SBK Lausitzring, “patatrac” (l'ennesimo!) di Davide Giugliano. Nuvoloni sul 2017?

L'asso capitolino della Ducati "sciupa" con una nuova caduta l'occasione del riscatto

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Superbike Germania 2016 - Nelle corse di moto, si sa, può sempre succedere di tutto e, come ricordava l’indimenticabile Mike Hailwood: “Vince chi taglia per primo il traguardo”. Ma chi taglia per primo il traguardo? Di solito il pilota più forte in sella alla moto e al Team migliori. Le eccezioni ci sono ma restano tali. E queste eccezioni, cioè vittoria degli outsider e sconfitta dei “big”, accadono in condizioni di gara particolari, specie con il meteo che scombussola i valori in campo.

Ma, ripetiamo, anche sotto il diluvio è rarissimo che a tagliare il traguardo per primo sotto la bandiera a scacchi sia l’ultimo pilota in griglia o in campionato ed è invece “normale” che – anche con l’imperversare del maltempo - a vincere siano i piloti che di solito stanno davanti a tutti, non a caso i più titolati. Sempre ci sono stati corridori “da bagnato” che godevano quando Giove Pluvio inondava la pista: questi piloti – alcuni dei veri e propri kamikaze – hanno dato spettacolo ma raramente sono arrivati in fondo e il più delle volte sono finiti a gambe all’aria.

Esattamente come è accaduto ieri a Davide Giugliano, nella Gara2 del GP di Germania, al Lausitzring. L’asso capitolino della Ducati - dopo una prestazione opaca in Gara1 - ha visto infranti i propri sogni di gloria con una caduta al quarto giro, quando stava tenendo testa al battistrada Jonathan Rea – poi trionfatore della gara che gli fa ipotecare il mondiale 2016 – dopo aver messo dietro tutti gli altri.

Un brutto volo, l’ennesimo di questa stagione e delle precedenti, che fanno scuotere la testa ad amici e nemici rilanciando interrogativi pesantissimi sul reale valore di Davide.

Stavolta, date le condizioni della pista, poco centra la moto. Quel che conta, in situazioni così particolari, è il setting scelto con la squadra, soprattutto il manico del pilota, la sua straordinaria sensibilità e una capacità di guida superiore, senza le quali il sottile filo che separa un trionfo annunciato dal patatrac si spezza e al pilota non resta che il sapore amaro della sconfitta.

Così in Ducati sono stati fugati i residui dubbi se a Borgo Panigale avevano fatto bene o no a dare il benservito a Giugliano. A scanso di equivoci: qui stiamo parlando di piloti di alto livello e si sta cercando il classico pelo nell’uovo. Che però non è un discorso di lana caprina perché è quel decimo di secondo quando conta, è quella caduta che non deve esserci in quel particolare momento di quella gara che conta, che fanno la differenza proiettando il pilota nell’olimpo dei grandi o scaraventandolo nella polvere o – come in questo caso – nel fango.

Bisogna chiamare le cose per nome: fra un campione e un fuoriclasse c’è la differenza che porta il primo molto spesso dietro al secondo. E non per colpa della dea bendata.

Come ieri dove Rea vola verso il trionfo come avesse le ali sul bagnato e invece Giugliano rovina a terra. Come recita l’antico adagio, “ogni lasciata è persa”. E ieri Davide, disarcionato dalla sua Ducati, ha buttato al vento per l’ennesima volta la sua grande giornata del riscatto. Così non si butta via solo una gara ma si rischia di segnare negativamente una carriera.

Certo, c’è sempre la prossima gara, stavolta al Magny Course. Ma “Hic Rhodus hic salta” e Davide sovente sbatte nell’asticella che divide i vincenti dai perdenti. Appunto. Nubi dense, densissime, incombono sulla stagione 2017 del 27enne centauro romano. Peccato.

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