MotoGP Le Mans, Lorenzo pole “ammazza-tutti”. Solo Marquez e Iannone resistono. Rossi da terza fila

Qualifiche MotoGP movimentate, molto movimentate, con i protagonisti al gancio per conquistare le posizioni più avanti possibile perché qui domani – su un tracciato da stop and go e non facile ai sorpassi - la gara si può aprire e chiudere nelle primissime fasi. La lepre che scappa al via può arrivare davanti sul traguardo, solitaria. Se poi piove!

Ricapitoliamo: alla fine della giostra i migliori – ma non tutti – svettano, e meglio di tutti fa il … solito Jorge Lorenzo con un giro sciabolata per gli avversari (1’31.975), una bordata deflagrante che abbatte il muro del 33, poi del 32, per rivestirsi di aureola, diventando il nuovo record della pista, un’altra sberla per Marquez.

Non ce n’è per nessuno quando il maiorchino gira come un compasso, infilandosi fra le spire di un vento fastidioso e di più – insidioso – capace di scaraventarti senza preavviso sull’asfalto, come ben sanno Pedrosa, Iannone e tanti altri piloti, specie in Moto3 (l’ultimo è Nicolò Bulega), caduti fin qui in questo non facile week end sbattuto dalle bordate dell’atlantico.

Così Jorge guarda sornione tutti dall’alto, Marquez compreso, orgoglioso campione di diamantino talento, che non demorde, cerca da funambolico il guizzo finale, costretto però ad accettare la superiorità del campione della Yamaha (missile…teleguidato) con un gap di quasi mezzo secondo (+0.441) che pare un niente ma che qui diventa assai pesante, premonitore di una sconfitta annunciata.

E allora che devono dire gli altri? Soprattutto Rossi, mano di piombo legata al gas che non ne vuole sapere di ruotare, un Rossi che arranca nel salitone dopo il traguardo e che alla fine sprofonda nel gap di 8 decimi e mezzo, un abisso! Terza fila, se pure il primo, con l’imperativo di fare numeri , domani, nella prima variante, senza fare disastri. Altrimenti, buona notte ai suonatori, davanti prendono irrimediabilmente il largo.

Si salva con onore Andrea Iannone, prima fila da medaglia, terzo tempo, con il bombardone rosso che dispiega minaccioso le ali, incollato a Marquez, pur con l’inconveniente della corsa finale a piedi verso il box, dopo la caduta.

Seconda fila, quinto tempo, per Andrea Dovizioso (+0.612) dietro a Espargaro e davanti a Smith e a Rossi. Il forlivese potrebbe essere il jolli della corsa. Un bravo a Petrucci, che chiude la top ten, pur in un altro mondo, con un distacco di oltre un secondo e un decimo. Poi il vuoto.

In questo Le Mans ricucito negli ultimi anni nella logica del ralentì, il motore conta poco, serve coppia in basso, soprattutto un gran telaio, serve una ciclistica agli ordini del pilota, per infilarsi veloci in queste varianti traditrici, serve trazione per fuggir via in uscita di curve senza andar nel rossiccio melmoso sabbione.

Un tracciato a misura di Lorenzo-Giotto e della sua Yamaha-compasso. Marquez ancora in difesa pensando a incassare punti? E Valentino? Con il 9 volte campione del Mondo tutto è sempre possibile. E se piove? Bella domanda. A domani.

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