SBK sott’acqua al Lausitzring: Rea (Kawasaki) trionfa in Gara 2 e ipoteca il mondiale. Risorge De Angelis (Aprilia). Ducati non ripete l’exploit di Gara1

A tre gare dalla fine Rea si mette in tasca il mondiale. Sprazzo d'argento per l'Aprilia con De Angelis. Davies delude sul bagnato. Giugliano Ko

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Superbike Germania 2016 - Che SBK è quella che dopo due mesi di inammissibile stop feriale esce dal circuito a spalti vuoti del Gran Premio di Germania se non un campionato del Mondo perduto nella pioggia nebbiosa di Gara 2 del Lausitzring? Per motivi diversi, forse per colpevole insipienza o per assurda complicità, si può far finta di non vedere la realtà ma la Sbk si è infilata da tempo nel tunnel di una crisi da cui – vista la tappa non certo esaltante in terra tedesca - non sarà facile uscirne.

Chi ha vinto in Gara1, chi ha vinto in Gara2 importa solo ai diretti interessati e al ristretto manipolo dei clan di contorno. Ci sarà modo e tempo di riflettere su quel che accade in questa categoria del mondiale derivate di serie che non pochi anni fa veniva indicata in pompa magna come la sostituta della MotoGP data con troppa fretta per morta, il faro tecnico-agonistico-d’immagine ed economico delle corse di moto. C’è una crisi non solo di format ma nel profondo dell’identità che snatura il passato senza aver la minima idea di come si vive il presente e si costruisce il futuro.

Tornando alla pista, in questo campionato c’è un solo vero campione Jonathan Rea e una solo moto che svettano, battibili solamente quando sul binomio iridato s’abbatte – come ieri per un problema tecnico al delicatissimo pacchetto cambio-frizione-freno motore – la iella.

Sul bagnato di gara2 accorciata a 16 giri dai 21 in programma, una corsa dove conta il manico, la capacità di andar forte stando in piedi, Rea è tornato il “cannibale” spazzando via tutti gli avversari e ipotecando una volta per tutte questo mondiale che merita con gli interessi. Sykes, a terra al secondo giro e alla fine solo 12esimo, brucia le ultime speranze di restare nel gioco iridato diviso dal compagno di squadra nell’abisso dei – 47 punti con sole tre gare (sei round) da disputare: Magny Cours, Jerez, Losail.

Onore delle armi per Chaz Davies che però dopo la bella vittoria in Gara1 ha bucato letteralmente la corsa bagnata domenicale con una prestazione scialba, un sesto posto “inutile”, da dimenticare. Nessun onore per il suo compagno di squadra Davide Giugliano, con Rea nel mirino per i primi giri, ma poi – per l’ennesima volta – sconsolatamente a terra con l’ennesima botta dopo un brutto high side.Davide è nel pallone, non pensa alla corsa che fa ma al suo futuro, molto molto incerto. Ducati tutto da rifare, o giù di lì.

E gli altri? Già detto della superiorità delle Kawasaki e del suo number one e di un Sykes che perde oggi ogni residua illusione di far suo questo mondiale, poco resta, essendo tutto il resto un giro di comprimari, poco più. Certo, non si può non dire bravo ad Alex De Angelis (Aprilia), tornato (gap di 10 secondi) sul secondo gradino del podio in Gara2 a mo’ di resurrezione dopo la gran botta dello scorso ottobre in MotoGP. Come non si può non apprezzare la terza piazza di Xavi Fores (gap di 13 secondi) con la Ducati “privat” del Team Barni, squadra coi fiocchi.

Lungo è l’elenco di chi si è steso per l’asfalto traditore, a cominciare da Lorenzo Savadori, volato via proprio quando precedeva il compagno di squadra De Angelis.Comunque, corse non certo esaltanti. Per chi non avesse capito bene, questa la classifica generale: Rea-Kawasaki (393 punti, Sykes-Kawasaki (346), Davies-Ducati (295), M. Van Der Mark-Honda (203), Hayden-Honda (195), Giugliano-Ducati (194), Torres-Bmw (168), Camier-MV Agusta (134), Fores-Ducati (119), Savadori-Aprilia (110). Chiudiamo qui? Sì, almeno per adesso.

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