Fritz Gosslau) è ad oggi la più nota e diffusa applicazione di un motore pulsogetto su larga scala.

Dite che nella progettazione della sua Maddox Pulsjet Motorcycle, Robert sia ispirato proprio agli studi di Wernher von Braun e colleghi?

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