Giacomo Agostini, 50 anni fa “perde” il suo primo titolo per iella. Poi recupera… Nascita di un mito.

Sono passati oltre 50 anni dal 19 marzo 1965, quando il 23enne Giacomo Agostini debuttò con la MV Agusta 500 4 cilindri a Modena...

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Sono passati oltre 50 anni quando nel “tricolore” del 19 marzo 1965 all’autodromo di Modena Giacomo Agostini, 23enne di Lovere, debuttava con la MV Agusta 500 4 cilindri vincendo una gara senza storia.

Eravamo “quattro gatti” infreddoliti ma l’unico vero brivido fu una caduta … fuori programma di Agostini nel finale che non cambiò il risultato per mancanza di … avversari, con Giuseppe Mandolini sulla vetusta Guzzi 350 mono troppo distante per approfittare della disavventura del nuovo poulain di Cascina Costa.

Dieci giorni dopo, il 29 marzo, sul circuito rivierasco di Riccione la MV Agusta si presentava con entrambi i suoi piloti e uno … “svogliato” Mike Hailwood, allora 25enne pluri iridato e pluri milionario, faceva la conoscenza del nuovo compagno di squadra subendo una sonora sconfitta. Apriti cielo! Dal 1957 – con il compianto Libero Liberati – nessun pilota italiano aveva messo le ruote davanti ai corridori di lingua inglese nella massima cilindrata dominata da Surtees, Hocking, Hailwood.

I media colgono al volo l’occasione per rilanciare il motociclismo italiano appannato presentando Agostini quale nuova stella tricolore del firmamento internazionale: per gli italiani “Mino” diventa il nuovo mito, per gli inglesi “Ago” diventa l’italiano dal bel viso sorridente e dal grande manico. Ma un circuito dove si gira a poco più di 110 kmh di media con curvette da prima non fa testo, serve la controprova in una corsa vera, titolata, su un vero circuito.

Non resta che attendere pochi giorni: nel successivo esordio iridato sul “piccolo” insidioso Nurburgring Agostini alza l’asticella compiendo l’impresa nella classe 350 con un exploit clamoroso sul bagnato (il bergamasco non aveva mai visto il famoso tortuoso circuito tedesco) battendo con la inedita filante 3 cilindri – praticamente un bolide fatto su misura per Ago – sia il compagno di squadra Hailwood sulla superata 4 cilindri, sia il dominatore dei tre mondiali di categoria precedenti Jim Redman, ko con la Honda “quattro” distrutta per un volo nel curvone veloce, dopo aver tentato di braccare invano l’italiano.

Così l’aquilotto bergamasco metteva le ali tirando fuori gli artigli. La 350 vivrà tutta la stagione sul il duello infuocato fra l’italiano e il rodesiano (Ago sarà terzo al debutto nel TT inglese ma rovinerà a terra sia al Sachsenring che a Brno vincendo però a Monza e centrando il primo bis 350 e 500 a Imatra mentre Redman getta via l’occasione d’oro all’Ulster con un brutto volo fratturandosi clavicola ecc) concludendosi proprio nell’ultimo gran premio, nella tana del lupo a Suzuka, corsa dominata da Agostini – superbamente aiutato dal suo compagno di squadra Hailwood – ma invano perché un banale guaio tecnico (la molletta dei contatti del ruttore) appiedava l’italiano e buonanotte ai suonatori: all’inglese andava l’ultima vittoria delle 350 con la Casa varesina e al rodesiano il nuovo titolo iridato.

Il debuttante Agostini non era ancora il pilota più forte in campo ma aveva dimostrato indubbie qualità: si era adattato magistralmente alle caratteristiche della nuova 3 cilindri, aveva soprattutto saputo gestire la situazione in modo intelligente usando una non comune capacità di saper attendere. Ci riferiamo, in particolare, alla 500, dove il più esperto compagno di squadra Hailwood (non uno qualsiasi ma forse il più grande pilota di tutti i tempi!) era ancora l’incontrastato re della massima cilindrata, capace di tirar fuori tutto quel che c’era da tirar fuori dalla 4 cilindri italiana, moto potente ma scorbutica, voluminosa e pesante, indigesta ad Agostini. Quell’anno Mike si superò al TT trionfando sul bagnato dopo una caduta rovinosa e un inseguimento da leggenda!

All’epoca, il principale merito di Agostini – pilota raffinato, di eccelsa classe, di grande capacità tecnica e agonistica, professionista scrupoloso e integerrimo, superbo stilista, comunicatore ante litteram, mai una parola fuori posto su "Mike the bike" - fu quello di dare tempo al tempo, di “accontentarsi”, di “imparare “ dal maestro, seguendolo come un’ombra, gara per gara, per tutta la stagione, ottenendo via via risultati eclatanti e il rispetto della Casa e degli stessi avversari.

Un esempio di classe ma anche di umiltà, per molti giovani piloti di oggi, troppo spesso definiti affrettatamente “fenomeni” senza aver dimostrato in pista alcun che.

L’aiutino, per Agostini, arriva prima della fine della stagione 1965: il “maestro” Mike è sedotto dalla sirena del Sol Levante e abbandona la MV Agusta per la Honda. C’è chi dice per un ingaggio da favola e chi per non convivere più nello stesso box di Agostini, un pulcino diventato oramai galletto capace di graffiare e cantare da solo.

Nel 1966 Hailwood vincerà altri due titoli mondiali e altri due nel 1967 (sempre nelle 250 e 350 con le Honda 6 cilindri perdendo per un soffio quello della 500 con la “impossibile” Honda 4 cilindri) dando l’addio al motociclismo “iridato” a soli 28 anni con 9 corone iridate e Agostini inizierà a incamerare i suoi titoli, uno (e anche due) alla volta, fino al record imbattuto di 15. Il mito. Ma questa è un’altra storia.

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