MotoGP Austria, gran pole di Iannone. Rossi fra i due Andrea della Ducati. Prima fila “tricolore”

Ducati in pole con Iannone. Valentino Rossi "rovina" la festa della "Rossa"?

A un minuto dalla fine delle qualifiche pareva proprio che il ritrovato Jorge Lorenzo fosse in grado di rovinare la festa ai due Andrea della Ducati, portandosi in testa a tutti con uno stratosferico 1’23.361.

Ma il marocchino, rinfrancato dal sole splendente sulle colline della Stiria, faceva i conti senza l’oste, senza la zampata finale di Iannone, una sberla dal taglio secco di una scimitarra, proprio sotto la bandiera a scacchi: un 1’23.142 che vale una super pole (la seconda in MotoGP) e molto di più per il pilota di Vasto con in tasca il foglio del “benservito” e per la Casa di Borgo Panigale in attesa del nuovo salvatore della patria, proprio Jorge il maiorchino precipitato in seconda fila, primo degli sconfitti di turno in compagnia degli altri due spagnoli Marquez e Vinales, con un gap di 2 decimi e due.

Una prima fila beneaugurante tutta “tricolore” e una seconda tutta spagnola. Ma vietato illudersi. Fino alle qualifiche, l’interrogativo, vista la superiorità sul giro secco delle Ducati, era se a svettare fosse l’Andrea abruzzese o l’Andrea romagnolo: poi l’assalto alla baionetta di Lorenzo pareva far saltare i sogni di gloria della Ducati. Quindi, come detto, il guizzo finale di Iannone che però si trova accanto non l’altro coequiper Andrea, bensì Valentino Rossi.

Già, quel diavolo di Rossi! Il 9 volte campione del mondo anche stavolta ci mette la pezza. E che pezza! Un… insperato secondo miglior tempo (+0.147) fra i due ducatisti, una performance da rimescolare quanto detto in questi giorni sulla superiorità assoluta delle Ducati qui allo Spielberg e sulla Yamaha data anzitempo per spacciata.

Certo, le “rosse” volano nel giro secco ma – come ammoniva sornione Rossi – le corse poi sono altra cosa: bisogna girar forte e stare davanti ogni giro, tutti i giri, fino alla fine. Per Ducati è una occasione da non perdere ma non sarà per niente facile, per i due Andrea, tentare sin dall’inizio la fuga risolutrice.

Rossi è lì. Lorenzo pure. E Marc Marquez? Dopo il gran volo della mattinata in qualifica con la lussazione della spalla destra l’alfiere della Honda, dolorante, ha fatto il … “bravo”, “solo” quinto tempo (+0.333), come dire: ci sarò anch’io domani. Come non credergli?

Tornando alla competitività delle moto è vero che sul dritto sono le Ducati a correre di più con quelle di Iannone, di Dovizioso e di Barbera davanti a tutti. Ma sono quisquiglie: 310,1 Kmh per la Desmosedici di Iannone, 310,0 per quella del Dovi, 309 per quella dello spagnolo. La Yamaha di Rossi è a 308,6 (307,9 quella di Jorge), la Honda di Pedrosa 308,0 e quella di Marquez 307,6.

Contano le accelerazioni e soprattutto conta il bilanciamento complessivo della moto, la capacità ( e la possibilità) per il pilota di tirar fuori tutto quel che c’è da tirar fuori dal proprio mezzo, sentirsi a posto nel poter dare tutto. Ecco perché i cavalli e le velocità di punta sono importanti ma non sono tutto. E’ un argomento che merita approfondimenti e ci torneremo.

Domani gara aperta, anzi apertissima.

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