CIV, il “mototricolore” corre, ma non abbastanza

Tutte le novità riguardanti il CIV - Campionato Italiano Velocità 2016

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Tutti presi dal motomondiale, specie dalle vicende polemiche della MotoGP, c’è stato (e c’è) poco spazio sui media per analizzare quel che accade nel motociclismo maldestramente indicato come “minore”.

L’errore è quello di pensare che il motomondiale si … “auto produca” e che la MotoGP nasca … “da sola”, mentre senza la realtà di campionati nazionali quali il Civ italiano e il Cev spagnolo (in Usa il discorso è un po’ diverso) verrebbe meno la radice che produce la pianta con i frutti … iridati. Senza un processo evolutivo programmato, senza una fucina capace di formare e sviluppare un vivaio di giovanissimi piloti, il motociclismo non avrebbe futuro: addio motomondiale! Addio MotoGP!

Qui sta il valore e il ruolo insostituibile del Civ (e/o del Cev ecc.), campionato dove, però, non mancano tutt’ora limiti che ne ostacolano il definitivo decollo. L’abbiamo scritto più volte: indietro non si torna e l’epopea dei Campionati Italiani di velocità sui circuiti cittadini con i duelli Agostini-Pasolini arroventati dalla presenza degli assi stranieri (Surtees, Duke, Hocking, Hailwood, Phillis, Redman, Read, Sheene, Ceccotto, Saarinen ecc) non è riproponibile soprattutto perché ai piloti impegnati nel motomondiale non è “consentito” gareggiare altrove.

Anche nel motociclismo la scelta è tra sport puro, sport spettacolo e spettacolo puro: l’interesse (dei piloti, dei costruttori, dei team, del pubblico, dei media e degli sponsor) è per lo “sport-spettacolo”. Allora, perché il CIV tricolore – dove non mancano gli elementi attrattivi sul piano tecnico, agonistico e di show – non “sfonda” fra il grande pubblico?

Negli ultimi anni, specie con l’avvento della Moto3, grazie agli sforzi della FMI, il Civ è cresciuto per qualità tecnica e per capacità di comunicazione. Ma il risultato non è sostanzialmente mutato, restando il campionato, una questione fra … intimi per quel che riguarda il pubblico sui circuiti e per l’interesse dei media. Si dirà che non è così, che la copertura televisiva “tira”, ecc. ecc. facendo finta di non vedere gli spalti e le tribune del Mugello, di Imola, di Misano, Vallelunga desolatamente occupate da “quattro gatti”, di solito i pochi amici dei piloti con il pass. Non è una questione di costo del biglietto d’ingresso (il prezzo di una pizza), non è mancanza di spettacolo in pista (sempre assicurato da corse avvincenti).

La soluzione non si trova facilmente e la bacchetta magica non c’è. Il problema è… “culturale”. C’è bisogno di una nuova semina, l’esigenza di ripartire dal basso, (perché non dalle scuole?), dal pubblico dei ragazzini-giovanissimi, (ri)definendo senza tentennamenti l’identità del CIV: non uno scimmiottamento della MotoGP ma una dura e affascinante palestra, un vivaio per la formazione di alto profilo dei campioni di domani. Il CIV (per la complessità, i costi, i rischi delle corse) non va considerato come passatempo, né – all’opposto – come attestato di “fenomeni” a prescindere dai risultati.

C’è tempo per vagliare la stagione 2016 che si presenta con la (buona) formula invariata dei 10 round divisi in 5 weekend di gara (si parte molto tardi il 28 e 29 maggio a Vallelunga dopo i tre giorni di test del 22,23,24 aprile a Misano) e con interessanti novità: la categoria Sport avrà solo la classe 4T con l’ingresso di Yamaha insieme a Honda, Kawasaki, Ktm; Altra novità riguarda il Campionato Italiano Moto3 Standard, una classe dedicata a moto standard che correrà all’interno della Moto3 e che avrà una classifica separata. Restano invariate le altre categorie del Campionato: SBK, SS, Premoto3 125 2T e 250 4T.

Il futuro – che è già oggi – sta nella Moto3 con la griglia foltissima di piloti-campioni 16enni-18enni e poco più. Chi sa che piloti già sulla bocca di (quasi) tutti quali ad esempio Bastianini, Fenati, Antonelli ecc. già ai vertici del mondiale o Nicolò Bulega (neo iridato del mondiale Junior) e tanti altri sono il frutto del CIV? Chi sa che (solo nel CIV Moto3) sono presenti moto Grand Prix competitive equipaggiate con motori e telai ideati, realizzati e sviluppati da Costruttori italiani quali ad esempio Oral Engineering, Tm, Rmu, Ioda? Altro che gossip!

Il valore su cui lavorare (anche a livello di comunicazione) sta nel potenziale dei giovani piloti, delle strutture dei Team (ben vengano i Team Junior quali quello di Valentino Rossi e di Fausto Gresini, auspicando che seguano l’esempio di Marco Simoncelli che partecipa attivamente anche nel CIV), delle Case italiane con nuovi supporti internazionali, quali ad esempio Husqwarna, Peugeot, Kymco ecc.

In un mercato motociclistico in movimento (EICMA docet), con l’Italia produttrice del 50% dell’intero settore in Europa, con i 14enni non più attratti dal cinquantino e con i 16-18enni vogliosi di nuove moto di media cilindrata, le corse restano un aggancio e un supporto fondamentale sul piano dell’immagine e sul piano commerciale. La Moto3 (bene la Pre Moto3, molto bene la nuova Moto3 Standard nel 2016), anche in questo senso, è un puledro da sviluppare, un … “limone da spremere”, perché i giovanissimi appassionati si identificano con i loro coetanei in pista, su moto da corsa, vere e proprie mini MotoGP. Utopia pensare all’ingresso in Moto3 di Case come Ducati e Aprilia?

Ultima considerazione, per ora: il ruolo della FMI, ruolo fondamentale e protagonista dei passi avanti del CIV e del rilancio del nostro vivaio a livello internazionale. Dopo le ultime non positive esperienze del Team Italia nel mondiale Moto3 perché proseguire, anche se nel 2016 in forma meno diretta? Non è più proficuo concentrare le risorse federali umane ed economiche –- con più “fantasia” - nel CIV (per il segmento velocità), senza dispersioni? Il confronto continua.

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