Superbike: Sykes resterà in Kawasaki o andrà via?

Dubbio amletico, per Tom Sykes: restare in Kawasaki e provare a battere Johnny Rea in sella alla stessa moto, oppure cambiare squadra e tornare ad essere la prima guida?

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Il primo rivale è sempre il compagno di squadra. Lo sanno bene Johnny Rea e Tom Sykes, la cui convivenza, nella squadra ufficiale Kawasaki impegnata nel mondiale Superbike (qui gli orari tv di Imola), non si sta rivelando facile.

Il numero 66, sonoramente bastonato nel 2015, quando il nordirlandese, proveniente dalla Honda, vinse a mani basse il titolo, contava di invertire la tendenza quest'anno, su una ZX-10R, secondo lui, più cucita sul suo stile di guida.

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In questo scorcio di 2016, il pilota di Huddersfield ha in effetti dimostrato di essere più vicino al compagno di squadra, che però continua ad essere in testa al campionato ed a dimostrare di avere nel polso, ma anche e soprattutto nella testa, una migliore gestione di mezzo, oltre che una strategia di gara più redditizia.

In più, in gara, i due non perdono occasione per mettersi le ruote davanti senza farsi troppi complimenti (pur se restando sempre nei canoni della correttezza) e, più di una volta, dopo essere arrivati in pit-lane, visto che spesso sono entrambi sul podio, tra loro sono volate occhiate non troppo amichevoli, poi stemperate dalle dichiarazioni, necessariamente concilianti, probabilmente per volere del team.

Scelta ardua dunque, per Sykes, in scadenza di contratto a fine 2016, al pari di Rea. Continuare a mandare giù bocconi amari, consolandosi con un trattamento economico che si dice (senza conferme) essere migliore di quello del team-mate, o cercare una nuova moto ed un'altra squadra dove tornare ad essere la prima guida così come lo era stato quando il suo compagno era Loris Baz (posto per inciso che anche i rapporti con il francese non fossero idilliaci)?

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La situazione non è facile, per Tom. La Ninja è la moto migliore del lotto ed all'orizzonte non sembrano esserci molte opzioni interessanti. In questo momento l'anti-verdona per eccellenza è la Ducati che, e qui entriamo nella speculazione, di sicuro non si farà scappare Chaz Davies.

E' invece molto più in pericolo il sellino di Davide Giugliano, con il pilota romano che non riesce a trovare il bandolo della matassa della sua Panigale R, cosa che potrebbe convincere la casa di Borgo Panigale a fare a meno di lui. Anche se appare difficile che la rossa possa non avere piloti italiani in squadra, non bisogna dimenticare che, oltre al fatto che questo è già successo in passato, adesso c'è Audi che mette i soldi, ergo comanda ma, soprattutto, vuole vincere.

Un'altra moto le cui quotazioni sono in salita è la Yamaha, che soffre degli stessi problemi di eccessivo consumo dei pneumatici come la ZX-10R che Sykes si trovò nelle mani quando approdò, nell'ormai lontano 2010, alla corte di Akashi.

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Una delle due selle "ufficiali" della casa di Iwata dovrebbe liberarsi a fine anno, con il ventilato (ma non ufficializzato) passaggio di Alex Lowes in MotoGP e sarebbe la seconda ed ultima strada percorribile dal numero 66, stante la competitività della YZF R1M. Questo anche se alcune voci proveniente da radio paddock ed anche in questo caso non confermate, vorrebbero Marco Melandri in sella alla moto dei tre diapason per l'anno prossimo.

Di altro, all'orizzonte, non pare esserci nulla. Honda è al completo, oltre che in attesa della nuova CBR 1000 RR (o, se sarà, della più estrema RVF 1000), così come il team BMW Althea, mentre le altre squadre non garantiscono un sufficiente livello di competitività, alle loro moto, per giustificare l'interesse di un pilota che, oltre al titolo mondiale 2013 ed all'essere in lizza per quello 2016, è tra i più vincenti degli ultimi anni.

In realtà, per Sykes esiste una terza via, quella di rimanere dov'è, la scelta più difficile ma, per certi versi anche la più facile. L'inglese parte da una situazione che, attualmente, lo vede in deficit rispetto a Rea sul piano della resa in gara. Se, a questo, si aggiungesse anche il fatto di ritrovarsi a guidare una moto meno competitiva della Ninja, battere il campione del mondo in carica diverrebbe davvero una impresa titanica. Pensaci bene, Tom!

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