Sbk, dalla Thailandia una sola conferma: le Kawasaki sono (per ora) imbattibili

La vittoria da tuono, quasi … “sporca”, di Tom Sykes in gara due a Buriram non cambia la sostanza di una Sbk dominata (per ora) dalla Kawasaki e da Jonathan Rea.

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La vittoria da tuono, quasi … “sporca”, di Tom Sykes in gara due a Buriram non cambia la sostanza di una Sbk dominata (per ora) dalla Kawasaki e da Jonathan Rea che dopo i primi quattro round vola in classifica generale a quota 95 punti davanti al compagno di Marca a 66 punti, Davies a 55, Guintoli a 40, Giugliano a 35, Torres a 33 ecc.

Intendiamoci, Tom non ha rubato niente a nessuno, dimostrando che quando si scrolla di dosso l’ombra ingombrante e “funesta” del compagno di squadra, torna ad essere il duro come nei suoi momenti migliori portando a casa una vittoria da tanto tempo cercata e da tanto tempo mancata.

Ma cosa sarebbe accaduto se Rea non avesse pensato giudiziosamente al (suo) campionato e soprattutto non avesse pensato che non alleggerire il gas in un paio di occasioni nella bagarre oltre il limite avrebbe probabilmente portato al contatto con volo di entrambi e con la Kawasaki in … “bianco” a dar del “somari!” ai suoi due vessilliferi?

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Fatto sta che Rea, dopo questa gara due comunque gustosa, deve in futuro cambiare tattica, abbandonando il suo modo di correre, a “gatto col topo” e iniziando l’era delle fughe. Possibile? Questa è la Sbk, bellezza! Già. Ma con alcuni spunti che ricordano la (non migliore) MotoGP.

Ciò detto, con il dubbio che in alcuni momenti di gara due Sykes sia rimasto dentro il livello di piena correttezza, resta il dubbio vero con una domanda pesante: ma se Kawasaki dimostra anche dopo Phillip Island e Buriram la stessa perentoria superiorità, che campionato ci aspetta?

La Ducati (di Davies) ha recuperato e bussa forte … dietro alle verdone, ma Chaz e Giugliano sono ancora costretti a fare numeri da circo per agganciarsi al trenino di testa e comunque non pare per niente semplice mettere le ruote della “rossa” davanti a quelle della “verde” (e non solo), neppure per un … metro.

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La Honda romba e una pole, un terzo e un quarto posto di Van Der Mark non sono da sottovalutare. Ma, al di là dei passi avanti (indiscussi) della moto, non c’è dubbio che è il manico del giovane talentuoso olandese a portare così avanti la 4 cilindri della Casa dell’Ala dorata. Aspettando l’acuto di Hayden.

E la Yamaha dei miracoli … mancati? In crescendo, pur se Guintoli e Lowes sono ancora costretti a guardare gli avversari da … dietro. Bene le Bmw dell’Althea Racing con due piloti non da poco come Reierberger e Torres, ma impegnate fin qui in …un’altra corsa, con gap da colmare non si sa come.

Aprilia? Bisogna dimenticare il passato e ragionare sull’attualità con nuovi parametri. La Casa di Noale, con il proprio straordinario palmares, è un valore aggiunto della Sbk che però, così, rischia l’appannamento. C’è oggi la volontà per esprimere tutto il potenziale di una moto ancora competitiva ma così – a sviluppo “zero” - a rischio di discesa … incontrollata?

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Mv Agusta si mette sul petto di Camier la medaglietta a ridosso della top ten (undicesimo posto dietro alla Ducati non ok di Giugliano) e con De Angelis nella top 15, 14esimo. Ma 27 secondi di gap per Camier e 38 secondi per l’italiano sono il sintomo di un male che non si può curare con l’aspirina.

Ascoltando le dichiarazioni post gara dei piloti (tutti) c’è la sensazione di aver visto un’altra gara. Ma questa è un’altra storia. Sbk col fiato .. corto?

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