Moto3, il mercato “premia” i piloti italiani ma apre non pochi interrogativi. Il peso del Team Sky VR46

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Mercato Moto3 2017 - Chiusa da tempo la griglia della MotoGP 2017, in questi ultimi giorni il mercato piloti è stato molto attivo nelle altre due classi del Motomondiale, dove gli italiani, specie in Moto3, rivestono un ruolo molto importante. Presto, a bocce ferme, analizzeremo il “peso” di questi passaggi da un Team all’altro, da una categoria all’altra. Qui intendiamo aprire una riflessione di tipo più generale. Anche se è giusto ricordare velocemente gli ultimi spostamenti, almeno alcuni fra i più significativi.

Romano Fenati, scaricato ruvidamente dallo Sky VR46 Ktm Team, nel 2017 approda nel Team Ongetta-Honda in compagnia di Jules Danilo. Enea Bastianini passa dal Team di Gresini-Honda al Team Estrella Galicia Monllau di Emilio Alzamora (il boss dei fratelli Marquez&C) sostituendo Navarro. Niccolò Antonelli – pilota VR46 Academy esce dal Team Ongetta-Honda per entrare con l’olandese Bo Bendsneider nel Team Red Bull Ktm Ajo per coprire il “buco” di Binder (con il mondiale 2016 in tasca) che sempre con Ajo sale in Moto2 con Oliveira. Stefano Manzi si porta con il Team Sky VR46 in Moto2 assieme a Bagnaia. Lorenzo Dalla Porta, dopo il Cev che lo incoronerà iridato 2016 e dopo l’esperienza in corso nel mondiale Moto3 in sostituzione di Fenati (VR46 Team) farà il mondiale 2017 a tempo pieno con Mahindra.

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Torneremo, ripeto, a valutare questi e altri passaggi con i “pro” e i “contro”. Prima constatazione. I piloti italiani Moto3 sono stati “quantitativamente” al centro del mercato. Ciò significa che, pur mancando l’obiettivo principale del titolo mondiale, indubbiamente i nostri “giovani leoni” rappresentano una realtà da cui Team e Case non possono prescindere. Ciò detto ribadiamo quanto già analizzato per il mercato MotoGP: con il Campionato in corso (terminerà addirittura a novembre!) il mercato così gestito – nei tempi e nei modi inusuali - è elemento che “turba” piloti e Team incidendo – perché no – anche sui risultati.

Altra considerazione riguarda il passaggio di piloti “stagionati” che cambiano Team ma restano in Moto3. Giusto o sbagliato? Il riferimento riguarda in particolare i piloti sui 20 anni e con più stagioni già nella categoria cadetta come ad esempio Fenati (nel 2017 alla sua sesta stagione), Antonelli (alla sua quinta), ma anche non italiani, come Binder (sesta stagione) ecc.

Va cioè posto un limite di permanenza in Moto3 e anche in Moto2, o no? In Moto3 c’è già, come noto, il tetto anagrafico (28 anni) che alimenta polemiche su chi vuole addirittura abbassarlo e chi vuole mantenerlo o innalzarlo.

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Oggi i piloti sono tenuti in tensione perché – iniziando a correre nel CIV e nel CEV attorno ai 15-16 anni (e alcuni già a 16 anni sbarcano nel mondiale) si sentono “out” quando arrivano sui 20 anni … senza arte né parte. E’ chiaro che quando si dice che un Marquez a 20 anni vinceva il titolo MotoGP si vuol usare la mannaia e non il confronto su una realtà che non è fatta solo di fuoriclasse fenomenali come Marc.

Ci sono campioni che approdano in MotoGP senza aver vinto nulla o quasi nelle cilindrate minori e poi però lasciano il segno, come Stoner e non solo lui. L’obiettivo, per tutti, resta la MotoGP ma qui incide, fra l’altro, anche la struttura fisica dei piloti, inadatta a portare al limite una 1000 cc. di 250 CV e passa…

In passato un Angel Nieto, un Pier Paolo Bianchi, un Eugenio Lazzarini – campioni vincenti pluri iridati – non potevano pensare al salto nella massima cilindrata (all’epoca la 500) perché erano dei “fantini”. Anche oggi è così pur con le eccezioni (ad esempio prima Capirossi e oggi Pedrosa) che però confermano la regola.

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Ma al di là della stazza fisica ci sono piloti tagliati per una cilindrata “minore” – minor peso, minor potenza ecc – che sulle moto “grosse” non erano e non sono in grado di esprimersi al massimo (in passato ad esempio Carlo Ubbiali 9 volte campione del Mondo e anche Tarquinio Provini, mai saliti su una 500 GP).

Siamo cioè d’accordo che si può rimanere in Moto3 anche per più stagioni, ma solo se si è davvero competitivi. Anche perché i piloti più esperti valorizzano la categoria stimolando i più giovani che in tal modo hanno punti di riferimenti fondamentali per crescere. Ultima considerazione, per adesso.

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Nel mercato è entrato con tutto il suo peso il Team Sky VR46 di Valentino Rossi, incidendo non poco sia sulla Moto3 che sulla Moto2, in proiezione MotoGP. E’ un bene o un male? C’è il rischio … “piovra”? Con l’ingresso di questo Team i giochi cambiano e cambieranno ancor di più nei prossimi anni, specie quando Rossi non correrà più dedicandosi a tempo pieno nel management.

Intanto non si può che apprezzare il fatto che a dominare il mercato non siano più (solo) i soliti spagnoli. Si tratta ora di vedere come e quando tutto ciò si tradurrà con risultati eclatanti in pista per i nostri colori.