Moto3 da infarto: Binder “doma” gli indiavolati italiani. Grande il rookie Fabio Di Giannantonio. Anche Bagnaia sul podio

Se la gara che apre il GP d’Italia al Mugello è l’antipasto della giornata, il rischio per gli oltre 100 mila sugli spalti e per il milione e passa di spettatori davanti alla tv, è di arrivare stesi all’ammazzacaffè, cioè alla corsa clou della MotoGP.

Se la gara che apre il GP d’Italia al Mugello è l’antipasto della giornata, il rischio per gli oltre 100 mila sugli spalti e per il milione e passa di spettatori davanti alla tv, è di arrivare stesi all’ammazzacaffè, cioè alla corsa clou della MotoGP.

C’è ancora chi chiama “piccole” la 250 GP della Moto3, ma oggi al Mugello si dimostra ancora una volta quanto questa gara è “grande” e quanto “grandi” siano i “giovani leoni” che guidano magistralmente, per lo più alla baionetta, questi gioielli tecnologici, nipotine della MotoGP.

Una corsa indimenticabile, da incorniciare, al limite della corrida che alla fine premia Brad Binder, oggi il pilota più “esperto” della entry class.

Binder è alla sua terza vittoria consecutiva dopo i trionfi di Jerez e Le Mans: non una ipoteca sul titolo ma uno scossone per far capire l’aria che tira, un pilota oggi oltre modo superbo nel contenere la furia dell’armata “tricolore”, sul primo gradino del podio dopo una volata al cardiopalma, con il rookie Fabio Di Giannantonio secondo a 38 millesimi, il romanino “resuscitato” del Team di fausto Gresini, ai primi punti d’oro in campionato, senza aggettivi per quanto è stato strabiliante, con l’altrettanto indiavolatissimo Francesco Bagnaia salvatore della Mahindra, terzo a 69 millesimi davanti al super tosto Antonelli, sempre lucido e presente, quarto a 75 millesimi, capace di regolare Quartararo, Ono, Mir, Bulega, Guevara e Migno, tutti nel fazzoletto di un amen.

Peccato per Romano Fenati, out per problemi tecnici (catena?) dopo una prima parte da grande protagonista, più volte alla testa dell’indiavolato gruppone forte di almeno 15 piloti, uno sull’altro, continuamente a superarsi l’uno con l’altro.

E peccato anche per Lorenzo Dalla Porta, più volte in bagarre con i primissimi, poi alla fine … solo 15esimo, anche se a meno di un tiro di schioppo. Tante le cadute che hanno tolto di mezzo molti altri protagonisti.

Delusione Bulega? In una gara così, tagliare il traguardo ottavo a un secondo e mezzo dal primo, è già una quasi impresa, anche perché – dopo tanti “numeri” per mettersi davanti, qualche sbavatura ci sta, senza la quale il rookie del VR46 Team sarebbe salito degnamente e meritatamente sul podio e senza la quale sarebbe già non un fenomeno di 16 anni in forte e costante crescita ma un campione consacrato.

Mondiale da guerra … mondiale. Ad Maiora!

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