“Giovani leoni”, fenomeni veri e... fasulli

Quando si parla di "giovani leoni" troppo spesso si utilizza l'aggettivo di "campioni". Ma non è tutto oro quello che luccica...

Dennis Foggia con Valentino Rossi

Così come usano ripetere a Napoli e dintorni: “ogni scarrafone è bello a mamma sua” anche nel motociclismo spesso il fan club (per amicizia) o il clan degli “interessati” (per business) definiscono “grande pilota” o “fenomeno” il “proprio” pilotino che ha vinto qualche coppetta in mini-moto o poco più su, sul circuito di casa. I “fuoriclasse” esistono in ogni sport e il nostro motociclismo ha potuto orgogliosamente vantarne e può vantarne tutt’ora molti, piloti straordinari che hanno lasciato il segno nel firmamento internazionale scrivendo pagine indelebili.

Ma, è doveroso ribadirlo, ci sono fenomeni e fenomeni, quelli annunciati e mai realizzati – anche fenomeni da baraccone – e quelli veri legittimati dai risultati sul campo – nel nostro caso dopo una durissima selezione in pista – consacrati dopo carriere luminosissime e non al primo exploit, un fuoco di paglia, spesso effimero. I piloti non sono tutti uguali: c’è il fuoriclasse, c’è il campione, c’è il campioncino, c’è la schiappa. Nel motociclismo, così come in ogni sport e anche nella vita, si toccano i più alti livelli disponendo di un mix modulabile di volta in volta: talento naturale, passione, impegno serio e costante, disciplina, un pizzico di fortuna, specie nel nostro sport così complesso, rischioso e costoso.

Poi, ovvio, contano gli avversari che ti trovi sul tuo percorso: con un Eddy Merckx anche a campioni come Gimondi e Adorni restavano per lo più solo gli onori tributati ai … “secondi”. Nel motociclismo, specie in questi anni, a fuoriclasse diamantini si contrappongono “fenomeni” che “fanno i fenomeni” senza i ... fatti. Si può fare (o diventare) il fenomeno senza fare il “fenomeno” e questo dovrebbe essere il compito di chi ambisce a impegnarsi nel vivaio per far crescere i “i giovani leoni”, non solo sul piano agonistico.

Dove vogliamo arrivare? E’ positivo che altri due “ragazzi terribili” siano stati chiamati a far parte della VR46 Academy di Valentino Rossi, cui va il grande merito di costruire con i fatti il motociclismo di domani, da oggi. E’ positivo che a questi due quindicenni si aprano quindi nuove importanti prospettive: Celestino Vietti Ramus, dominatore della Premoto3 250 4T CIV 2015 parteciperà nel 2016 al CIV Moto3 GP con la RMU Racing e Dennis Foggia, due volte a podio all’esordio nel CIV Moto3 2015 e sesto in classifica generale, debutterà nel CEV Junior World Championship 2016, quello vinto quest’anno dal rampantissimo e tostissimo Nicolò Bulega lanciato dallo stesso Team di Valentino.

Abbiamo seguito questi due ragazzi nel 2015: si tratta di giovani forti e veloci, indubbiamente fra i migliori in assoluto dell’ultima covata “tricolore”. Ma ha senso definirli già “talenti”, “grandi”, “fenomeni” sapendo quant’è arduo ripetere “in alto” i successi riportati nelle categorie promozionali? Attenti all’effetto boomerang che ha già tagliato le gambe a tanti altri giovani di buone speranze. C’è per Celestino Vietti Ramus e per Dennis Foggia il rischio di “sovraesposizione” (non solo mediatica) accelerando esageratamente il processo di crescita con l’eventualità di bruciare due carte potenzialmente vincenti.

Il tam tam mediatico – per l’effetto del Team di Valentino Rossi - già spinge in una spirale dove anche a questi due 15enni viene affibbiata l’etichetta del “fenomeno”, una etichetta che può portare i protagonisti illusoriamente ai sette cieli ma che può anche riservare conseguenze spiacevoli. Insomma, è legittimo e giusto valorizzare i propri puledri infondendo loro fiducia, ma serve il senso della misura. Ecco, lungi da noi di voler dare consigli non richiesti a chicchessia, auspichiamo che un Team di grande spessore (tecnico, mediatico, economico) quale il VR46 non si limiti a gridare o a far gridare al “fenomeno” ma che sappia davvero essere fucina di campioni, nei tempi e nei modi dovuti. Anche con il buonsenso e il senso della misura. Che spesso vanno di pari passo con i risultati.

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