MotoGP Mugello, in "fumo" il motore Yamaha di Rossi: le possibili cause

Analisi tecnica sulla possibili cause che hanno portato alla rottura del motore di Rossi al Mugello

I sogni del trionfo di Valentino Rossi nella MotoGP del Mugello, come noto, si sono infranti all’ottavo giro per la rottura del motore della sua Yamaha gelando il cuore dei 150 mila presenti e quello dei 6 milioni davanti alla tv. Una beffa. Uno shock giunto come fulmine a ciel sereno in aggiunta alle altre forti emozioni di un week end di gare indimenticabili. Una iattura per il 9 volte campione del Mondo costretto anzitempo alla resa nella sua corsa più attesa e amata e a rimanere al palo in classifica generale in un campionato assai rovente, adesso in salita per l’asso pesarese.

motogp-mugello-2016-1.jpg

A Valentino Rossi va comunque il massimo tributo quale pilota più amato e carismatico, di straordinario talento e determinazione. Ciò detto doverosamente, senza nulla togliere al capolavoro di Jorge Lorenzo e al suo degno competitor Marc Marquez nonché a quanto dimostrato da altri grandi protagonisti del GP d’Italia, a cominciare da Andrea Iannone sul Ducatone, fa notizia – al pari del risultato o anche di più - il ko di Rossi. La notizia c’è perché ad essere appiedato nel GP d’Italia è stato proprio Valentino e perchè in MotoGP la rottura di un motore in gara è un evento alquanto raro. Perché il motore della Yamaha di Rossi è andato in fumo al primo terzo di gara dopo che già nel warm-up della mattinata era accaduto la stessa cosa al 4 cilindri del compagno di squadra Lorenzo? Sfortuna, banale coincidenza, problema di materiali, di montaggio, di surriscaldamento o cosa altro?

motogp-mugello-2016-2.jpg

Il quattro cilindri di Jorge “fuso” nel warm-up era il terzo motore della covata già utilizzato dal maiorchino nei week end dei GP di Jerez e di Le Mans. Idem per il propulsore di Valentino. Quindi motori testati e affidabili, in grado di girare in pista ancora per molti chilometri, in sicurezza.
Il Team Movistar Yamaha non si è ancora ufficialmente espresso anche se la diagnosi tecnica è urgente: per dare fiducia ai piloti sulla affidabilità dei motori e per fare il punto dei propulsori dato che il regolamento impone il limite stagionale di sette motori per i 18 Gran Premi in calendario. Con sei gare disputate (e 12 davanti), avendo la Yamaha già punzonato tre motori - con il doppio ko del Mugello - nel Team della Casa di Iwata può accendersi la luce gialla.

galbusera-valntino-rossi.jpg

A caldo, Rossi ha dato una sua spiegazione: “Non sappiamo ancora il perché dei due guasti nella stessa giornata sui due motori ma il problema dovrebbe avere una causa comune. I primi dati escludono un problema di surriscaldamento. Forse questi due motori sono nati mali, o per un problema di montaggio oppure per qualche particolare difettoso”. Il capo meccanico di Rossi, Silvano Galbusera, ha parlato di una possibile fornitura difettosa: “I motori erano stati già tutti utilizzati nella gara precedente, per cui era il terzo motore di tutti e due e non avevano dato nessun problema. Non siamo ancora in grado di capire che cosa sia successo. Il motore di Valentino aveva molti meno km di quello di Lorenzo, sostituirlo preventivamente dopo quanto capitato allo spagnolo nel warm-up significava far correre Rossi con un motore mai utilizzato, troppo rischioso. Non abbiamo portato nulla di speciale al Mugello, i motori sono sigillati, chiusi. Niente di diverso è stato usato domenica. E’ solo sfortuna”. Tutto qui?

motogp-mugello-2016-3.jpg

Non è mai facile analizzare e comprendere le problematiche della rottura di un motore sofisticato quale quello della MotoGP, anche quando i tecnici dispongono delle acquisizioni dati e delle componenti danneggiate. A maggior ragione lo è di più per chi, come noi, dispone delle sole immagini televisive. Si possono circoscrivere le possibili cause delle rotture tenendo presente la complessità tecnica degli attuali motori MotoGP. Il circuito del Mugello è uno dei tracciati più severi per l'affidabilità dei motori, particolarmente stressati sul lungo rettilineo, nelle violentissime decelerazioni e nelle successive accelerazioni. C'è da rimarcare che in questa stagione - oltre ai problemi derivati dal nuovo regolamento (centralina unica e gomme Michelin) - c’è una forte competitività della Ducati, con motori molto potenti e veloci, costringendo le Marche avversarie a seguirli su questa strada.

Ci sono molte differenze fra la Desmosedici e le altre moto in campo: in particolare sul motore delle MotoGP di Borgo Panigale si utilizza un sistema di comando delle valvole “desmodromico”, a differenza dei motori delle Case concorrenti dove si usa il sistema delle valvole pneumatiche. Il desmo ha indubbi vantaggi dal punto di vista degli attriti e della precisione di controllo delle valvole, specialmente agli alti regimi, ma è più costoso e più difficile da mettere a punto. Tornando alle “fumate” Yamaha del Mugello, nel GP d’Italia potrebbe esserci stata da parte della Casa dei tre diapason l'esigenza di aumentare il regime di rotazione dei motori, per contrastare le prestazioni delle moto avversarie, in primis Ducati.

motogp-mugello-2016-4.jpg

E’ difficile pensare ad errori di montaggio oppure a rotture di componenti strutturali quali bielle o alberi motore, in quanto vengono calcolati con fattori di sicurezza adeguati. Scartando le ipotesi precedenti, le problematiche potrebbero essere circoscritte al sistema delle valvole pneumatiche e più precisamente a possibili fuorigiri in staccata. Oggi i problemi dei fuorigiri si presentano nelle staccate violente dove i piloti, aiutati dai nuovi cambi seamless, scalano in rapidissima sequenza le marce e contemporaneamente frenano. In questa fase interviene anche la gestione elettronica del freno motore e l'anti saltellamento della frizione.

Se questi interventi non sono perfettamente sincronizzati l'inerzia della moto fa salire oltremodo i giri del motore con picchi fin oltre il regime imposto al limitatore. Questi picchi, difficilmente gestibili dal pilota, possono provocare il contatto violento tra valvole e pistone (normalmente la distanza tra valvole e pistone è nell'ordine di 1.2 mm) e conseguente rottura delle componenti. Tenendo conto che in gara le staccate al limite non sono certo mancate, e che Rossi ha lamentato problemi di frizione costringendolo a qualche " lungo", le nostre ipotesi potrebbero avere qualche fondamento. Alla Yamaha l'arduo compito di risolvere il problema.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • +1
  • Mail
6 commenti Aggiorna
Ordina: