Ritorno al mondiale per Lorenzo Dalla Porta (Moto3) e Niccolò Canepa (SBK): opportunità e rischi

Lorenzo Dalla Porta in Moto3 al posto di Navarro e Niccolò Canepa in SBK al posto di Guintoli, opportunità e rischi

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Da sempre nel motociclismo ci sono stati piloti di “seconda linea” che sono stati chiamati a sostituire i piloti titolari di Case e/o Team ufficiali perché infortunati. A volte il salto ha prodotto risultati significativi dimostrando la bontà di tali promozioni mentre in altri casi è stato un disastro. In questo quadro le ultime novità riguardano il passaggio dal CEV al Motomondiale Moto3 già da Assen del 19enne pratese Lorenzo Dalla Porta e il ritorno del 28enne genovese Niccolò Canepa nel Mondiale SBK dal prossimo appuntamento di Misano, entrambi in sostituzione di piloti infortunati: Dalla Porta (dopo la doppietta di Montmelò guida la classifica del “mondialino”) al posto di Jorge Navarro, Canepa (dopo il successo nella 12 Ore di Portimao) al posto di Sylvain Guintoli.

Lorenzo lascia (momentaneamente?) Husqvarna-KTM per approdare su una delle migliori Honda ufficiali mentre Niccolò, abituato ai salti di categoria e di moto, approda nella Yamaha Pata ufficiale. Non è dato conoscere i particolari (contrattuali) delle due operazioni, diverse fra loro ma con il comune denominatore di due piloti italiani che rientrano nei due mondiali da protagonisti, con moto e Team altamente competitivi. Nelle precedenti “avventure” iridate (ripetiamo fino alla nausea, pur molto diverse per i due piloti) né Dalla Porta e né Niccolò, pur dimostrando buone chances, non hanno mai conquistato vittorie o podi. Da sempre, ogni pilota inizia a correre con l’obiettivo del mondiale.

Il pilota delle categorie “inferiori”, si sa, cerca sempre di approdare nel mondiale, con una moto ufficiale, sperando nel colpaccio capace di inserirlo a tempo pieno in un Team all’altezza delle proprie aspettative ed ambizioni agonistiche. In mancanza di programmi definiti e … remunerativi, non sempre i piloti accettano la proposta “allettante” di Team e Case ufficiali perché ritengono la corsa “una tantum” una carta senza prospettive, a forte rischio, addirittura un salto nel buio, portatrice di danni non di vantaggi. Non nostro amarcord non mancano esperienze sia negative che positive riguardanti però grandi campioni consacrati.

Giacomo Agostini – come noto pilota ufficiale Morini, MV Agusta, Yamaha - provò e corse (a Misano) con la Morbidelli ufficiale 250 2 tempi, ma l’esperimento non ebbe seguito. Idem con la Suzuki 500. Silvio Grassetti – già pilota ufficiale Benelli, Bianchi, Morini, MV Agusta, Mz, Jawa - corse al GP d’Italia a Monza con la Gilera ufficiale 500 4 cilindri e a Villa Fastiggi di Pesaro con la Morbidelli 125 ufficiale ma entrambi gli esperimenti finirono lì. Lo stesso Grassetti, invece, salì per un test sulla Jawa ufficiale 350 4 cilindri sostituendo Bill Ivy morto al Sachsenring, rimando poi due intere stagioni con grandi risultati. Fabio Biliotti rifiutò la Suzuki ufficiale 500 4 cilindri del Team Gallina perché priva di … garanzie per il futuro.

Remo Venturi invece gareggiò una sola volta con la Benelli 250 4 cilindri a Monza in squadra con Tarquinio Provini. Mike Hailwood corse nel 1968 con la Benelli ufficiale 500 4 cilindri a Monza e a Riccione ripetendosi nel 1971 con le pluri frazionate pesaresi 350 e 500 a Villa Fastiggi. E nel 1978 il 9 volte campione del Mondo inglese tornò “una tantum” al TT trionfando con la Ducati 900 bicilindrica. Jarno Saarinen trionfò “pro tempore” nel 1972 a Villa Fastiggi con le Benelli 350 e 500 battendo l’invincibile binomio Agostini-MV Agusta. Molti furono i piloti chiamati dalle Case a dar man forte al loro “numero uno”, spesso veri e propri buchi nell’acqua. Potremmo proseguire a lungo. La morale? Quasi sempre questi passaggi – spesso solo “tappabuchi” o sparate pubblicitarie – scontano una preparazione inadeguata e comunque una mancanza di prospettiva, con l’esperimento che finisce lì.

Oggi il motociclismo è radicalmente diverso dal passato ma la sostanza resta la stessa: niente si improvvisa! Sia Dalla Porta ad Assen che Canepa a Misano hanno una carta importante da giocare per il loro futuro agonistico. L’euforia è legittima ma serve il risultato. Entrambi i piloti non possono fallire il colpo. Soprattutto non possono accampare scuse in caso di prove non all’altezza delle aspettative. Quasi ogni pilota ha avuto la sua grande occasione. Chi l’ha sfruttata bene (perché dotato di talento e di doti capaci di fare la differenza…) ha fatto il grande salto in avanti, chi – per diversi motivi – l’ha bruciata si è trovato poi in mano solo foglie secche. Come recita il vecchio adagio: se perdi il treno giusto sei fregato.

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