SBK 2016, Sylvain Barrier: punto alla top 6

Arriva da due stagioni difficili, Sylvain Barrier e per questo il 2016 è un anno carico di aspettative. L'arrivo nel team Pedercini da fiducia al francese che, in una intervista a WorldSBK.com, ha parlato della sua prossima sfida.

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Dopo l'annuncio del suo ritorno nel mondiale SBK, in sella alla Kawasaki ZX-10R del team Pedercini, Sylvain Barrier ha fatto il punto della situazione, partendo dalla sua condizione fisica non ancora al top, per arrivare all'analisi della moto che guiderà nella stagione 2016 in una intervista rilasciata al sito ufficiale del campionato delle derivate di serie.

Le aspettative sono elevate, ma non potrebbe essere altrimenti, per un due volte campione del mondo Superstock 1000 com'è il francese, il quale è però conscio del fatto che, tra recupero da completare, necessità di prendere confidenza con la moto e concorrenza che dovrà contrastare, sarà una stagione tosta e per questo già interessante.

L'obiettivo, che proprio minimo non è, è quello di essere nella top 6. In questo modo si avrebbe accesso più velocemente agli aggiornamenti che Kawasaki ha previsto, per le sue moto, nel corso della stagione Superbike 2016. Questa l'intervista integrale:

Sylvain, dopo questi due anni molto difficili, come ti senti per questo rinnovato inizio nel Campionato del Mondo Superbike?

Una notizia confermata di recente. Io e il mio manager abbiamo lavorato molto duramente per questo progetto e non abbiamo avuto molte scelte, forse due o tre. Conosco Lucio Pedercini da otto anni ormai e abbiamo sempre avuto un buon rapporto anche come rivali per molte stagioni soprattutto quando Staring correva per lui nel 2012.
La moto e il team sono competitivi. Se faremo bene Kawasaki ci offrirà altro supporto supplementare. Questo è importante. Inoltre, durante ogni round, passerò due ore al giorno con Tom Sykes o la chief crew di Jonathan Rea in relazione al mio stile di guida sulla Ninja se più vicino all’uno o all’altro; è un'altra cosa positiva. Ora devo dimostrare nuovamente le mie capacità come ho fatto nel 2012, 2013 e nel 2014 anche dopo il mio incidente.

Com’è la tua condizione fisica in questo momento?
Sto lavorando principalmente sulla spalla, l’articolazione più complessa del corpo umano. Faccio sessioni di fisioterapia a Lione con uno specialista che fa parte della squadra di ginnastica francese, conosce molto bene la materia e il mio problema. La prossima settimana avremo alcuni test in Spagna. Sono già stato in pista con la Michelin a Sepang per testare le gomme MotoGP. Ho lavorato con loro ogni due o tre mesi, quindi sono già a regime di pista. Non ho perso il ritmo dopo il mio intervento. La mia spalla non mi fa poi troppo male. A volte sento un po’ di dolore dopo una lunga giornata in sella ma ho più forza e miei tempi sul giro sono costanti.

Hai provato la nuova Kawasaki?
No, mai. Mi ricordo molto bene di averci gareggiato contro sfidando Jérémy Guarnoni in Superstock 1000 e, nella classe EVO, David Salom. So che l'elettronica è la migliore che io abbia mai avuto. In pista capivo che era una moto in grado di far suo ogni tracciato adattandosi perfettamente. Non sempre la migliore, ma sempre tra le migliori.

Nel 2014 hai subito un grave incidente a Phillip Island poco prima della gara inaugurale. Quale sarà il suo stato d'animo tra pochi mesi quando si tornerà in Australia per iniziare il 2016?
Onestamente non avrò le stesse emozioni del passato. Nel 2014 Toseland e io eravamo sicuri di essere i piloti da battere. Il mio capo meccanico mi disse che dalla prima sessione di prove libere dovevo stare attento al nuovo motore. Leon Haslam mi stava dando una mano mostrandomi le sue traiettorie. Il secondo giorno mi sentivo bene, c’era la bandiera rossa e il mio capo meccanico mi disse di fare un ultimo giro con gomme nuove. Sentivo che stavo perdendo grip a sinistra; in ingresso dell'ultima curva il posteriore non ha tenuto, sono stato lanciato in aria e la caduta è stata violentissima. Il mio bacino si è rotto in tre punti.
La scorsa stagione in BMW eravamo molto entusiasti perché pensavamo di poter star davanti fin dall'inizio. Purtroppo avevamo fatto 300 giri in off-season quando altre squadre come Kawasaki ne avevano fatti più di mille. Ho cercato di tagliare il divario ma sono caduto un paio di volte, ho dovuto rallentare il ritmo per evitarne altre. Dopo questi due anni sono sempre stato un po’ riluttante a guidare a Phillip Island. L'idea mi colpiva ancora e mi metteva a disagio fino a quando Michelin mi ha chiesto di testare la resistenza dei loro pneumatici MotoGP, una gomma sviluppata per questa pista. Da allora vedo questo tracciato in modo diverso. Questa volta andrò a Phillip Island con il mio manager e mia moglie. Mio padre non verrà perché ha paura di rivivere momenti simili al 2014. Sto facendo del mio meglio in modo che tutto proceda senza problemi. Sono sicuro di poter fare bene, soprattutto se avrò lo stesso pacchetto di David Salom nel 2015.

Che sfida prevedi l’anno prossimo con i tuoi rivali?
Inizieremo la stagione con motori non proprio identici a quelli KRT. Ci dovrebbe essere una differenza di 5-7 cavalli tra il mio e i motori di Rea e Sykes. Avremo la stessa elettronica ma le mie mappature saranno sempre due passi indietro alle Kawasaki ufficiali. Dipenderà dai nostri risultati. Entrando nella Top 6 saremo in grado di ottenere aggiornamenti e ulteriori novità dal costruttore. Il telaio e freni saranno gli stessi ma lavoreremo a stretto contatto con Showa sulle sospensioni, abbiamo un accordo con loro e un loro tecnico sarà nel nostro box.

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