Motomondiale, test d'agosto: quando i "campioni" provavano i bolidi su strade aperte al traffico

Il Motociclismo moderno in agosto va in ferie. E pensare che un tempo, i piloti provavano in agosto su strade aperte al traffico...

silvio grassetti 1962

Oggi i test del Motomondiale sono disciplinati dentro regole severe con appuntamenti stabiliti dall'organizzazione (Dorna) con i Team "costretti" a far provare piloti e moto su circuiti e date valide per tutti. Fuori da questa rigida programmazione non si può scendere in pista. Non entriamo nel merito di tale scelta, più volte da noi affrontata e anche criticata su Motoblog. E' sempre stato così? No. Ogni pilota e ogni Casa potevano decidere quando e dove provare, a proprio piacimento.

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Va detto che nell'era del motociclismo de: "I giorni del coraggio" – praticamente un ventennio, dagli inizi degli anni '50 alla fine dei circuiti cittadini del 1970 dopo la morte di Angelo Bergamonti a Riccione – i piloti italiani partecipanti al Motomondiale si contavano sulle dita di una mano. Inoltre i circuiti permanenti dove si poteva provare erano ancor meno dei piloti: di fatto si girava a Monza (solo pochi giorni all'anno e mai nel periodo invernale per problemi di meteo), a Modena (spesso occupato dalla Ferrari e comunque immerso nella nebbia per mesi), a Vallelunga nella campagna romana (all'epoca ai confini della ... realtà).

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Nessuno andava a provare in Spagna (non c'erano circuiti permanenti) o altrove. Solo Mike Hailwood passava l'inverno con qualche amico a gareggiare – con proprie moto – in Sud Africa. Nessun pilota "privato" (cioè la stragrande maggioranza dei corridori italiani) scendeva in pista prima dell'inizio del Campionato italiano il 19 marzo a Modena: ciò perché non ritenuto... necessario e perché, soprattutto, la moto arrivava – quando arrivava – solo alla vigilia delle gare e perché mancavano i soldi. Le rare eccezioni confermano la regola. Alcuni piloti (anche juniores) si allenavano su strada con moto di serie "truccate" e non pochi di questi hanno subito incidenti, anche gravi, alcuni addirittura mortali come quello del campione del Mondo delle 500 Libero Liberati deceduto il 5 marzo 1962 dopo una caduta sulla strada statale Valnerina mentre provava sul bagnato la sua Gilera Saturno 500 per prepararsi al ritorno ufficiale della Casa di Arcore.

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La MV Agusta faceva "sgranchire" i suoi piloti lanciando i bolidi rosso-grigio nei viali dietro la fabbrica di Cascina Costa, a ridosso dell'aeroporto Malpensa. La Benelli faceva qualche giro di riscaldamento nella pistina interna (con una curva sopraelevata) della fabbrica in via Mameli al centro di Pesaro poi, dopo l'ok, messa la moto da corsa sul camion, filava fuori città a meno di 10 km dove oggi c'è l'ingresso dell'autostrada e lì Silvio Grassetti (idem farà poi dal 1964 Tarquinio Provini) lanciava su un rettilineo di oltre un chilometro e mezzo i bolidi della Casa del leoncino, prima le monocilindriche 250 bialbero, poi le 4 cilindri, cui la foto si riferisce.

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Il rettilineo era una stretta fettuccia (male)asfaltata fra due filari di robuste piante e soprattutto era aperto al traffico della gente che da Pesaro andava verso Urbino e Tavullia e viceversa. Un vero e proprio show, da brivido, con Silvio che sfrecciava a oltre 200 Kmh fra Topolino, 1100 Fiat, Lambrette e qualche carretto trainato da cavalli, asini, muli. Lo spettacolo – gratis – attirava tutti, come le api al miele anche perché il rombo della 4 cilindri si udiva fin quasi in città propagandosi per le campagne circostanti. Non di rado, specie nel mese di agosto (cioè nel periodo del turismo), la polizia chiudeva per oltre un'ora oltre 2 km di strada, lasciando libero Grassetti di provare indisturbato.

provini-prima-ben-super.jpg Agosto era mese di (questi) test perché poi la prima settimana di settembre c'era il Gran Premio delle Nazioni a Monza. Quindi la scena sopra ricordava poteva ripetersi più volte, ma senza preavviso. Per cui c'era chi – come chi scrive queste note, all'epoca ragazzino di 10-12 anni – faceva la spola in bicicletta dalla città al rettifilo di Pozzo aspettando l'arrivo del camion della Benelli nella zona ... box, in un boschetto nel mezzo del tratto di prove.

Spesso erano attese interminabili e viaggi a vuoto, ma bastava vedere da lontano il camion rosso del reparto corsa per recuperare energie ed entusiasmi. Tirata giù la moto da corsa dal camion, il primo rombo del motore portava sul posto molte centinaia di persone, in un attimo divenuta una folla.

Lì, a due passi, c'era un pezzo della storia e della realtà del motociclismo italiano mondiale: con un grande pilota, i meccanici dell'era di Dario Ambrosini di cui alcuni tutt'ora nel Motomondiale, alcuni dei mitici 7 fratelli Benelli e figli, spesso il Ds Paolo figlio dell'indimenticabile campione Tonino Benelli e anche una colonna portante quale il Comm. Mimmo Benelli e suo fratello, l'Ing. Presidente della Casa pesarese Giovanni Benelli sempre preoccupatissimi di quel che poteva succedere in qul caos. I "padroni" all'epoca facevano i padroni ma erano in mezzo agli altri, ascoltando tutti, appassionati fra appassionati.

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In quel posto, per questo motivo dei test della Benelli (e anche delle MotoBI ufficiali 125, 175, 250 mono 4 tempi ad aste e bilancieri del mitico Primo Zanzani), il sottoscritto ci è andato centinaia di volte, come fosse ... Loreto, se non proprio Lourdes. Come me, tanti, tantissimi altri, pesaresi e non, specie sportivi appassionati che calavano dalla vicina Romagna come seguissero la voce di un flauto magico. Lì è davvero passata un pezzo di storia del grande motociclismo e lì c'è stata la prima pietra di una formazione per le corse – anche culturale – per chi come me quella passione ha mantenuto, coltivandola nei decenni successivi, fin qui.

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