L’arte di correre: fenomeni e schiappe, dai consigli di Mike Hailwood al “botteghino” di Davide Bulega

L’arte di correre: fenomeni e schiappe. Parliamo dei motivazione, con i consigli di Mike Hailwood ed il “botteghino” di Davide Bulega

Da quando esistono le corse una domanda ha dominato sulle altre: vince il pilota o la moto? Chi vince è davvero il migliore o solo il più ricco o il più fortunato? Chi è il vero “fuoriclasse”? Iniziamo con un esempio al top, forse la sintesi che risponde alle nostre domande: Mike Hailwood, inglese figlio di papà, milionario in sterline, un fuoriclasse innato, dotato di grande passione, di grande talento, di grande tecnica, eclettico capace di portare alla vittoria di gare e titoli qualsiasi moto di qualsiasi cilindrata a 2 o 4 tempi con motori di ogni tipo da uno a sei cilindri su ogni circuito in ogni condizione meteo, 9 titoli mondiali, forse il più grande pilota di tutti i tempi.

Dal grande sfortunatissimo Mike perito 41enne nel 1981 in un incidente stradale automobilistico passiamo d’un balzo all’attualità con... Davide Bulega, ex pilota di livello e papà del 16enne Nicolò Bulega, neo campione del mondiale Junior Moto3, giovane leone d’assalto dello Sky Racing Team VR46 di Valentino Rossi con cui debutterà nel mondiale Moto3 2016. Giorni fa Davide Bulega, con la consueta ironia e il consueto acume, ha postato su Facebook un suo “specchietto” delle categorie dei piloti, così suddivisi:

A: paganti lenti ma ambiziosi
B: paganti lenti ma consapevoli
C: paganti mediocri senza infamia e senza lode
D: moderatamente veloci ma paganti
E: veloci che corrono gratis
F: molto veloci che percepiscono dei premi gara/campionato in denaro
G: talento assoluto che percepisce un ingaggio.
H: talenti incompresi vittime del sistema...

"Ecco, adesso cari piloti andate a vedere le vostre classifiche degli ultimi anni, associatevi da soli alla lettera corrispondente e non rompete i maroni a piangere con i ma e con i se” - ha scritto Bulega.

davide bulega

Concordiamo con Davide: il pilota di grande talento trova sempre la moto vincente. Persino Hailwood e Agostini sono stati “privat” bussando coi soldi in mano per avere il mezzo giusto. Poi la musica è cambiata… Caso mai il problema riguarda l’inizio di carriera, quando non è facile districarsi per chi, pur con certe qualità, non dispone dei mezzi e delle conoscenza necessarie. Il nodo è un altro: i piloti davvero dotati di grande talento sono come mosche bianche e oggi il titolo di “fuoriclasse” è davvero abusato.

Il “manico” si vede sin dall’inizio, il vero “fuoriclasse” è corteggiato da qualsiasi Casa e Team, gli altri – campioni ma non fenomeni - devono... corteggiare, spesso portandosi appresso una valigia piena di soldi, altrimenti non corrono o corrono con moto e/o team inadeguati. Le schiappe devono limitarsi a fare da... spettatori. Oggi, nel motociclismo dello show-business, per un pilota è ancora più difficile che in passato assurgere ai livelli internazionali con i mondiali di fatto a “numero chiuso”. Il pilota deve avere grande talento ma anche disporre di leadership e capacità di relazione, di comunicazione, diventando una star, oltre i confini del motociclismo e dello sport. Vincenti in pista e fuori, Valentino Rossi docet. Ma non è finita e torniamo a Mke Hailwood quando ai piloti novizi su come avviarsi alle corse rispondeva:

“Correre non è un passatempo per tutti, prima di impegnarsi in una attività per la quale ci si potrebbe accorgere, troppo tardi, di non essere affatto tagliati o di non potersi permettere i mezzi per praticarla, inviterei ciascuno ad un esperimento di analisi introspettiva e ad un esame obiettivo sulle condizioni da raggiungere per poter riuscire. Tra i primi fattori da considerare, quello economico è tra i più importanti, in quanto, benchè non sia certo il denaro a fornire i requisiti fisici per correre, ove questi manchino, è da prendere in considerazione l’alternativa se uno abbia o meno la possibilità di diventare un buon corridore”. Poi “Mike the bike” elencava una serie di qualità indispensabili, quali il coraggio fino alla temerarietà, l’abilità tecnica, la capacità di giudizio su se stesso e sugli avversari, la pazienza, l’attenzione sulla realtà concludendo: “In realtà grandi campioni si nasce, non si diventa, e senza un talento innato non è possibile raggiungere la vetta delle proprie aspirazioni. Ma anche un genio deve sforzarsi molto producendo sforzi intensi per sviluppare la sua abilità durante il lungo cammino che dovrà percorrere per raggiungere la fama”

Capito?

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